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ARTE

MERCOLEDÌ DA NABA
(Naba, via Darwin 20, Milano)
a cura di Alessandro Guerriero e Stefania Vaccari con i direttori dei Trienni

fino al 3 giugno

 

Continuano gli appuntamenti della quarta edizione di “Mercoledì da NABA”, serie di incontri a cura di Alessandro Guerriero e Stefania Vaccari con i direttori dei Trienni, concepiti per affrontare con un taglio specifico tematiche di carattere culturale.
“Pensare alla rovescia” – questo è il titolo della rassegna partita il 4 novembre e in programma fino al 3 giugno – invita il pubblico a confrontarsi con mondi e parole differenti rispetto alla consuetudine di meccanismi progettuali che impediscono la riflessione, la libertà di “rifletterci” su una superficie in cui convergere ad un progetto comune, pur tra distanze e divergenze. Dunque, una nuova sensibilità nell’affrontare la produzione e il fare progettuale da cui essa è sorretta, per riportare l’interesse a “l’espressività etica dell’essere umano”, strutturando un senso della comunità e del pensiero condiviso, costruito sulla disponibilità ad aprirsi al molteplice configurarsi delle individualità. I prossimi appuntamenti: Eyal Sivan, 27 gennaio; Conrad Bercah, 3 febbraio; De Kerckhove, Jansa, 3 marzo; Paolo Re, 10 marzo; Ursula Biemann, 17 marzo.
Nell’aprile di quest’anno è stata edita da Electa un’imponente opera che in due tomi ripercorre e illustra la vita e il lavoro dell’artista-designer Piero Fornasetti (Milano 1913-1988). Disegno, grafica, allestimento di interni e decorazione di oggetti, questi sono soltanto alcuni dei campi affrontati da Fornasetti in circa cinquanta anni di carriera, raccontati nel libro attraverso più di 3000 illustrazioni. La storia del suo atelier è stata ricostruita grazie all’aiuto del figlio Barnaba Fornasetti, il quale tutt’oggi porta avanti il lavoro del padre, attraverso la produzione di oggetti di design frutto dell’arte e della filosofia “fornasettiana”. La presentazione del libro è stata accompagnata da una mostra di arredi e grafiche in occasione del Salone del Mobile di Milano 2009.

ARTE

IL GRANDE GIOCO.
FORME D’ARTE IN ITALIA 1947 – 1989

(Rotonda della Besana, via Enrico Besana 15, Milano; Gamec, via San Tommaso 53, Bergamo;
 Museo d’Arte Contemporanea, viale Padania 6, Lissone – Mi )
a cura di Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio

24 febbraio – 9 maggio

 

“Il Grande Gioco. Forme d'arte in Italia 1947-1989” fa il punto sulla ricchezza di ricerche ed esiti conseguiti nel quarantennio corrispondente al periodo ormai universalmente definito della Guerra fredda mediante la sperimentazione di nuovi mezzi e di nuovi territori estetici da parte dell’arte e le relazioni, le confluenze e/o influenze instauratesi in molti casi con architettura, cinema, design, editoria economia/industria, fotografia e fotogiornalismo, società, teatro, televisione”: questo, secondo le parole dei curatori – Luigi Cavadini, Bruno Corà, Giacinto Di Pietrantonio – l’intento della mostra che si articola in tre differenti spazi, seguendo un criterio espositivo di ordine temporale. Il percorso critico inizia al Museo d’arte contemporanea di Lissone (1947-1958), prosegue alla Rotonda di via Besana di Milano (1959-1972) per concludersi alla GAMeC di Bergamo (1973-1989), strutturando un discorso in cui il doppio binario figurazione-astrazione caratterizzante i primi decenni del secondo dopoguerra, viene interpretato nella prospettiva del Grande Gioco, essenziale tessuto di relazioni tra i molteplici ambiti socio-culturali che fanno la storia di un paese. Una lettura sintetica dei tre eventi sarà ospitata dal 3 luglio al 26 settembre al Museo d’Arte di Lugano. Catalogo Silvana Editoriale.

