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SALVATORE ARANCIO. SCIENTIFICAMENTE DISORIENTANDO


Salvatore Arancio riflette da tempo su alcune questioni che mi sembrano ruotare, essenzialmente, attorno a tre cardini: la potenza della natura e l’ingovernabilità dei suoi fenomeni, l’esigenza storica dell’uomo di catalogare questa natura, di ordinarla, razionalizzarla, in qualche modo possederla, l’altrettanto secolare esigenza di unirsi ad essa per vie occulte, pratiche magiche, rituali sciamanici. La relazione sempre diversa tra questi fattori prende forma in fotoincisioni, collage, video, sculture ove allo stupore si alterna lo spaesamento, alla liberazione del potenziale seduttivo delle forme si contrappone il controllo della griglia classificatoria, al tempo naturale del reperto si sostituisce il tempo cosmico, indistinto e inafferrabile. Lo si coglie bene proprio nel video Birds – presentato a Roma per la personale alla Federica Schiavo Gallery – girato in Super8 nel Museo di Zoologia di Bologna. Con la complicità di un sonoro di speciale impatto, preso a prestito dal progetto Expo 70 di Kansas City, il lungo indugiare della macchina da presa sui singoli pezzi della collezione di ornitologia fa sì che si passi dal registro documentaristico a quello visionario, in un crescendo estetico che a tratti tocca il tragico. Arancio ha questa capacità non indifferente di coniugare una ricerca musicale che affonda le radici nella dimensione psichedelica e industriale con un immaginario scientifico che a partire proprio da quelle frequentazioni musicali, ma anche poi cinematografiche, si tinge spesso di noir, conferendo ambiguità e mistero a paesaggi e soggetti apparentemente inequivocabili. E la visione diventa di respiro universale. La sua vena visionaria, l’interesse per la percezione alterata, l’attrazione per la dimensione magica, l’amore per la prassi combinatoria e gli sconfinamenti, ma anche, di contro, la fascinazione per la storia e gli strumenti della scienza, con l’ossessività dei suoi metodi e le derive dei suoi risultati, certa curiosità per le tecniche tradizionali e i loro segreti, l’interesse per un’estetica retrò – gli artisti più sensibili della sua generazione stanno rispondendo così al gusto londinese di fine secolo e inizio millennio – sono i fattori che rendono sempre più convincenti le sue proposte. Così come l’assunzione di un ritmo serrato come regolatore ma anche rivelatore di senso nel rapporto tra estetica museale, habitus materico del manufatto (le ceramiche realizzate al Museo Zauli) e proprietà allucinatoria del reperto, si fa espressione di un’intelligente modalità di formalizzazione di contenuti complessi.
Daniela Bigi


Salvatore Arancio, The Little Man of the Forest with the Big Hat, 2012. Courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma. Foto Giorgio Benni.


Salvatore Arancio, Birds, 2012, video 6’ 31’’. Courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma. Foto Giorgio Benni .



 

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