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LE ARTI VISIVE ALLA TENUTA DELLO SCOMPIGLIO
Intervista a Angel Moya Garcia e Cecilia Bertoni

DT: In tutte le iniziative, due particolari aspetti a mio avviso sono importanti e caratterizzanti: le attività dedicate ai bambini e la cura all’ambiente. Come mai queste peculiarità?
AMG + CB: Il presente prepara il futuro. I bambini di oggi saranno gli adulti di domani e lo Scompiglio vorrebbe contribuire perché abbiano un presente ricco di impulsi e stimoli per fargli scoprire chi diventeranno. Per quanto riguarda l’ambiente, infatti, la cosa insolita è che uno si possa stupire di questa cura quando dovrebbe essere la norma.
DT: La parola chiave è anche Trasversalità, da dove nasce questa esigenza?
AMG + CB: La trasversalità è una caratteristica della mia persona (Cecilia Bertoni, ndr) e quindi del mio lavoro artistico che ho trasmesso a tutto il Progetto dello Scompiglio. Siamo troppo abituati a pensare tramite schemi concettuali o etichette che possano facilitare una comprensione razionale delle cose. La trasversalità deriva dal tentativo di comporre una panoramica delle diverse pratiche contemporanee in un’ottica di continua interazione e responsabilità.
DT: Nelle diverse iniziative relative alle Arti Visive, si nota una indiscussa concentrazione a tutto quello che riguarda l’uomo in quanto essere vivente, è così?
AMG + CB: Nella cultura contemporanea emerge una destabilizzazione della soggettività, in cui l’individuo partecipa nella propria esperienza, ma ne è sovrastato, minacciato e sentenziato da un noi consensuale e interpersonale. In questa cornice, in cui qualsiasi stimolo o elemento individuale rischia di essere nascosto, cancellato o etichettato attraverso le continue proposte di omologazione, l’urgenza di difendere un’identità consapevole diventa ineludibile. Una necessità di assumersi la responsabilità di descrivere nuovi parametri entro cui sentirsi un po’ più individui.
DT: Nel vostro programma, come intendete realizzare il concetto di trasversalità?
AMG + CB: Il concetto di trasversalità è innato al progetto e alla sua programmazione fin dall’apertura nel 2008. In tutti gli eventi, la trasversalità ne diventa caratteristica attraverso l’artista stesso. Ad esempio, nella performance Riflessi in bianco e nero (di Cecila Bertoni), sono entrati in contatto performer teatrali, artisti visivi e lavoratori dello Scompiglio. Da una parte la trasversalità non si ferma nell’ambito culturale, ma entra anche in contatto con l’azienda agricola e con il ristorante, dall’altra sarà potenziata con l’apertura dello SPE (Spazio Performatico ed Espositivo) in cui lo spazio performatico e quello espositivo sono interscambiabili.
DT: Com’è organizzato lo SPE? In esso si prevede la creazione di uno spazio museale oppure saranno allestite solo mostre temporanee?
AMG + CB: Lo SPE è composto da uno spazio performatico flessibile di 120 posti e una parte espositiva di 500 mq fra sala principale e minore più bookshop, sale prove, ecc., e rispecchierà gli intenti del Progetto generale, ovvero una fruizione e un dialogo in costante cambiamento e senza nessun intento di fermare i processi transitori che in esso avranno luogo. Non ci sarà una collezione permanente, bensì interventi visivi o performativi ideati ad hoc in cui saranno gli artisti a lasciare una traccia attraverso il confronto con il luogo e viceversa.
DT: Le acquisizione di opere saranno solo per l’esterno, al fine di creare un parco della scultura?
AMG + CB: Nella maggior parte dei parchi di sculture, la natura diventa mera scenografia delle opere, il paesaggio si piega alle necessità degli interventi e resta un accessorio, oppure le opere hanno la funzionalità di abbellire il parco o il terreno circostante. Nello Scompiglio, l’intento è quello di creare momenti di confronto tra gli artisti e il luogo attraverso premi, residenze, inviti, in cui ogni individuo possa ricevere qualcosa del luogo e viceversa, a prescindere del carattere effimero o permanente di quelle tracce.

Daniela Trincia

 

 

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