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THOMAS LANGE. SPAZIO PERCORRIBILE DELLA PITTURA

intervista a cura di Andrea Ruggieri

AR: Al di là dei significati che sottende, il titolo scelto per la mostra pensata per la Fondazione VOLUME! di Roma crea – sin dall’ingresso nello spazio espositivo – un cortocircuito evidente con ciò cui ci si trova davanti, uno spaesamento che diviene ironico se si fa il paio con le aspettative maturate. Al Vuoto promesso fa da contraltare un affastellamento di colori e segni che trasformano lo spazio in una sorta di tela tattile, un ambiente pittorico da agire ed esplorare. Quanto hai puntato su questo spaesamento e sul coinvolgimento emotivo dello spettatore che si introduce nella tua opera?

Michela De Mattei Logica autunnale 2014

Thomas Lange, veduta della mostra Vuoto, Fondazione VOLUME!, Roma, 2014. Courtesy Fondazione VOLUME!, Roma. Foto Federico Ridolfi.

TL: La prima emozione è sempre quella che creo per me stesso. Ma che significa “per me stesso”? Chi sono io? Se il quadro nasce soltanto per me, con l'idea che non sarà mai visto da altri, rimane quadro o autismo? Nel caso di Vuoto da VOLUME! ho desiderato e concepito la partecipazione dello spettatore fin dal primo pensiero.
Il “percorso”, anche ironico e non wagneriano – forse più vicino a Puccini –, offre nella sua “pittura tridimensionale” diverse forme di interpretazione ma anche di esperienze e la prima è senza dubbio quella che, entrando nello spazio della “galleria”, si ha in realtà la possibilità di entrare nello spazio  del quadro, del mio sistema pittorico e di conseguenza nella mia mente, fra i miei pensieri più intimi i quali, per ragioni spesso non del tutto razionali, si trasformano nell’opera attraverso il linguaggio artistico.
Tutto ciò contiene anche una discreta forma di esibizionismo, come la pittura in genere e la vera produzione artistica. Infatti, come dicevo all’inizio, l’arte non è autismo, ma qualcosa da mostrare, da condividere. E uno dei miei desideri, come pittore, è quello di condividere con gli altri i miei pensieri e le mie riflessioni attraverso il mio lavoro che non deve essere necessariamente compreso, ma sentito tanto nella mente quanto nel fisico, “nella pancia”. È così che lo “spaesamento” e il “coinvolgimento emotivo dello spettatore” di cui parli è da sempre una reazione naturale rispetto alle mie opere perché derivano dal processo creativo stesso che, in fondo, tende ogni volta ad espormi in prima persona come uomo, con i miei dubbi e le mie paure.

Michela de Mattei: Natura morta con rosa. 2013

Thomas Lange, veduta della mostra Vuoto, Fondazione VOLUME!, Roma, 2014. Courtesy Fondazione VOLUME!, Roma. Foto Federico Ridolfi.

AR: Se questo Vuoto di cui parliamo genera il caos, il caos della tua installazione sembra essere calcolato nei minimi dettagli, ogni elemento sembra in realtà disposto ad arte, ogni colore “gettato” non certo a caso. Come hai studiato gli equilibri del tuo intervento? Quanto c’è di “selvaggio” e quanto invece di riflessivo?
TL: Magari mi vedo attualmente meno “selvaggio” e più “impressionista” e potrei definire il mio linguaggio come una sorta di “Realismo psicologico”.
Nell'intervento pittorico di VOLUME! si vede anche il risultato di numerose esperienze con le quali ho provato negli ultimi anni a ritirarmi da certi meccanismi del mercato per ritrovare un nuovo momento spontaneo, forse “più giovane” e “coraggioso”, e soprattutto più sincero e maturo. Queste due posizioni vanno da sempre continuamente in conflitto nel mio lavoro e questo è per me molto interessante e anche molto evidente.
Si può evitare il rischio di diventare il virtuoso scenografo di se stesso solo con un metodo anarchico e “caotico”. Nel momento in cui una pittura sembra troppo fatta, troppo calcolata e sembra che voglia rispondere ad un complimento sbagliato dell'eventuale spettatore, arriva il bisogno della “distruzione” per ritrovare la casualità dell'azione creativa e, di conseguenza, della vita stessa che trova in maniera caotica la sua origine nel Vuoto. Per noi il caos è semplicisticamente tutto ciò che non risponde a regole e leggi codificate e precostituite e che, dunque, non riusciamo a definire. Ma sono convinto che nel caos, tanto in natura, in biologia quanto nella mente, esistano leggi che sfuggono alla conoscenza umana e per molti rimangono un mistero. E questo è il mistero della vita e della creazione artistica, quando accumulando e stratificando esperienze, colori, immagini e oggetti, si arriva gradualmente all'opera.
Mentre lavoravo all'opera Vuoto, dopo aver provato e pensato diverse volte a come installare le croci, ho sentito il bisogno di creare un piccolo tsunami per disturbare la sensazione di un falso ordine ed evitare il rischio di ricondurre la mia idea di pittura ambientale ad una mera mostra di oggetti. E nonostante la casualità e l'impulsività del mio intento, sono riuscito a mettere in atto la mia azione “disturbante” con un valido risultato estetico che trova così la sua natura nella condizione del lavoro stesso. Dietro c’è sempre la voglia di farmi accompagnare dallo spettatore in quest'avventura che si chiama vita, paura e speranza e di trasformarla, in ogni occasione, in poesia. La “riflessione” allora è, in questo caso, sempre da combattere perché mette a rischio l’amicizia con lo spettatore.

