Nel suo libro La scienza della vita. Le connessioni nascoste fra la natura e gli esseri viventi il fisico Fritjof Capra tratta alcuni aspetti filosofici del pensiero scientifico relativi alla creatività evolutiva e ad una visione più unitaria della scienza, dalla quale emerge una nuova concezione della natura, di mente e coscienza.
In particolare, scrive a proposito della cognizione: “L’intuizione centrale della Teoria di Santiago consiste nell’identificazione della cognizione (il processo della conoscenza) con il processo della vita. La cognizione, stando a quanto dicono Maturana e Varela, è l’attività dispiegata nei processi di autogenerazione e autoconservazione delle reti viventi. In altre parole, la cognizione coincide con il processo stesso della vita. L’attività organizzativa dei sistemi viventi, a qualunque livello di vita, è pertanto un’attività mentale. Le interazioni di tutti gli organismi – piante, animali o uomini – con il loro ambiente sono interazioni cognitive. La vita e la cognizione sono quindi inscindibilmente connesse: la mente o, per essere più precisi, l’attività mentale è immanente alla materia, a tutti i livelli della vita” 1.
Mente e materia si presuppongono a vicenda nella scienza come nell’arte, superando quel dualismo di matrice cartesiana che vedeva la mente come una “cosa” e non come un processo, e che per secoli ha dominato la nostra cultura. L’idea che l’attività mentale sia materia, energia, vettore è tanto più attuale oggi in campo scientifico quanto lo è da secoli nell’arte e nella filosofia. La cognizione è immanente all’immaginazione dell’arte, che genera la materia (l’opera) tramite un processo di conoscenza dell’artista sul mondo e sul proprio tempo.
Il substrato di questo “inconscio cognitivo”, all’origine del pensiero cosciente, attrae una nuova generazione di artisti che guarda ai processi vitali e alle reti di connessioni scienza/coscienza esplorando i fenomeni della fisica, delle neuroscienze, della tecnologia in rapporto alla natura. Dai loro lavori emerge non solo l’incanto di un mistero – il segreto di fenomeni che producono in noi sensazioni non sempre dicibili – ma anche lo sguardo lungo dell’arte che sa vedere l’intima oscurità del proprio tempo e che è “(...) in grado di scrivere intingendo la penna nella tenebra del presente” 2. La loro riflessione tratta la dimensione cognitiva di fenomeni scientifici e naturali che non vogliono essere spiegati, ma presentati nel loro manifestarsi alla coscienza suggerendo quella “teoria della complessità” che sta rivoluzionando le nostre concezioni di processo, struttura, come pure i nostri modelli linguistici.
Il linguaggio e i territori della percezione sono al centro della ricerca di Meris Angioletti sui processi cognitivi tra scienza e arte. Nell’installazione video Aussicht (2007) l’artista indaga le origini del pensiero e la formazione delle immagini come fenomeno fisico, creando un cortocircuito tra il racconto del fisico cibernetico Valentino Braitenberg, che spiega poeticamente tali fenomeni, e la veduta in loop di un angolo della città di Tubinga sul fiume Neckar, la stessa porzione di mondo osservata dal poeta romantico Friedrich Hölderlin dalla torre dove visse in totale isolamento e follia negli ultimi 35 anni di vita. I meccanismi della memoria in relazione al linguaggio sono ulteriormente esplorati anche in un altro lavoro installativo dal titoloπ (2009): qui l’artista associa la voce del mnemonista Gianni Golfera, che recita le prime duecento cifre del pi-greco dopo solo una prima lettura (il lavoro sonoro 28 marzo 2009, Hotel Hilton, Milano),ad un video in bianco e nero dove un gruppo di mimi dal volto mascherato esegue una serie di movimenti derivati dal metodo di Golfera per memorizzare i numeri, creando delle immagini mentali in cui i numeri sono trasformati in lettere e successivamente in azioni.
