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ARTS AND RESEARCH: DIBATTITO A CATANIA SUL FUTURO DELL’ALTA FORMAZIONE ARTISTICA E MUSICALE IN ITALIA

di Giovanna Virga

arts and research

 

Promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catania in collaborazione con il MIUR e con il patrocinio del CNR, nei giorni 6, 7 e 8 novembre si è svolto a Catania il convegno internazionale Arts and Research curato da Ambra Stazzone e Gianpiero Vincenzo, che ha visto la partecipazione di esperti nazionali e internazionali nel campo dell’alta formazione artistica e musicale.

Un’occasione importante per tutti gli istituti AFAM italiani, che hanno difatti partecipato numerosi: erano presenti molti direttori delle Accademie italiane di Belle Arti, con Franco Marrocco, Presidente della Conferenza Direttori Accademie, alcuni rappresentanti dei conservatori, tra cui Paolo Troncon, Presidente della Conferenza Direttori Conservatori, il Direttore dell’Accademia Nazionale di Danza Bruno Carioti e alcuni rappresentanti degli ISIA di Firenze, Roma e Urbino. Già dal primo giorno, Franco Marrocco ha messo in luce i dati positivi registrati negli ultimi anni dalle Accademie italiane, come l’aumento del numero degli iscritti (da 13.000 nel 1999 a 26.000 nel 2014) e l’ampliamento degli indirizzi. Ad arricchire ed approfondire questi dati ha contribuito anche il Direttore dell’Accademia Albertina di Torino, Salvo Bitonti, il quale ha sottolineato l’aumento della presenza di studenti stranieri – molti i cinesi – che decidono di studiare nel nostro paese. Un fenomeno significativo che restituisce il senso della vitalità interna alle istituzioni AFAM. Il direttore Generale di CIMEA (Centro Informazioni Mobilità Equivalenze Accademiche), Luca Lantero, ha affrontato invece il problema legato al riconoscimento internazionale dei titoli di studio italiani, offrendo una panoramica dei sistemi internazionali, mentre il Direttore dell’Accademia di Catania, Virgilio Piccari, in linea con tutti gli altri direttori di Accademie e Conservatori, ha sottolineato con il suo intervento la necessità di portare a compimento della legge di riforma 508 del 1999, attuata per metà in quanto tutt’ora mancante dei decreti attuativi. In particolare, ha richiesto di portare a ordinamento il biennio di specializzazione, ancora in fase sperimentale, e di iniziare a procedere con l’istituzione di un terzo ciclo di formazione, attraverso corsi di perfezionamento, master e dottorati di ricerca, tema di grande attualità, al quale la maggior parte dei direttori e dei consigli accademici italiani stanno lavorando ormai da anni.

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Cambiamenti che vengono richiesti non solo in seguito alle recenti dichiarazioni del Ministro all’Istruzione Giannini, ma perché ritenuti necessari per favorire un percorso di ricerca riconosciuto innanzitutto a livello nazionale, spendibile in ambito lavorativo e in linea con le realtà internazionali. Sull’auspicato cambio strutturale si sono svolti diversi dibattiti che hanno messo a confronto più personalità operanti all’interno delle diverse istituzioni AFAM. Tra i primi ad essere intervenuti vi sono stati Daniela Bigi, Giacinto Di Pietrantonio, Gino Gianuizzi e Mauro Palatucci, i quali hanno messo in primo piano l’importanza di relazionarsi con le istituzioni esterne a quelle accademiche, dai musei alle gallerie private agli spazi non-profit: in particolare si fa riferimento agli studenti, principale risorsa per quelle istituzioni che desiderino lavorare con i giovani artisti. A tale proposito, seminari, workshop, laboratori e soprattutto un monitoraggio costante si pongono come strumenti fondamentali per il confronto e per la ricerca, ribadendo la necessità di dar vita a reti progettuali in cui le istituzioni AFAM collaborino con vari attori sia pubblici che privati del sistema dell’arte. Argomento particolarmente dibattuto è stato quello della “ricerca”, che non è facilmente assimilabile a quella tradizionale universitaria, in quanto non stimabile secondo dati numerici, corrispondenti a regole di riproducibilità e verifica come nel sistema scientifico, proprio in virtù delle specificità dell’arte e delle istituzioni che la coltivano. Eppure, nonostante queste profonde differenze, di ricerca per l’arte si può e si deve parlare, in quanto implicita nel processo creativo artistico e quindi già presente all’interno degli spazi accademici.

