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ARTE
Il Teatro greco di Stefanos Tsivopoulos
di Elisa Del Prete

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Primo artista-tutor del progetto Back to the present, V edizione di Networking, l’artista greco ha tenuto recentemente un workshop nella città di Pontedera, presso l’ex sede del Centro di Sperimentazione Teatrale, con alcuni giovani artisti toscani – Jacopo Miliani, Maria Pecchioli, Andrea Montagnani, IFSR (Mirko Smerdel e Danilo Correale) e Francesca Catastini

 

Come si racconta la storia? Quando l’uomo vuole trasmettere al suo tempo una condizione sociale, informare di un fatto accaduto, ricordare un disegno politico, e quando l’uomo vuole farlo nei confronti di chi verrà dopo, di che tipo di rappresentazione si serve? Che funzione hanno oggi le immagini nel tradurre il racconto storico, che ruolo ha il narratore che lo scrive? Stefanos Tsivopoulos, artista greco classe ’73 emigrato ad Amsterdam, indaga i meccanismi di costruzione della storia, il significato ambiguo del documento, il progresso del mezzo tecnologico ai fini della riproduzione, per elaborare componimenti autonomi sulla società attuale. Servendosi del video, Tsivopoulos mette in scena rappresentazioni dirette in cui realtà e finzione si mescolano attraverso slittamenti e livelli sovrapposti. Alla fascinazione iniziale per il dramma cui si assiste, in cui la cura per l’immagine e il suo montaggio sfiora il maniacale, subentra uno stato di disturbo e interrogazione: i personaggi in scena incarnano degli archetipi ma sono dotati di psicologia e ci parlano di una condizione socio-politica cui loro stessi partecipano, mentre l’immagine in movimento, che fonde in sé realtà, cinema e teatro, parla del mezzo stesso. In un lavoro come Untitled (The Remake) (2007), in cui si presenta l’affermarsi del mezzo televisivo in Grecia sotto la dittatura militare, lo sguardo si perde a gustare gli oggetti, i gesti, la luce, di una scena costruita magistralmente, ma poi si allarga al racconto storico, alle parate militari rappresentate nei filmati, per zoomare, infine, sui narratori, giornalisti di un Tg che si preparano per andare in onda, ma anche interpreti che si truccano per il set. L’artista passa dunque da un livello all’altro come da un linguaggio all’altro, dalla narrazione filmica alla rappresentazione documentaria: “La struttura narrativa – dice – prende in prestito elementi dal cinema ma allo stesso tempo li utilizza con un intento che è più grande della storia stessa. Il mio obiettivo è fare film con vari strati in rapporti multipli, dove varie storie, alcune più ovvie di altre, si aggrovigliano.” Pur usando i codici del linguaggio cinematografico Tsivopoulos non giunge mai ad una soluzione filmica, per fermarsi invece alla dimensione atemporale del mito, in cui presenta gli interrogativi dell’uomo di oggi al pari di quelli di sempre. Untitled (In Plato’s Cave) (2008) ci riporta al mito con cui Platone mette in discussione la natura e la scoperta del reale. Mettendo a confronto un laboratorio di montaggio usato dal Ministero della Propaganda tedesco durante il nazismo con lo studio di produzione di un reporter di oggi, l’artista sposta l’attenzione dalle immagini prodotte negli studi alla videocamera e a chi la usa, ovvero, all’occhio di chi rielabora la storia: “Il progresso tecnologico – spiega l’artista – ha fornito all’immagine un potere, prima inesistente, nel prendere parte alla formazione della nostra percezione e della nostra vita. Così diventa affascinante investigare l’iper-realtà che le immagini creano attraverso i media e l’enorme potere che questi ottengono.” Questo giunge, talvolta, fino a forme di sperimentazione cognitiva, demagogica, psichica. In lavori come The Interview (2007) e Reverse (2008) Tsivopoulos attua una vera e propria analisi sul processo di formazione della memoria personale e di quella collettiva mostrando come le strategie mediatiche possano alterare la psicologia dell’individuo. Attraverso i personaggi messi in scena e il doppio grado di realtà che si svela al suo sguardo, lo spettatore vede con i propri occhi come si sviluppa il processo cognitivo e diviene osservatore consapevole di questo processo e di come esso venga sovvertito. Nel suo ultimo film Lost Monument (2009), è la strategia persuasiva della politica a guidare tale processo. Facendo riferimento ai sovvertimenti avvenuti ad Atene dopo la decisione di erigere in città (nel 1963) la statua del presidente americano Harry S. Truman, che durante la guerra civile greca aveva fatto passare aiuti economici e militari per debellare le forze comuniste nel paese, Tsivopoulos parte dal fatto storico per smascherare il paradosso insito in un mezzo di comunicazione politica come il “monumento”, il suo ruolo pubblico, come il suo supposto valore artistico. Personaggio in decadimento, il “monumento” diventa qui allegoria della Storia stessa, di una Storia di cui si schernisce la finzione, di una Storia che diventa racconto mitologico atemporale di cui non importa il grado di verità, di una Storia che l’artista greco fa rinascere in una nuova Tragedia.

1. Untiteled (The Remaker), 2007, still da video, single video channel, 13'; 2. The Interview, 2007, still da video, single video channel, 13'; 3. e 4. Lost Monument, 2009, still da video, single channel video, HD cam, 16:9 color 27'; 5. Untiteled (In Plato's Cave), 2008, still da video, single channel video, 14'


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