Michela de Mattei: Resistenza pittorica 2. 2013

Thomas Lange, veduta della mostra Vuoto, Fondazione VOLUME!, Roma, 2014. Courtesy Fondazione VOLUME!, Roma. Foto Federico Ridolfi.

AR: Oltre alle croci di cui parli, colpisce dall’ingresso, posta al culmine della principale fuga prospettica, una grande croce rovesciata che sembra quasi stagliarsi al centro di un’abside, mentre sculture di tema classico si trovano accatastate in un angolo come in un precario inventario. Quanto su tutto ciò ha influito il portato storico-artistico di una città come Roma e il suo inestricabile rapporto con la religione cattolica?
TL: Tutta la mostra da VOLUME! forse ricostruisce in qualche modo una chiesa, magari dopo un bombardamento, ma qui è anche riattivata l’eterna macchina del tempo che trasforma ogni striscia, ogni colore e ogni struttura in memoria.
La memoria è come una madre: da un punto di vista è un'accogliente protezione, dall'altro è anche un peso e un controllo che può paralizzare. Chi non dimentica il passato guarda al futuro, ma si deve percorrere anche il presente che acquista di significato nel momento in cui si scopre l’attualità del passato. Quello che fu il presente dei nostri antenati costituisce per noi il passato e così noi, come loro, dobbiamo ricostruire ogni giorno il nostro presente per non ingannare il valore del passato. La resurrezione avviene ogni mattina, non con il peso di un dogma cattolico, ma con il bisogno di spiritualità dettato da un'irrefrenabile spinta alla vita.

Michela de Mattei: Resistenza pittorica 2. 2013

Thomas Lange, veduta della mostra Vuoto, Fondazione VOLUME!, Roma, 2014. Courtesy Fondazione VOLUME!, Roma. Foto Federico Ridolfi.

Venendo da un mondo protestante sono diventato cattolico. Così non porto sulle spalle i trascorsi di un'infanzia traumatizzata dal bigottismo cattolico e credo di potermi permettere di viaggiare liberamente nel tempo con i miei eroi: da Raffaello a Caravaggio, da De Chirico a Kounellis. Ma il rapporto con la Chiesa rimane per me sempre ambiguo, tra fascino per il passato glorioso e la fede stessa e disgusto per le bugie e i ricatti. D'altra parte la Chiesa è sempre stata la più grande mecenate degli artisti e i più importanti capolavori, soprattutto del passato, sono conservati come tesori sotto la sua custodia.
La mia installazione da VOLUME! contiene simboli e oggetti derivati dall'iconografia cristiana, ma come omaggio al passato, alla storia della “città eterna” e soprattutto a quella del mondo occidentale. Non si può capire né criticare la cultura occidentale, la nostra cultura, passata o presente, senza fare riferimento, approfondire e conoscere le iconografie cristiane e la storia della Chiesa. Esistono dei simboli che ancora oggi hanno un valore e un significato universali! E soprattutto quando sono in Italia, o meglio in una città come Roma, è per me naturale riflettere su queste cose. In fondo l’origine di tutto si trova proprio in questa iconografia, nel male e nel bene, e solo attraverso questo tipo di immagini depositate nella nostra memoria culturale collettiva posso andare in giro a cercare di capire le lingue degli altri.

 

 

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