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ARTE

Carone e Roberts: due personali per Ex3

 

La Zattera della Medusa privata del suo soggetto, evocata solo dalle dimensioni e dalla malinconia del pittore di fronte alla tela vuota: è questo l’Horror Vacui di Francesco Carone, la cui installazione è esposta nella sala centrale della galleria Ex3 di Firenze in una mostra curata da Lorenzo Giusti e Arabella Natalini. L’artista, raccontando il proprio naufragio, invita gli spettatori a salire sulle impalcature per vedere da vicino la paura e l’emozione del vuoto, dell’opera in potenza. Le altre sale sono dedicate alle fotografie di Simon Roberts nella mostra Motherland/Homeland, curata da Daria Filardo: scandagliando il rapporto tra individui e territorio d’appartenza, l’artista ripercorre, attraverso due serie fotografiche, le vaste regioni della Russia post-sovietica e i luoghi del tempo libero più frequentati dagli inglesi.




 

ARTE

Le Vele di Zielony alla Galleria Lia Rumma

 

Una serie di 16 fotografie e un’animazione fotografica in stop motion di 7000 immagini è il risultato di un lungo percorso esplorativo che Tobias Zielony ha condotto attraverso i luoghi d’aggregazione giovanile della città partenopea, approdando infine al difficile quartiere di Scampia. Vele – progetto esposto alla Galleria Lia Rumma di Napoli – è al contempo un’indagine situazionale, sociologica, urbanistica: a partire dall’aspetto monumentale dei grandi fabbricati in rovina, palazzi che testimoniano il fallimento di qualsiasi politica di riqualificazione urbana e che si stagliano come mostri illuminati nella notte, il vuoto culturale di Scampia è colmato dai vividi ritratti “sanderiani” di quei giovani che la abitano, alla ricerca di un’autentica identità personale e sociale.






ARTE

La stagione autunnale del MACRO


Dopo il successo di pubblico dei mesi estivi, le esposizioni di Sergio Ragalzi – coi suoi giganteschi embrioni in pvc – e degli inediti disegni in bianco e nero di Mario Ballocco precedono il ciclo di appuntamenti autunnali del MACRO, che il 26 ottobre inaugura una nuova serie di eventi. Mentre Origine, Forma, Natura continua la presentazione delle opere della collezione più significative, il direttore Luca Massimo Barbero si riserva la cura di due esposizioni insieme a Francesca Pola: oltre a Laboratorio Schifano, una mostra di inediti lavori dell’artista, anche L’Attico di Sargentini, la storica galleria che – come testimoniano le foto di Claudio Abate – ha interpretato le tensioni innovative dell’arte capitolina degli anni ’60, è oggetto di una ricca esposizione documentaria. Sempre Barbero col supporto di Anna Moszynska cura Drawing Space, in cui i disegni e le sculture di Anthony Gromley raccontano l’evoluzione di un’indagine compiuta sempre in bilico tra controllo formale e libertà stilistica. E’ invece arrivata al terzo incontro la rassegna Roommates / Coinquilini, che stabilisce una “convivenza” sia reale che ideale tra l’installazione Kipplelake di Carola Bonfili e il video The man of the season (in loving memory of loving memories) di Luana Perilli. E mentre Jamie Shovlin recupera il ricordo del cinema d’exploitation degli anni ’70 con la creazione di cimeli ereditati da un passato fittizio, Nico Vascellari invade le pareti degli atri con le immagini patinate di Blonde e Nicola Carrino ricostruisce lo spazio della hall popolandola di parallelepipedi. Tocca invece a Nunzio – con l’ausilio critico di Roberto Lambarelli e Cristiana Perrella – rappresentare gli anni ’80 nel progetto curato da Ludovico Pratesi per raccontare la storia di un decennio d’arte, mentre vividi ritratti d’artisti emergono nella mostra di documentari per la RAI realizzati negli anni ’70 da Franco Simongini.





