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SPECIAL PROJECT I/O _ IO È UN ALTRO DI CÉSAR MENEGHETTI

Padiglione della Repubblica del Kenya della 55ª Biennale di Venezia, Isola di San Servolo.

Quando, tempo fa, Simonetta Lux parlò alla presentazione di un libro al Maxxi della sua esperienza con i disabili non capii molto, devo essere sincero. Ho capito però tutto, con stupore, solo dopo aver visitato la mostra di Cesàr Meneghetti da lei curata insieme ad Alessandro Zuccari all’isola di San Servolo di Venezia. Commovente sì, Io è un Altro, in senso etimologico ti “muove con”, insieme a colui che definiamo altro, ma che, in realtà, siamo più che mai noi, con le nostre non abilità, le nostre inibizioni di uomini normali, costrizioni che talvolta fasciano stretta l’attitudine al volo, allo slancio, legandoci, nella spasmodica comunicazione di noi stessi, a una gestualità speculare a un’iperbolica immagine di un sé apparente. Un normalità, dove ogni gesto è emulazione di un modello, ripetizione indicizzante non si può più definire abilità, non crea più spazi per un’esistenza originale. Questo ci rivelano i tre episodi visivi di Cesar Meneghetti a cui Simonetta Lux prende parte attiva spostando la curatela dalla regia alla scena mettendosi “tra” gli attori sulla linea impietosa del grafico della patologia. La disabilità mentale diventa, quindi, il palcoscenico dove si svela la realtà illuminata da una caravaggesca “luce di grazia” una verità bendata di rosso secondo un preciso dettame iconologico.

MAURIZIO-MOCHETTI-Pozza rossa

È una raminga danza nel buio del pre giudizio, quella che si svolge nei video di Meneghetti, a mostrarci come quasi sempre questo sia stato eretto a barriera protettiva dalla nostra elitaria eguaglianza. In nome di questa uguaglianza si invoca spesso, in modo politicamente corretto, la solidarietà verso il diversamente abile mentre, in verità, si sta indicando ancora il matto, mai “quel” matto. Cesàr Meneghetti utilizza singoli schermi per registrare una dimensione manipolata dal gesto che riscatta dall’anonimato la persona rappresentandola nella sua singolare apparenza tramite una valida installazione alla Bill Viola. Ma è con la narrazione della condizione umana che l’altro enuncia e denuncia, dichiara e domanda la certificazione di essere umano in vita. La mostra è frutto di un progetto sviluppato nei Laboratori d’Arte della comunità di Sant’Egidio curato per il Padiglione della Repubblica del Kenya da Simonetta Lux e Alessandro Zuccari nella Sede dell’Isola di San Servolo a Venezia là dove, fino al 1978 c’era l’Ospedale Psichiatrico, il manicomio. Un progetto realizzato grazie all’alacre attività del commissario Antonio Arèvalo che ha tessuto i rapporti con la Biennale e il padiglione africano nonché ideato questa ideale continuità tra memoria del luogo e attualità del messaggio.

Marcello Carriero

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