Dal pensiero logico-matematico si passa alla scienza dei campi elettromagnetici e delle forze elettrostatiche evocati nel lavoro di Micol Assaël, che da anni reinventa poeticamente l’immaginario tecnologico-scientifico e il nostro rapporto con fenomeni spesso invisibili all’occhio ma percepibili dal corpo umano. Nella sua recente personale Fomuska al Museion di Bolzano, l’artista presenta una grande macchina a forma piramidale dall’aspetto seducente e minaccioso al contempo, che rilascia del vapore nell’ambiente producendo piccole scariche elettriche percepibili solo al contatto. Accanto ai suoi “generatori” di forze che modificano la percezione dei corpi nello spazio e la loro memoria percettiva, Assaël realizza disegni, carte dipinte e installazioni di una delicatezza effimera, straordinaria nella loro leggerezza e poeticità: alcuni disegni a matita bianca su carta bianca (Inner disorder) evocano i fenomeni luminosi dell’Islanda, mentre nella serie Free Fall in the Vortex of Time piccoli disegni biomorfi sono ritratti in nero sulle pagine di un libro scientifico in russo.
La fisica dei quanti e le forze gravitazionali in relazione allo spazio sono tra i temi d’interesse di Luca Pozzi, che traduce le ultime frontiere del pensiero scientifico in oggetti misteriosi, frutto di alchimie nuove tra la materia dell’arte e quella della scienza. Il suo lavoro spazia dalle installazioni di oggetti sospesi nel vuoto alle pitture luminescenti realizzate con la luce di Wood e poi stampate su plexiglas (Dragon’s eyes, 2010), che nella loro spettrale bellezza immateriale ricordano il divenire perpetuo di lontane cosmogonie. Nel suo ultimo progetto dal titolo A.E.W.O.M. [Le strabisme du Dragon], l’artista fa riferimento alla figura mitologica del Drago (simbolo dell’unione degli elementi) per creare un “diagramma” visivo d’interazioni gravitazionali e mentali tra saperi diversi (arte, fisica teorica, teologia, arti marziali), un campo potenziale di forze da esperire cognitivamente – come nell’opera Background inside platform through IKB influence (2010), dove una spugna blu (omaggio alla mistica degli elementi di Yves Klein) ruota sospesa sopra una “fonte” d’acqua d’ispirazione medicea.
Offrire allo spettatore modalità inusuali di percezione dell’ambiente e dei suoi fenomeni creando delle connessioni tra sistemi differenti – come restituire il suono degli organismi naturali o i rumori nascosti dentro l’architettura – è tra le pratiche adottate da Alberto Tadiello al fine di rendere manifesta la complessità del reale e aprire la cognizione umana a nuovi livelli d’informazione. L’artista ha tradotto in partiture sonore le variazioni del flusso linfatico all’interno degli alberi (USB, 2007) e gli andamenti delle maree nella laguna veneziana; ha realizzato dispositivi d’entropia sonora con circuiti elettronici di carillon accelerati, atti a produrre una massa sonora che si esaurisce nel tempo a causa del loro consumo (EPROM, 2008); ha ideato un marchingegno ingegneristico che traduce in disegni frattali il moto di un trapano dotato di compasso e biro (Untitled, 2008), fino a restituire sotto forma di frequenze audio le forze e i campi d’energia presenti nei circuiti elettronici di uno spazio (Shift, 2009) che rendono udibile il “respiro” dell’edificio e il fluire dell’energia nei cavi interni dei muri, creando così un’architettura vibrante e percepibile in altre dimensioni.
Una riflessione sullo sviluppo degli organismi e sul contributo della tecnologia è condotta in maniera corale da Nicola Toffolini e dai suoi “innesti” tra natura e artificio, che fungono da processori della realtà. La natura costituisce infatti il territorio privilegiato di verifica dell’artista sui sistemi e sulle strutture, con processi ideati e indotti tout court, che arricchiscono la nostra visuale riguardo ai possibili scenari futuri del mondo. Le risorse naturali e il loro utilizzo sono il fulcro di installazioni ambientali di grande impatto che vedono la natura diventare artefice del suo stesso processo di tecnomorfismo. Nel lavoro Volumi mutevoli a regime di crescita disturbato (2009) Toffolini crea una coppia di celle di coltura sostenibile che si autoalimenta energicamente agendo sulla morfogenesi delle piante; uno stesso tipo di processo indotto anche nella grande installazione site specific Oltre la siepe (2008) dove l’artista costruisce una sorta di avveniristico hortus conclusus, una serra-giardino ambientato nel salone di un’antica rocca, che lascia ampio spazio alla dimensione contemplativa del rapporto tra arte, scienza e vita.
Note
1. Fritjof Capra, La scienza della vita. Le connessioni nascoste fra la natura e gli esseri viventi, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2002, p. 69-70
2. Giorgio Agamben, Nudità, Nottetempo, Roma 2009, p. 23