ARTE

Tre nuove personali per

Critica in Arte al MAR

È alla sua quarta edizione Critica in Arte, piattaforma a carattere “militante” ideata per sondare la realtà emergente dei giovani critici in Italia, dando loro l’occasione di presentare ciascuno un giovane artista con una personale. Il progetto espositivo di Carlo Spadoni, tre monografiche della rispettiva durata di un mese, prende il via con il lavoro di Chiara Lecca, a cura di Claudia Casali. Gli spazi del MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna si trasformano così in interni da salotto primi Novecento ornati da bizzarre composizioni floreali, si popolano di animali finti nella loro essenza oggettuale ma realizzati con pelli originali, diventano luogo di ambiguità, dove il vero e il falso si confondono costantemente provocando l’irrazionalità dello spettatore. Ironia, a tratti grottesca, e provocazione sono infatti cifre distintive dei lavori dell’artista, in mostra non solo con installazioni ma anche con alcuni video, uno prodotto proprio per il MAR. Qui Chiara Lecca e Claudia Casali hanno scelto di presentare la produzione dei tre anni scorsi, a tracciare comunque i fili di una poetica che guarda con occhio straniante al mondo animale e campestre, per sondare la zona istintuale dell’uomo, quella spesso repressa o non riconosciuta; mentre il catalogo racconta, con un saggio della curatrice, la ricerca dell’artista durante gli ultimi dieci anni. Anche per gli appuntamenti successivi è prevista la pubblicazione di una breve monografia: protagonisti prima Alterazioni Video, nella personale a cura di Camilla Boemio, infine Ettore Favini presentato da Lorenzo Giusti.





ARTE

RAM, nove artisti per Camere XIII


Nove artisti per tre unici ambienti: è questa la nuova sfida lanciata da RAM radioartemobile per Cadenze, la tredicesima edizione del progetto Camere che stavolta “triplica” le partecipazioni all’evento. Ogni camera è infatti destinata ad accogliere un compositore, un artista visivo e un poeta, con l’intento di stimolare empatie e sinergie tra tre mondi creativi differenti, che spesso vivono di ritmi discordanti ma ancor più spesso tendono a compenetrarsi e arricchirsi vicendevolmente. Incrementando l’impressione di una “opera d’arte totale”, Enrico Castellani, Riccardo Giagni e Valerio Magrelli sono invitati a coabitare nella I Camera, Bizhan Bassiri, Giorgio Battistelli e Gabriella Sica nella II Camera, mentre la III Camera è destinata a Carlo Crivelli, Thierry De Cordier e Daniele Pieroni.






ARTE

L’estate della galleria Astuni a Pietrasanta


La stagione estiva della Galleria Astuni a Pietrasanta è stata animata dalle esposizioni consecutive di Chosil Kil e Valentina D’Amaro, entrambe per la cura di Emanuele Guidi. La Kil ricrea per la mostra The Impressed una sorta di camera della memoria, in cui l’oggetto è testimone di un vero e proprio scavo archeologico nella storia, prodotto di uno sterro senza filtri temporali: la palla di cannone d’Inghilterra di The break through è un fossile, un calco del passato che infrange la vetrina distruggendo la rete del rimosso. La D’Amaro, invece, fa del paesaggismo uno strumento concettuale: in Trees, bushes and fields, dipinti di formato variabile e stampe lambda o inkjet impressionano le forme rigorose e immobili di una natura ai limiti dell’artificiale, costruita sempre in bilico tra linguaggio pittorico e linguaggio fotografico.







ARTE

La Disidencia di Minerva Cuevas


Per Minerva Cuevas – artista messicana per la prima volta in Italia grazie al Dispari & Dispari Project di Andrea Sassi – l’opposizione al sistema passa anche attraverso palesi atti di “guerriglia comunicativa”. Disidencia è il titolo della mostra che la vede protagonista, Disidencia v 2.0 è il video, esito ultimo di un grande archivio di immagini, che racconta la recente evoluzione dei moti di battaglia urbana a Mexico City e le sotterranee spinte clandestine che la foraggiano. E “dissidenza” è termine non estraneo a Reggio Emilia: la Cuevas alimenta la radice socio-politica del suo lavoro con una serie di opere dedicate alle endemiche forme di resistenza della città che la ospita, dalle violenze legate ai primi atti di squadrismo fascista alla formazione dei nuclei combattivi brigatisti.






ARTE

Alla Galleria Giacomo Guidi di Roma


La dimensione spaziale nell’arte contemporanea ed il suo potenziale di raffigurazione sono gli argomenti portanti della mostra curata da Ludovico Pratesi alla Galleria Giacomo Guidi & Mg Art, che inaugura la stagione espositiva con le opere di quattro artisti “alle prese” con Una questione di spazio. Se Jan Dibbets rinnova la ricerca sulla relazione tra la realtà dell’ambiente naturale e l’apparenza fotografica, Candida Höfer monumentalizza il vuoto architettonico del Teatro Comunale di Bologna fotografandolo nella totale assenza di umanità. Imi Knoebel, contemporaneamente in mostra all’Accademia Tedesca di Villa Massimo, interpreta lo spazio in chiave geometrica, riducendolo ad un rigoroso alfabeto cromatico di elementi corrispondenti, mentre Giulio Paolini esplora l’universo parallelo della storia dell’arte tracciandone ideali mappe concettuali, aggiornate attraverso alternativi sistemi di riferimento spazio-temporali. A seguire, dal 12 novembre, Eugenio Giliberti, in forte relazione con l’esperienza di vita e lavoro nella masseria Varco a Rotondi, propone un lavoro che si carica di significati antropologici, economici, naturalistici. Il titolo della mostra – Il senso di Walden – ricorda uno dei principali lavori letterario-filosofici di Henry David Thoreau Walden, vita nei boschi, ed ancor di più The senses of Walden titolo del libro che a lui dedica il grande filosofo americano contemporaneo Stanley Cavell.