Nell’ immagine: Piero Gatti, Cesare Paolini, Franco Teodoro, SACCO, 1968, Zanotta / Rotonda della Besana

ARTE

SOL LEWITT DA MASSIMO DE CARLO
(Massimo De Carlo, via Giovanni Ventura 5 , Milano)
a cura di Rudolf Stingel

27 gennaio – 28 marzo


La personale/retrospettiva di Sol LeWitt si configura con una specificità che ne determina valore aggiunto nella sua concezione d’insieme. L’intervento è infatti a cura di un artista, l’italiano Rudolf Stingel, chiamato per la prima volta a confrontarsi con la dimensione della curatela, da realizzarsi in questo caso considerando il lavoro di uno dei pilastri del Minimalismo. La scelta di Stingel cade sull’impatto visivo del contrasto tra bianco e nero: cinque wall drawings dalle grandi dimensioni – eseguiti con matite, china e pastelli – si dispongono sulle pareti della galleria, reinventando gli spazi, rigenerando la luce, modificando le prospettive. Stelle, archi, quadrati, linee orizzontali e verticali sono il lessico attraverso il quale gradazioni tra il bianco e il nero costruiscono le superfici. Termine ultimo dell’intervento, un grande dipinto ad olio su tela: Sol LeWitt ritratto da Stingel negli anni del servizio militare, omaggio ancor più dichiarato al lavoro e alla personalità dell’artista americano.

Nell’ immagine: una veduta parziale della mostra di Sol LeWitt / Massimo De Carlo

ARTE

LO STUDIO GUENZANI OSPITA GIUSEPPE GABELLONE
(Studio Guenzani, via Bartolomeo Eustachi 10, Milano)
21 gennaio – 27 febbraio


Nella serie di lavori in mostra, Giuseppe Gabellone si volge alla ricerca di immagini – nella realtà, nel sogno, al confine tra il ricordo e l’immaginazione – per proporle serigrafate su teli mossi dal vento, sorretti da semplici strutture metalliche, unico appiglio alla terra. Così le immagini diventano opera scultorea, mentre la scultura diventa oggetto della macchina fotografica che ci mostra, in otto scatti sviluppati in piccolo formato, le apparizioni di bambini, metalli, pietre dalla parvenza antropomorfa, in un gioco continuo tra bidimensionalità della fotografia e fisicità del supporto delle immagini, catturata dalla fotografia stessa. Ed il colore si fa elemento liberatorio, insieme costrittivo, nel momento in cui afferma la presenza dei teli in bilico tra fissità e movimento, ostruendo la vista del paesaggio retrostante, quasi completamente negato agli occhi dello spettatore: ne risulta uno scenario di visioni dalle note oniriche, a tratti meste, parte dell’ambiguità delle fotografie e della loro complessità linguistica.

Nell’ immagine: un’opera di Giuseppe Gabellone, SENZA TITOLO, 2009 / Studio Guenzani

ARTE

A MARZO TORNA UOVO PERFORMING ART

Dal 17 al 21 marzo torna a Milano “Uovo Performing Art”, festival internazionale che mira a presentare le espressioni più innovative delle performing arts, “privilegiando artisti che promuovono un approccio indisciplinare e indisciplinato alla creazione artistica”. Concentrandosi sui concetti di autenticità e intimità, riflettendo sulla rete di relazioni al centro della quale si trova l’individuo, cercando di sovvertirla e di rimetterla in discussione attraverso la dimensione della finzione, l’ottava edizione di “Uovo” si contraddistingue per una durata concentrata e per la proposta di lavori “fuori formato” che ripensano la relazione tra artista e spettatore e ricercano un coinvolgimento diretto del pubblico. Aprirà il festival “Super Night Shot” della compagnia Gob Squad; a seguire: “Internal” di Ontroerend Goed, “La prima periferia” di pathosformel (Italia), vincitrice del premio Ubu come compagnia rivelazione, “Cinquanta urlanti quaranta ruggenti sessanta stridenti” dei Dewey Dell, “Some performances” di Sara Manente, Ondine Cloez e Michiel Reynaert, “I am 1984” e “Tracks” di Barbara Matjievic e Giuseppe Chico, “Cemetery” (Research Pt.2) di Carlos Casas, “The Festival” di Lone Twin, “Thy kingdome come”, performance per uno spettatore e “uno sconosciuto” di Dries Verhoeven.

