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Riccardo Giacconi
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RICCARDO GIACCONI. A PARTIRE DAL BANDITO SIMONE PIANETTI...

Riccardo Giacconi, alcune immagini del teatro dei burattini allestito in Viafarini per la messa in scena de Il Vendicatore, Milano, 2011

La residenza di due mesi in Viafarini (VIR) ha permesso a Riccardo Giacconi (San Severino Marche, 1985) di portare a termine un percorso di ricerca e di produzione davvero cospicuo, incentrato sulla figura di un bandito lombardo che visse a cavallo tra Otto e Novecento, Simone Pianetti. Un percorso che ha condotto alla realizzazione di un video della durata di 58’ dedicato alla figura del dibattuto omicida (criminale o eroe?), alla riproposizione di uno spettacolo di burattini (Il vendicatore)che fino alla metà degli anni novanta veniva ancora messo in scena in area bresciana dal burattinaio Giacomo Onofrio e alla stampa su carta pregiata di una serie di “fogli” che rimandano alla tradizione novecentesca delle leggere pagine “volanti” con le quali i cantastorie illustravano e accompagnavano le gesta dei protagonisti delle loro ballate.
Un progetto di spessore, al quale l’artista – che già aveva avuto modo di esplicitare l’orientamento del suo lavoro lungo le direttrici della cultura dell’impegno a partire dalla tesi di laurea su Italo Calvino fino ai contenuti della maggior parte dei suoi video e delle sue performance, prevalentemente storico-politici su base linguistico-letteraria (L’éternité par les astres, video, 2011, Un ligero equipaje para tan largo viaje, performance, 2011, L’altra faccia della spirale, video, 2010, The talking tree, video, 2009, Interview with my father about Alberto Camerini, video, 2009) – ha lavorato insieme all’antropologo/artista Andrea Morbio, con il quale, oltre a condurre le ricerche storiche e iconografiche relative a Pianetti e alla sua intricata vicenda, ha costruito meticolosamente i diversi livelli di un discorso che abbraccia problematiche di ordine storico e storiografico, analisi di natura linguistica, studi sul campo di matrice antropologica, recupero di forme espressive popolari di ambito sia drammaturgico (il teatro dei burattini) che figurativo (certa grafica primonovecentesca incentrata su tradizioni e ritualità popolari), nonché, seppure gli autori non ne facciano alcuna menzione, una conseguente e stringente riflessione sulla condizione attuale.

Riccardo Giacconi, alcune immagini del teatro dei burattini allestito in Viafarini per la messa in scena de Il Vendicatore, Milano, 2011

La storia di Pianetti è probabilmente quella di altri banditi che risposero ad una istanza anarchica, che combatterono contro un conservatorismo autoritario. I suoi sette omicidi (il parroco, il segretario comunale, il medico, ovvero il potentato locale, insieme a quanti altri con essi avevano decretato il suo isolamento e poi la sua rovina), in quella fatidica giornata del 13 luglio 1914, vennero letti subito, da parte di alcune frange locali, come un atto necessario, e forse proprio l’indicazione politico-sociale della quale quel gesto efferato era portatore ha fatto sì che intorno alla sua figura si costruisse un controverso profilo leggendario.
Pianetti, condannato all’ergastolo in contumacia, non fu mai più ritrovato, scomparso tra quelle cime delle Alpi che di lì a poco si sarebbero trasformate in scenario della Prima Guerra Mondiale.

Riccardo Giacconi, alcune immagini del teatro dei burattini allestito in Viafarini per la messa in scena de Il Vendicatore, Milano, 2011

Giacconi e Morbio scavano nelle sabbie mobili di alcune questioni che sono state scottanti in passato e che continuano a rimanere di difficile interpretazione tra le pieghe ondivaghe di una irraggiungibile verità.
Lo scavo nella tradizione orale che questo lavoro chiama in causa si sposa con un’attenzione – da non trascurare – per pratiche e formule visive di un passato lontano ma ancora vivo, capace pur oggi di produrre incanto, e la piattaforma storica che viene così costruita funziona come macchina per il pensiero. Un pensiero da continuare ad esplorare, una macchina da non smettere di alimentare.
Daniela Bigi


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