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CONTINUA L’IMPEGNO DI ANTONIO PRESTI PER LIBRINO
Intervista a Antonio Presti a cura di Daniela Bigi

DB: Torniamo a parlare di Librino, di quel “Librino è bello” che ha rappresentato nell’ultimo decennio il tuo impegno più cospicuo e la tua preoccupazione costante. L’appuntamento questa volta si concretizza nel Rito della Luce, previsto dal 20 al 22 dicembre. In cosa consiste?
AP: L’idea di questo rito nasce dalla convinzione sempre più radicata in me che la poesia e la cultura siano gli unici strumenti davvero irrinunciabili per la crescita. Mai come in questo momento il mondo ha espresso il bisogno di forze rigeneratrici. La luce, simbolo della conoscenza e del futuro, è così al centro dell’evento che ho pensato per Librino in occasione del solstizio d’inverno, che per altro quest’anno coincide con la profezia dei Maya sulla “fine del mondo”. Il Rito della luce è una risposta spirituale volta a un futuro di condivisione e conoscenza che, partendo proprio dai più giovani abitanti di Librino, può assumere un valore universale. Si tratta di un viaggio di suggestioni e immagini organizzato all’interno dell’Istituto comprensivo Campanella Sturzo, luogo etico innalzato a “tempio della conoscenza”.

DB: Come intendi esattamente questo rito e come hai previsto il coinvolgimento degli studenti di Catania?
AP: Essenzialmente si tratta di una Offerta della parola: durante le notti del 20, 21 e 22 dicembre gli studenti leggeranno i loro versi più belli, quelli che loro stessi hanno composto in dialetto o in lingua italiana, ma al contempo si cimenteranno con quelli dei grandi poeti, locali e nazionali, intermediari di questa Offerta. Abbiamo voluto coinvolgere i giovani in un percorso di crescita etica e civile attraverso il linguaggio della poesia, unica parola pura che nel mondo contemporaneo si è sottratta alla mercificazione e alla speculazione. Solo con la poesia oggi si riescono a contattare particolari stati emozionali. Saranno presenti poeti nazionali e siciliani, con molti dei quali ho già condiviso esperienze particolarmente significative nell’ultimo decennio.

DB: Perché lo pensi come un Rito?
AP: Penso questo rito come ad una sorta di viaggio iniziatico di trasformazione, capace di riportare ognuno al suo centro spirituale. Attraverso la costanza del bianco su bianco i mandala saranno emblema di una forza rinnovatrice. Mi interessa moltissimo che una nuova generazione trovi il suo senso comune nella protezione della conoscenza. Il rito vuole simboleggiare tutto questo in un momento in cui, dopo l’espropriazione dei luoghi della cultura e la loro consegna alla dittatura del consumismo sotto l’egemonia del potere delle multinazionali e della globalizzazione, anche la scuola è stata fatta oggetto di un processo di demolizione culturale, consegnata alla dittatura di una educazione di massa che produce solo mediocrità e segna la propria incapacità a progettare il futuro. Con il Rito della Luce vorrei che si tornasse a concentrarsi sulla sacralità della scuola, sulla sua centralità nella sfera sociale, che si tornasse a pensarla come luogo per lo sviluppo della coscienza critica, difendendola come luogo inviolabile.

DB: In questa occasione verrà presentato anche l’Archivio socio-antropologico della città di Catania...

AP: Sì, nelle aule multimediali dell’Istituto Campanella Sturzo verranno proiettati gli scatti fotografici dell’Archivio socio-antropologico della città di Catania, frutto di un progetto che negli ultimi due anni ha coinvolto trenta giovani fotografi siciliani e alcuni grandi maestri della fotografia internazionale alla creazione di laboratori didattici in 50 scuole della città di Catania. Il tema sul quale hanno lavorato è stato quello della Costituzione italiana. Gli studenti, insieme ai  fotografi e ai docenti, hanno dovuto interpretare e tradurre in immagini un articolo della Costituzione a propria scelta. Nel progetto sono state coinvolte anche le famiglie di 100 bambini di Librino -  che hanno raccontato la storia della loro vita per immagini - e 20 associazioni di volontariato che sono state descritte e raccontate attraverso il linguaggio fotografico dai bambini delle scuole. Il risultato sono oltre trentamila volti di persone del quartiere di Librino e della città di Catania. Le immagini dell’archivio saranno al centro di un progetto multimediale più ampio che interesserà ancora una volta Librino, luogo prescelto per la nascita del “Museo della Luce e della Poesia” open air, che prevede l’installazione di opere fotografiche e gigantografie affinché tutti possano essere partecipi della bellezza, che è conoscenza universale immutabile.



 

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