ARTE

Un’installazione di Ishmael Randall Weeks alla Schiavo Gallery


La Federica Schiavo Gallery accoglie la prima europea dell’artista sudamericano Ishmael Randall Weeks il quale, sfruttando tutti e tre gli spazi espositivi messi a disposizione, realizza un’installazione site specific che indaga i concetti di paesaggio, architettura, roof design ed erosione. Sculture, installazioni ed opere su carta, i suoi interventi, in genere caratterizzati dall’assemblaggio di oggetti di risulta, scarti e rifiuti ambientali come la carta, materiali edilizi abbandonati e pezzi di imbarcazioni, sono spesso collegati ai temi autobiografici del viaggio e della migrazione, che l’artista vive nella sua esperienza nomade e nei continui spostamenti tra il Perù, gli Stati Uniti, la Bolivia e il Messico. Le sue opere assumono frequentemente l’aspetto di vetture arcaiche, carri ed esili barrocci, oppure richiamano le forme consunte di mappe stropicciate dall’uso, così da poter raccontare dell’oggetto il suo valore materiale e produttivo.






ARTE

La Natura di Simeti al Pastificio Cerere


Nella quinta teatrale di una foresta fittizia fatta di arbusti e piante da bosco, lo spettatore viene introdotto da creature silvane che improvvisamente prendono vita. Il mondo illusorio ed illusionistico che Francesco Simeti (ri)crea in Esercizi e Simulazioni – mostra curata da Laura Barreca al Pastificio Cerere – fa da bucolico contraltare alle sciagure ambientali rappresentate in un gruppo di xilografie dell’artista, che stimolano la riflessione sulla responsabilità individuale e collettiva nelle azioni di tutela delle risorse naturali. In un dialogo ideale tra interno ed esterno il bosco invade anche la facciata in restauro dell’edificio, schermato dal grande pattern Whole Wheat: una superficie stampata su cui convivono in forma di collage gli elementi della “natura globalizzata”.



ARTE

Pure Water Vision: Acea EcoArt Contest 2010


Il progetto, ideato da Pino Fortunato, si propone, nella sua seconda edizione, come un invito all’incontro tra le tematiche dell’ecologia e l’arte contemporanea. Prorogata al 31 ottobre la scadenza del concorso e nominato un nuovo team curatoriale – Laura Cherubini, Eugenio Viola e Alfredo Cramerotti – il concorso si rivolge ad artisti italiani e internazionali. La sua struttura prevede un premio in denaro e l’ingresso nella collezione Acea – sponsor ufficiale del progetto – per il vincitore, la realizzazione di un’esposizione a Roma per i dieci finalisti, mentre per i trenta finalisti la pubblicazione sul catalogo, EcoArt Book - Two, realizzato a corredo dell’iniziativa. Il tema oggetto delle opere presentate è l’acqua, nei suoi molteplici significati e utilizzi, o meglio “il rapporto tra acqua, uomo e ambiente, fortemente connesso allo sviluppo sostenibile del pianeta”. Dall’acqua intesa come risorsa primaria per la sopravvivenza, alla sua dissipazione o all’inquinamento subito nel corso del tempo, o acqua come fonte preziosa, ancora poco impiegata in tal senso, di energia rinnovabile. Il principale obiettivo del concorso è dunque quello di indurre a una riflessione sull’elemento forse meno affrontato dai dibattici politici, culturali e sociali, e considerato erroneamente una risorsa “scontata” e illimitata. Parallelamente all’iniziativa è stata creata GAD - Green Art Database, progetto sostenuto dalla stessa Acea e da Kaspersky Lab, partito a settembre e inteso quale sorta di archivio online o di galleria virtuale, che raccoglie le opere provenienti dai concorsi internazionali organizzati da EcoArt Project e quelle di artisti già noti, per scelta vicini all’iniziativa. “EcoArt Project – nelle parole dell’organizzatore – è l’osservatorio e il database globale dedicati alla Green Art”, e ancora “è concepito per essere utilizzato da vari soggetti diversamente interessati”, per “coinvolgere quanti più operatori dell’arte possibile, con l’obiettivo della condivisione di contenuti e promozione reciproca”.


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