Nell’ immagine: Dries Verhoeven, THY KINGDOME COME / Uovo

ARTE

DONNA. AVANGUARDIA FEMMINISTA NEGLI ANNI ’70 DALLA SAMMLUNG VERBUND DI VIENNA
(GNAM Galleria Nazionale di Arte Moderna, viale delle Belle Arti 131, Roma)
a cura di Gabriele Schor e Angelandreina Rorro

19 febbraio – 16 maggio


“Donna. Avanguardia femminista negli anni 70” – già nel titolo un’aperta dichiarazione di intenti – è la mostra che sviluppa un’indagine sugli anni ’70, sulla loro essenza per come è stata costruita e tradotta nei linguaggi – molteplici – della donna-artista, nel suo sperimentare, stravolgere, affermare un movimento dirompente per la storia nel suo senso più ampio. Duecento i lavori scelti tra quelli della collezione Sammlung Verbund di Vienna, diciassette le artiste rappresentate: Helena Almeida, Eleanor Antin, Renate Bertlmann, Valie Export, Birgit Jürgenssen, Ketty La Rocca, Suzanne Lacy / Leslie Labowitz, Suzy Lake, Ana Mendieta, Martha Rosler, Cindy Sherman, Annegret Soltau, Hannah Wilke, Martha Wilson, Francesca Woodman, Nil Yalter. Invito ad approfondire un capitolo nodale nella riformulazione della visione del corpo, dell’identità e del ruolo della donna, l’evento è a cura di Gabriele Schor e Angelandreina Rorro, ed è accompagnato da un catalogo edizioni Electa.

Nell’ immagine: Francesca Woodman, SELF PORTRAIT TALKING TO VINCE, 1975-78 / GNAM

ARTE

MACRORADICI DEL CONTEMPORANEO: A ROMA LA NOSTRA ERA AVANGUARDIA
(MACRO, via Reggio Emilia 54, Roma)
a cura di Luca Massimo Barbero e Francesca Pola

23 gennaio – 5 aprile


Il secondo appuntamento del progetto “MACROradici del contemporaneo”, curato da Luca Massimo Barbero e Francesca Pola, è dedicato alla figura di Graziella Lonardi Buontempo, animatrice della scena culturale romana sin dai primi anni Settanta, organizzatrice di grandi mostre in spazi pubblici e promotrice di un nuovo e diretto rapporto con l’arte. “A Roma la nostra era avanguardia”, realizzata in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte, si concentra su due eventi: “Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70” – del 1970 al Palazzo delle Esposizioni – e “Contemporanea” – la rassegna interdisciplinare che inaugurò nel 1973 il parcheggio di Villa Borghese –, ricostruiti attraverso le foto originali di Ugo Mulas, opere, documenti, lettere e testimonianze. Il museo diviene in tal modo ponte ideale tra un passato recente che denuncia la propria attualità e l’esperienza diretta del contemporaneo.

Nell’ immagine: Ugo Mulas, AMBIENTE DI FABIO MAURI a Vitalità Del Negativo nell’Arte Italiana 1960-70 / MACRO

ARCHITETTURA

LONDON-ROME: WORK IN PROCESS IAN+
(The British School at Rome, via Gramsci 61, Roma)
10 febbraio - 3 marzo


A concludere il ciclo “London-Rome: Work in Process” – serie di interventi volti a realizzare un confronto tra il mondo dei giovani architetti nelle due capitali – sono la conferenza e la mostra dello studio romano IaN+. Nell’intervento “Architettura a Roma - work in process”, a cura di Marina Engel e Gabriele Mastrigli, è allestita un’installazione site specific – significativa espressione della visione progettuale degli architetti – insieme a plastici, immagini, testi e disegni chiamati ad illustrare alcuni dei lavori ancora in fieri a Roma, Napoli e Taiwan. Il filo conduttore tra i differenti progetti è la riflessione che lo Studio ha condotto sulla città di Roma, luogo in cui l’intreccio tra spazio pubblico e privato, tra paesaggio e architettura, costituisce un esempio emblematico di interazione tra contesti concreti e concettuali differenti, fornendo così una chiave di lettura del complesso tessuto urbanistico della metropoli contemporanea.