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Il secondo dibattito ha visto la partecipazione di Luciano Perondi, Direttore ISIA Urbino, Leonella Grasso Caprioli, Presidente RAMI (Ricerca Artistica e Musicale in Italia) ed il Direttore dell’Accademia di Venezia, Carlo Di Raco. Quest’ultimo, oltre a ribadire quanto già espresso dagli altri Direttori, ha sottolineato la centralità del laboratorio come spazio di ricerca e luogo in cui, attraverso la costante comunicazione tra docenti e allievi, si verifica il proprio linguaggio artistico. Il confronto non si limita esclusivamente all’esito finale della ricerca/opera ma interessa tutte le fasi del processo creativo.
Nella seconda giornata ognuno degli ospiti invitati ha avuto la possibilità di confrontarsi con alcuni tra i maggiori esperti internazionali nel campo della ricerca artistica e accademica, come Henk Borgdoff (Royal Conservatory of The Hague - NL), Peter Dejans (Orpheus Institute - BE), Philippe Hardy (Ecole Européenne Supérieure d'Arts de Bretagne – FR), Rolf Hughes (Stockholm University of Fine Arts – SE), Julie Harboe (Zurich University of Fine Arts – CH), Mika Elo (Academy of Fine Arts Helsinki – FI), Elena Cologni (University of Cambridge - UK), Milton de Andrade (Universidade do Estado de Santa Catarina – BR), Kemal İskender (Mimar Sinan Fine Arts University, Istanbul – TR), John Butler (EQ-Arts - NL; Birmingham City University - UK). La presenza di questi ospiti stranieri ha contribuito non solo a consolidare i rapporti delle istituzioni italiane con quelle internazionali, ma anche ad aprire nuove occasioni di scambio e collaborazione.
Una giornata intensa, in cui sono stati presentati diversi modelli didattici ed esempi di ricerca svolti all’interno delle università straniere, mostrando progetti innovativi e interdisciplinari (come quelli presentati da Peter Dejans, Julie Harboe e Milton de Andrade), in certi casi favoriti dalla co-presenza nella medesima struttura delle varie facoltà artistiche, in altri casi grazie alla collaborazione con istituzioni esterne. Voce straniera ma in sintonia con alcuni degli ospiti italiani, il Professore Philippe Hardy, che dopo un’accurata analisi dei sistemi universitari internazionali, ha sottolineato importanti differenze tra quelle nord-europee ed inglesi con quelle mediterranee. In particolare ha ribadito come l'arte, essendo diversa dalla scienza, debba trovare al di là di tutte le battaglie ideologiche e storiche una metodologia propria alla specificità della creazione artistica: per questa ragione bisognerebbe partire dall’opera d’arte stessa, rispetto alla quale la relazione scritta del dottorando dovrebbe assumere una forma altamente flessibile e non predominante, pur essendo al tempo stesso inevitabile, in quanto rivelatrice del processo di ricerca che l’accompagna.
A chiusura del convegno è stato inoltre presentato il portale artandresearch.eu, una piattaforma  online il cui obbiettivo è di condividere tutte le pratiche, esperienze, iniziative e ricerche che verranno svolte all’interno delle istituzioni AFAM e ad arricchire i contenuti del convegno sono stati presentati il documentario dedicato a Pino Pinelli e realizzato da Sky Arte HD e la presentazione della mostra Un titolo senza di Francesco Balsamo, /barbaragurrieri/group e Filippo Leonardi presso la Fondazione Brodbeck.
In un momento di disattenzione da parte delle istituzioni, l’organizzazione del convengo non solo ha sollecitato un intenso confronto con le università straniere, ma ha anche permesso di compiere un primo passo decisivo per avviare il rinnovamento di cui si è parlato prima attraverso la stesura di una proposta concreta e condivisa in maniera unanime dalle istituzioni AFAM da sottoporre al MIUR.

 

 

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