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GIANNI CARAVAGGIO. IL PRINCIPIO INAUGURALE DELL’IMMAGINE

di Giovanna Manzotti

Cinque proposizioni per un mondo nuovo è un titolo fortemente evocativo, quasi già una dichiarazione di precisi intenti che vede nell’atto demiurgico il suo punto di iniziazione immaginativa. Alludendo alle Lezioni americane di Italo Calvino e al pensiero filosofico del francese Jean Baudrillard, Gianni Caravaggio restituisce con solidità una riflessione che vede nell’essenza dell’opera e nel suo dono del “lasciarsi iniziare” dall’osservatore un fulcro sul quale si palesano possibili principi di verità e “valori morali”.

GIANNI-CARAVAGGIO-Sotto la superficie

Sotto la superficie, la verità della concretezza (Alpi), 2013; courtesy l’artista e kaufmann repetto, Milano. Foto Roberto Marossi.

GIANNI-CARAVAGGIO-Il mistero nascosto da una nuvola

Il mistero nascosto da una nuvola, 2013; Piegarsi per il proprio peso, 2013. Courtesy l’artista e kaufmann repetto, Milano. Foto Roberto Marossi.

GIANNI-CARAVAGGIO-Sotto la superficie, la verità della concretezza

Sotto la superficie, la verità della concretezza (Trentino), 2013; courtesy l’artista e kaufmann repetto, Milano. Foto Roberto Marossi.

Negli spazi della galleria kaufmann repetto di Milano si impongono con ricercato silenzio opere in marmo, legno di faggio e creta, ma anche piccoli disegni su carta e stampe fotografiche. Il fil rouge sotteso è legato all’esperienza fisica dell’atto iniziale della visione, alla dimensione evocativa e immaginativa dell’immagine, da intendersi quindi in senso performativo. Il gesto dirompente, tanto dello sguardo quanto del pensiero, il tempo dell’apparizione e il divenire, la visione di un qualcosa che si manifesta all’improvviso svelano e riportano verso una superficie sensibile ciò che vive nella “parte abissale della nostra immaginazione”. Questo è ciò che accade in Il mistero nascosto da una nuvola, un blocco di marmo nero del Belgio una cui parte è stata cosparsa di zucchero a velo.
Dal concetto di morale si prefigura poi anche quello di responsabilità. Ecco che in Piegarsi per il proprio peso il corpo slanciato dell’artista, incarnato da un disegno a grafite su carta sostenuta da una base in acciaio inox, grava sul foglio stesso, piegandolo e mettendo in evidenza gli effetti delle “cose”, le loro cause che investono “fisicamente e responsabilmente” il nostro corpo.

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