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ARTE
PENSIERI IN CHIAROSCURO XVII. ALIGHIERO & BOETTI: NATI SOTTO MERCURIO
di Alberto Boatto

Questo è l’intervento che ho letto in occasione della presentazione del Catalogo generale Alighiero Boetti. Tomo primo. Opere 1961-1971(Electa) tenuta al MAXXI di Roma.

 

Siamo al primo volume del catalogo generale dell’opera di Alighiero Boetti. Seguiranno altri tre volumi. Si procede positivamente verso i giorni venturi, il futuro, la successione di domani, domani, domani, “tomorrow”, “tomorrow”, “tomorrow”. Non possiamo, non posso anch’io che plaudire. E tuttavia, profittando anche dello sdoppiamento operato nelle generalità dell’artista ormai da tutti condiviso, ho l’impressione più che dolorosa che Boetti si stia sempre più allontanando da Alighiero.

Boetti, che s’identifica ormai esclusivamente con l’opera, va avanti vittoriosamente nel tempo, è una figura mobile, mentre Alighiero è rimasto fermo ad un giorno della primavera del 1994, il 24 aprile con esattezza; sedici anni fa, già più di tre lustri 1.

In un libro che ho scritto su Alighiero Boetti nel 1984, lo definivo uno spirito mercuriale (per altro il termine lo avevo rubato a Annemarie Sauzeau). Ora Mercurio, che portava due ali sul copricapo e due ali ai calzari, è un dio ricco anche di troppe qualità, tanto che possiamo dividerle in due parti e assegnare ognuna al suo discepolo altrettanto dotato. Una parte appropriata per Boetti e una parte appropriata per Alighiero.

La parte di Mercurio che, come messaggero degli dei, è il dio dell’eloquenza e l’inventore dell’alfabeto, dei numeri e delle misure di lunghezza, spetta a Boetti. Chi più di Boetti ha manipolato, alterato, inventato con intelligenza e con leggerezza da giocoliere l’alfabeto dalla a alla z, assieme ai numeri non so bene fino a quale cifra? Se Mercurio è il facitore dell’arte del dire, chi più di Boetti è stato consapevole della nostra condizione d’individui intrappolati dentro le sbarre del linguaggio ripetitivo dei talkshow televisivi, e ha fatto di tutto per evaderne, liberarsene, escogitando linguaggi del tutto inediti? A Mercurio è sacro il numero 4, e pure il suo intraprendente seguace si è servito di questo numero. Il quadrato rientra nel mondo del 4. E quanti quadrati ha usato Boetti per disciplinare il caos dell’universo. Anche davanti al mio tavolo di lavoro pende sempre il quadrato che riesce a sedare i contrasti e a mettere d’accordo addirittura l’ordine col disordine. E se Mercurio è l’inventore delle misure di lunghezza, Boetti si è perduto, con la collaborazione di Annemarie, a rintracciare l’estensione esatta dei fiumi di tutto il globo, così capricciosi nell’aprire nuovi corsi dalle sorgenti alle foci lontane. Fino a qui la parte spettante a Boetti.

Ma appartengono sicuramente ad Alighiero le doti mercuriali dell’astuzia e della frode, la qualità del nomade e del protettore dei giochi d’azzardo. Era veramente un torinese questo Alighiero che si era trasferito a Roma ed era veramente un residente capitolino questo nomade che ha inviato lettere e cartoline con bellissimi francobolli da tutte le latitudini del pianeta? Questo errante ha reso familiare a tutti noi la città di Kabul e le sue amabili ricamatrici, come ci sono familiari i sempre più sparuti artigiani che abitano sotto casa. Infine Alighiero non ha forse condotto sempre con eleganza la sua vita sul filo dell’azzardo e adesso noi che abbiamo imparato ad amare l’azzardo non abbiamo perduto, non già un affiliato, ma un ironico maestro?

Sì, lo so, da parte mia sono andato avanti abusando della forma dell’interrogativo. Non certo per nascondere Alighiero o per nascondere Boetti, ma per difendermi. Poiché ho sempre saputo che uno dei maggiori compiti affidati a Mercurio è quello di psicopompo, di guida delle anime nell’oltremondo. Allora Alighiero è anche questa guida e ognuno di noi può eleggerlo a suo pilota personale, se lo vuole. Per buona sorte è un compito che condivide con un personaggio che mai ci attenderemmo di trovare al suo fianco. Questo personaggio è Arlecchino, proprio la maschera con l’abito caratteristico a losanghe di molti colori. Anche nei canovacci della commedia dell’arte, Arlecchino incontra e si scontra con la figura della morte: ricordiamocelo, è ciò che è rimasto della sua incombenza originaria. Anche lui si serve dei colori, sia per ingannare i signori dell’Averno, sia per rallegrare la schiera delle anime che trascina dietro di sé. Mi sembra che con grande cura, nella serie dei quadri che ha intitolato Tutto, Alighiero si sia mimetizzato di colori fino a nascondersi dentro, e poi abbia passato le opere a Boetti.

 

Note

1. Nei famosi spalti di una muraglia rimarrà per sempre vuoto lo spazio del quattordicesimo ed ultimo merlo, che recherebbe segnato un anno del tutto eccedente il fatale 1994



RICOSTRUIRE MOSTRE.
    L'EXHIBITION MAKING COME SCRITTURA
    DELLA STORIA IN TEMPO REALE








CLAUDE PARENT.
    STRATEGIA OBLIQUA


HAEGUE YANG.
    COMPOSIZIONI VULNERABILI