Nell’ immagine: IAN+ , Milano 020 : CENTRO DIREZIONALE FIERA MILANO, CONCORSO AD INVITI, 2008 / The British School at Rome

ARTE

CHRIS BURDEN. THE HEART: OPEN OR CLOSED
(Gagosian Gallery, via Francesco Crispi 106, Roma)
13 febbraio - 27 marzo


Tre lavori distinti ma strettamente correlati a livello tematico disegnano una personale che inscena tutta la distanza creatasi tra Oriente e Occidente. Due installazioni, traduzione fantasiosa di una tenda nomade la prima, rievocazione di gazebo in ghisa di tradizione anglosassone la seconda, e una videoproiezione restituiscono l’indagine dell’artista americano incentrata sulla valenza estetica e simbolica dell’architettura come veicolo della cultura di un popolo. Se “Nomadic Folly” (2001) e “Dreamer’s Folly” (2010) rappresentano, poi, ambientazioni da mille e una notte, deliziosi luoghi di amenità pensati per soste sofisticate tra stoffe preziose, tappeti, musiche etniche o parentesi occidentali e bucoliche in giardini all'inglese, “The Rant” (2006) fa da contraltare spezzando l'incanto dell'atmosfera e restituendo il volto crudo della riflessione: una metafora esplicita della fobia del diverso spinta sino alla farneticazione dell’odio interrazziale.

Nell’ immagine: Chris Burden, THE RANT, 2006 / Gagosian

ARTE

PIETRO FORTUNA. PER ESEMPIO SCEGLIERE UNA MANIERA FELICE
(Giacomo Guidi Arte Contemporanea, vicolo S.Onofrio 22-23, Roma)
marzo – aprile


"Nelle mie opere ogni cosa si dispone sullo stesso piano e nulla va a sfumare verso il fondo. La figura e lo sfondo non sono attributi di luoghi diversi, ma esprimono nella loro posizione una sincerità che è già la loro irrevocabile radice". A una serie di disegni e scatti fotografici Pietro Fortuna affida la tensione a scardinare una convenzione, a superare un modello di rappresentazione, approcciando una reinterpretazione della figurazione che suggerisce come in tale ricomposizione fondo-figura, in tale spazio comune, alberghi l'opportunità di affrancarsi, afferma l’artista, "dalla fuga illusionistica ed ideologica che ha caratterizzato la modernità – l’astrazione, il minimalismo – sino alle farneticazioni del postmoderno". Per esempio scegliere una maniera felice è dunque il titolo-prescrizione, ambiguo, polivalente, esplicativo del tragitto espositivo nello spazio di Giacomo Guidi, ma anche di un imminente volume Derive e Approdi.

Nell’ immagine: Pietro Fortuna, SENZA TITOLO, 2009 / Giacomo Guidi Arte Contemporanea

ARTE

LORCAN O’NEILL: TRACEY EMIN, MALERBA, PEAKE
(Lorcan O’Neill, via Orti d’Alibert 1/e, Roma)
dicembre – aprile


Per il secondo appuntamento del progetto “Street View”, ospitato nel nuovo spazio in via Orti d’Alibert all’angolo con via della Lungara, Ivan Malerba propone nove dipinti di piccolo formato nati dall’osservazione dei dintorni di Glasgow, dal rapporto dell’artista con il tempo atmosferico, con gli animali, o da “appropriazioni” di fotografie e opere di altri autori. L’opera dell’artista napoletano diviene in tal modo, “uno strumento di assimilazione e proiezione che si contamina con motivi tratti da letture ed esperienze biografiche”. Le sale principali accolgono, invece, dal 19 febbraio “Why Be Afraid”..., una personale di Tracey Emin con la quale l’artista inglese esplora temi a lei cari: l’identità femminile, l’amore, la maternità, la morte, il sesso. In mostra la produzione 2009: un grande dipinto, un neon rosa con la scritta “I Think I Love You”, ricami, disegni, una scultura e una serie di proiezioni video. In marzo, infine, è prevista per il progetto Street View una personale di Eddie Peake.

Nell’ immagine: Tracey Emin, ITS ALL FUCKED, 2010 / Lorcan O’Neill

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