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ARTE
Claude Lévêque. Vita e morte di una Rivoluzione
Intervista a cura di Massimiliano Scuderi

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Letteratura, musica, cinema, ma anche gli oggetti del quotidiano e il retaggio potente dell’infanzia convivono nell’opera inquieta e ironica dell’artista francese

 

MS: Partiamo dal lavoro Le Grand Soir, con cui hai rappresentato la Francia all’ultima Biennale di Venezia. Ho pensato immediatamente ai tre architetti rivoluzionari del settecento: Ledoux, Boullée, Leque. Poi ho pensato ad un’apocalisse e alla situazione politica in Francia (di cui, tra l’altro, non saprei esprimere un giudizio interessante, in quanto non ne so effettivamente niente di più di quello che si può dedurre dai giornali). Infine ho pensato all’inizio o alla morte di una rivoluzione. Me ne vuoi parlare?

CL: Effettivamente Le Grand Soir è un intervento che pone un quesito sull’architettura poiché essa entra in relazione con tutti gli elementi ornamentali del padiglione francese. È un gesto radicale che si esprime nella trasformazione circostanziata degli spazi. Il titolo che ho scelto gioca sul senso che lo lega alla Rivoluzione Francese, all’atto simbolico del fare tabula rasa, ma affronta anche la condizione di un artista francese che rappresenta un paese nella sua situazione politica attuale. La gestione forzata del percorso dei visitatori all’interno del padiglione, che conduce a vicoli ciechi, rimanda alla disillusione e all’impossibilità di cambiare i valori del mondo.

MS: Quando e come hai iniziato?

CL: Ho cominciato nel 1982 alla Maison des Arts de Créteil, un po’ per caso, mentre esploravo gli ambiti dell’immagine, del cinema e della moda. Ad un certo punto improvvisamente mi sono deciso a realizzare la mia prima installazione, Grand Hôtel, un’installazione fotografica.

MS: Mi è sempre piaciuto il libro di Perec La vie, mode d’emploi, dove l’autore trascrive le storie degli inquilini di un condominio di Parigi. Quanto c’è di quella tradizione culturale nella tua ricerca? Nelle tue mostre sembra di vivere improvvisamente all’interno di situazioni autobiografiche, nate tra le contingenze della vita quotidiana. Che rapporto c’è tra il tuo lavoro e il tuo vissuto? Inoltre, quanto hanno inciso il punk, la musica e il cinema?

CL: I miei riferimenti sono visivi, letterari, poetici, e mi interessa molto anche l’ambito delle scienze umane. Visivamente il Rinascimento e la rappresentazione della vita veneziana in quel periodo, che ho potuto vedere in alcuni musei, ha influenzato il mio progetto. Anche Surveiller et Punir di Michel Foucault e Mille plateaux di Gilles Deleuze e Félix Guattari sono punti di riferimento per me. La musica e l’emergenza del punk 77 per molte discipline hanno significato un’alterazione dei linguaggi e della modalità delle esperienze.

Anche il cinema gioca un ruolo importante. Sulla mia prima opera, Grand Hôtel, ad esempio, ha agito il cinema di Luchino Visconti, in particolare Morte a Venezia e Ludwig. La presenza del suono nell’installazione Le Grand Soir è legata all’arrivo del vaporetto all’inizio di Morte a Venezia. L’apporto di questo elemento sonoro rimanda allo stesso tempo anche alla navigazione sul Canal Grande, in relazione all’inaccessibilità e all’assenza.

(Vedi i riferimenti)

MS: Gireresti un film, o lo hai già fatto?

CL: Mi piacerebbe moltissimo realizzare un film, è un sogno che mi porto dietro da lungo tempo. Ma si tratta di una realizzazione laboriosa che mi sfugge.

 

Interessi:

Dalla mia infanzia: i mulini a vento, il luna park, le roccaforti, i serbatoi d’acqua, i silos, il circo, le commedie musicali, i western, il Gotico, i lampadari, gli elicotteri, i cantieri, le vie navigabili, le chiatte, le chiuse, i pozzi, la mafia, le mucche, l’Alvernia e la Corsica, gli edifici religiosi, i discount, la foresta, la neve, la moto, il fromage blanc (sorta di ricotta, ndr.), il cioccolato...

 

Riferimenti:

Musica

Slayer, Hatebreed, AC/DC, Rolling Stones, Barber, Damned, Ramones, Dead Kennedys, Siouxie and the Banshees, PIL, Père Ubu, Iggy Pop & Stooges, Beastie Boys, Nomeansno, Blondie, David Bowie, Malher, Fauré, Gainsbourg, Ingrid Caven, Bashung, Lizzy Mercier Descloux, Arno, Stinky Toys, Bach, Eminem, Einstuzende Neubauten, Fad Gadget, Stockhausen, Alec Empire, NTM, Wampas, Bérurier Noir, Nirvana, Sepultura, Sonic Youth, Sick of it all, Madball...

 

Film

Tutto Ingmar Bergman

J’embrasse pas, André Téchiné

Le fils du requin, Agnès Merlet

Shining, Stanley Kubrick

Tomato Kecchappu Kôtei, Shuji Terayama

Germania anno zero, Roberto Rossellini

Sweet sixteen, Ken Loach

La gueule ouverte, Maurice Pialat

This is England, Shane Meadows

Ariel, la fille aux allumettes, L’homme sans passé,

Aki Kaurismaki

Edipo Re, Pier Paolo Pasolini

The Godfather, Francis Ford Coppola

Sonatine, Takeshi Kitano

La caduta degli Dei, Luchino Visconti

The Man Who Shot Liberty Valance, John Ford

Les amitiés particulières, Jean Delannoy

Winchester 73, Antony Mann

Ludwig, Luchino Visconti

Faustrecht der Freiheit, Rainer Werner Fassbinder

Edward Scissorhands, Tim Burton

Twin Peaks, David Lynch

Rabbit’s Moon, Eaux d’Artifice, Scorpio Rising,

Kenneth Anger

 

Libri

Surveiller et punir, Michel Foucault

Commentaires sur la société du spectacle,

Guy Debord

Détruire, dit-elle, Marguerite Duras

Dernières lettres, Ulrike Meinhof

Gomorra, Roberto Saviano

Le spectateur émancipé, Jacques Rancière

L’expérience intérieure, Georges Bataille

Notre dame des fleurs, Jean Genet

Ingrid Caven, Jean-Jacques Schuhl

Poesías IV. Suites. Sonetos del amor oscuro,

Federico Garcia Lorca

Illuminations, Arthur Rimbaud

Paysage de fantaisie, Tony Duvert

Le journal du voleur, Jean Genet

La ville dont le prince est un enfant,

Henry de Montherlant

Scritti corsari, Pier Paolo Pasolini

The Philosophy of Andy Warhol (From A to B &

Back Again)

 

1. - 4. Le Grand Soir, 2009, veduta dell'installazione in suit, padiglione Francese, 53 Biennale di Venezia. Il suono di una barca in movimento è diffuso nei tre spazi laterali del padiglione. L'ideazione è in collaborazione con Frédéric Alstadt © ADAGP Claude Lévéque. Courtesy l'artista e Kamel Mennour, Parigi. 1. -3. Foto Léo Carbonnier 4. Foto Marc Domage
5, - 7. Grand hôtel, 1982 © ADAGP Claude Lévéque. Courtesy l'artista e Kamel Mennour, Parigi. Foto Hughes Bigo


MARIA THEREZA ALVES.
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