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LANDINI: MASSIMO GRIMALDI ALLA GALLERIA ZERO…

Maurizio Landini Lights (2013) è l’installazione che dà il titolo alla mostra personale di Massimo Grimaldi alla Galleria ZERO. Si tratta di una fila di emissioni luminose che si rincorrono lungo una struttura di muro che sporge da una parete, passando da un’estremità e l’altra. Può succedere che, osservando queste luci, si abbia l’impressione che la loro oscillazione luminosa o velocità di spostamento assuma un andamento ritmico differente, in relazione ad alcuni brani musicali che si alternano con una certa regolarità. Ma ciò non accade. I suoni che sentiamo provengono in realtà da un'altra opera: March 2013 Playlist, una struttura in metacrilato rosso contenente un iPod nano e degli speaker.


Maurizio Landini, Lights (2013).

Le canzoni selezionate invadono lo spazio e sono delle più svariate, come a testimoniare una colonna sonora vicina all’artista nell’ultimo periodo di lavoro e vita. Ondeggiamo sulla superficie, tra suoni e luci, nel buio della galleria, trovando altri “appigli” luminosi da scrutare, cercando di andare più in profondità. I sei light boxes circolari, posizionati ad altezze differenti, sono costituiti da riproduzione di immagini fotografiche paesaggistiche estrapolate da riviste. Il risultato è un figurativo che tende all’astrazione, accentuata da retrostanti punti luminosi. Come in Bayerischer Wald 1985 (2013), uno dei parchi nazionali più grandi d’Europa, la dimensione d’insieme svanisce, e il particolare di alcuni rami si carica di una valenza quasi decorativa, in una dimensione profondamente intima. Riflettono invece sui “criteri della produzione e la circolazione di immagini” le due slideshow che scorrono sugli ultimi modelli di Ipad. Immagini prelevate da internet accostano fotografie di persone colpite dalle bombe in Syria e foto dell’attrice statunitense Hilary Swank. Un’installazione a “doppio taglio”, che crea combinazioni visive e coppie potenzialmente infinite. Insistono sul dettaglio altri due lavori: Bali (2012), una striscia fotografica che ripropone, ingrandito e sgranato, un paesaggio a grandi campiture di colore marcato dalla presenza di corpi sdraiati e sei stampe digitali su acciaio magnetico che si focalizzano su particolari sinuosi che diventano quasi magmatici.
Forse spingere lo sguardo un po’più in là rispetto alla superficie delle immagini, ci può aprire a una visione che si fa carica di riflessioni che con il tempo matureranno. Ma anche lasciare che un occhio si posi curiosamente sulla superficie visibile di queste immagini è, già di per sé, un atto di predisposizione a una meditazione sul senso stesso di (ri)creare immagini.

Giovanna Manzotti

 

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