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TUCCI RUSSO. UNA CORAGGIOSA DIREZIONE

Si va in pellegrinaggio a Torre Pellice, negli spazi della galleria di Tucci Russo? Pellegrinaggio è un termine forte ma può rendere l’afflato quasi religioso con il quale il gallerista ci conduce, a ogni suo discorso sull’arte, in un luogo di devozione, nei confronti di un lavoro e di un’idea.
Qual è l’idea in questa occasione che presenta opere di Francesco Gennari, Giovanni Anselmo e Paolo Mussat Sartor? Possiamo provare a definirla appoggiandoci alla presentazione di Giovanni Anselmo e dire: energia + regole = polarità. "Direzione", precisa Tucci Russo, e aggiunge: "magnetismo". Sono tutti riferimenti che noi ritroviamo nelle varie sale della galleria, per esempio nei disegni di Gennari intitolati Quando io non sono io, nei quali vediamo un percorso del tratto a matita tanto anarchico quanto etero-diretto da una serie di attrazioni (la figura, il paesaggio in particolare montano, l’architettura, la morfologia del corpo umano…); è un procedimento tanto libero, nel senso di svincolato, quanto polarizzato da qualcosa di invisibile (come è invisibile il gin evaporato dal corpo del cappotto di Il corpo torna alla terra…).

Giovanni Anselmo, Mentre l’ago magnetico si orienta e oltremare verso mezzanotte e verso mezzogiorno appare. Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice. Foto Archivio Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea.

Paolo Mussat Sartor, Tra me e il cielo, 2011.  Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice.

Troviamo quei riferimenti, polarità, direzione, magnetismo, anche negli spazi lasciati appositamente, coraggiosamente e densamente vuoti nella galleria; per esempio quello che occupa proprio quasi una metà della sala di Giovanni Anselmo e crea un massiccio contrappunto, polare rispetto alla parte occupata dalle varie opere, tutte contraddistinte da una direzione e da una bussola che ci indica il nord. "Il magnetismo ci dice che siamo attraversati", racconta Tucci Russo. Si riferisce ad Anselmo ma può essere la chiave dei portali fotografati da Mussat Sartor. Le immagini ce li presentano talvolta documentati, talaltra sfuocati, riflessi e trasportati in uno spazio relazionale ulteriore, come dice il titolo dell’opera: Tra me e gli altri.

Francesco Gennari, Il corpo torna alla terra l’anima torna al cielo (con una macchia di amarena nel cuore), 2011. Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice. Foto Archivio Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea.

C’è molto corpo in questa presentazione, corpo umano e corpo materiale (ogni Direzione di Anselmo è di un materiale diverso). È un corpo che fugge dall’autoritratto, fugge dal proprio guscio e si transustanzia altrove: nel pavimento (il cappotto di terracotta bocconi di Gennari), nell’aria (il gin evaporato), nella macchia (il volto di Mussat Sartor), nel blu oltremare di Anselmo. "Chiedo agli artisti di focalizzare alcuni nuclei per trovare insieme una nuova freschezza nel lavoro che hanno fatto da sempre; ecco perché i lavori spesso hanno una doppia data di riferimento: anni sessanta, settanta… oggi".

Vito Calabretta

 

 

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