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DESIGN
Protesi non celate
Di Alessandro d’Onofrio

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La differente capacità o abilità dell’uomo a “muoversi nel mondo” è in alcuni casi supportata da un artificio, da un sistema, da un intervento che è in grado di aumentare, modificare, facilitare, le prestazioni del nostro corpo per adeguarlo al contesto in cui ci muoviamo. 

Quando l’oggetto si avvicina così tanto al corpo perde la sua autonomia formale per diventare ideale imitazione del corpo stesso, la forma dell’artificio viene così occultata, nascosta, dissimulata e assume il ruolo di una protesi (elemento da porre avanti etimologicamente parlando) antropomorfa e mimetica in grado di svolgere diversi compiti tra i quali quello di “scudo” a protezione di una perduta capacità funzionale e/o psicologica nei confronti di quello che si reputa, in modo a volte frettoloso, il mondo normale.

Quello che resta immutabile è l’aspettativa dell’utilizzatore, la richiesta è collegata alla necessità di recuperare la propria capacità ad essere autonomo, adeguatamente al contesto, in considerazione anche che il mondo ci accetta quanto più corrispondiamo ad un ideale dei valori funzionali o meno di quel momento.

L’oggetto protesi è in termini formali proiettato fino ad oggi su due registri sostanziali: da un lato, l’imitazione antropomorfa assoluta che tende alla dissimulazione totale dell’artificio, dall’altro la realizzazione di oggetti sempre intimamente connessi all’uomo ma che non potendo essere mimetizzati diventano possibile elemento di valorizzazione estetica e prolungamento specifico della nostra abilità (per esempio i classici occhiali da vista). Resta elemento comune la necessità di pensare all’intervento artificiale della protesi sostitutiva sul proprio corpo come necessario da un lato per il recupero di una “normalità” funzionale, dall’altro come una possibile occasione di aumentare la propria funzionalità rispetto alla media, aumento che può essere anche di miglioramento estetico o di prestazione. Nel mondo farmaceutico è da tempo in voga la terminologia di “protesi farmacologica” per tutti quei farmaci capaci di migliorare e/o recuperare funzioni specifiche, protesi di fatto al limite del materiale e dell’invisibilità.

Il design inteso come progetto dell’artefatto ha finora svolto un ruolo autonomo molto ampio nel contesto della protesi, ma ad una osservazione più attenta a determinati rumori deboli, si può ritenere che esiste una mutazione del design della protesi “mimetica”, avendo forse l’uomo intuito in modo emozionale la possibilità di immaginare una sostanziale capacità integrativa tra uomo ed artificio (ipotesi fantascientifica spesso elaborata da molti film) che non dequalifichi la protesi a “vergogna da dissimulare”, così da permettere un ipotetico scenario di design di innovazione formale di parti antropomorfe non legate esclusivamente alla necessità di imitazione assoluta del corpo stesso.

Le immagini di alcune recenti copertine di riviste (si pensi alla copertina di “Wired” di giugno di quest’anno), le imprese di Oscar Pistorius e le scelte commerciali di Ecko Unlimited mettono in primo piano questo nuovo contenuto che il design può mostrare in alternativa al suo nascondersi.

La forma, svincolandosi dal doversi vestire da pezzi di corpo, diventa elemento integrato ma non nascosto, in grado di esaltare o modificare l’aspettativa estetica di chi la indossa e di chi la vede, assumendo anche un ruolo che rafforza il carattere e la personalità, perché con questa, ed attraverso questa, si rappresenta, come è evidente per lo street artist Jordan Diatlo.

La protesi “mimetica” da vernacolo imitativo di canoni consolidati pone nuove prospettive formali di etico rispetto della differenza che non è più “imbarazzante”, altresì diventa quasi oggetto amplificativo di un carattere prestazionale.

 

 

1. Sèbastian Dubois, body mobility for Each One-prototipo. Foto Diid ed.rddesignpress; 2. Master Ram Chandra Sharma , below knee prothesis. Courtesy Bhagwan Mahavir Viklang Sahayata Samiti. Foto Diid ed.rddesignpress; 3. Hemashield Platinum tm. Boston Scientifc Company inc. 2004. Foto Diid ed.rddesignpress; 4. Jordan Diatlo, street artist, per Ecko Unlimited; 5. Protesi. Foto Odontoclinc, 2004; 6. Steve Hoefer, Electroluminescent wire


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