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INTERVISTE

VLATKA HORVAT. RIORGANIZZARE E RE-IMMAGINARE LO SPAZIO
REORGANISING AND RE-IMAGINING SPACE

JAMES BECKETT. LA SCIENZA DEL DISCORSO
THE SCIENCE OF DISCOURSE

ARTICOLI

FRANCESCO SIMETI. NATURALIA, MIRABILIA ET ARTIFICIALIA COME STRUMENTI DI DENUNCIA

MICHAEL LIN. L'ARTE DI SAPER DONARE AL PUBBLICO UNO SPAZIO PER IL DISCORSO E PER L'INTERAZIONE UMANA
THE ART OF OFFERING THE PUBLIC A SPACE FOR DEBATE AND HUMAN INTERACTION

LUCI E OMBRE SUL FUTURO DEL MADRE

SANTASANGRE. SURREALE MULTIMEDIALE

JEANNE VAN HEESWIJK. NON CREDO IN UN'ESTETICA SENZA ETICA
I DO NOT BELIEVE IN AN AESTHETICS WITHOUT ETHICS

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articoli

PIÙ SICURI, MENO EMPATICI?

di Sabrina Lucibello

Microtelecamere, intercettazioni ambientali e sensori in genere costituiscono ormai l'altra faccia del nostro bisogno di sicurezza: il controllo. Ciò è tanto più evidente in ambienti ad alta densità e frequentazione come aeroporti, stazioni, metropolitane, dove è più difficile garantire la sicurezza e dove ancor di più appare indispensabile la realizzazione di un sistema ambientale integrato, in cui la protezione non venga percepita come un ostacolo alle relazioni umane.
Piuttosto che dispositivi e congegni, sarebbe auspicabile riuscire a fruire di un'invisibile "atmosfera percettiva" in grado di "facilitare" l'esperienza percettiva globale e lo scambio emozionale, pur garantendo la sicurezza personale e collettiva.
Da un certo punto di vista le tecnologie, soprattutto quelle wireless e bluetooth, ci aiutano in tal senso, tanto che già all'inizio di questo secolo Lev Manovich parlava di "spazi aumentati" (augmented spaces) – ovvero "part(i) dello spazio urbano contemporaneo nel quale alle strutture fisiche si sovrappongono informazioni immateriali di diversa natura, ovvero flussi di dati invisibili che attraversano (o aumentano) lo spazio e possono essere catturati in ogni momento con telefoni cellulari, palmari, connessioni wi-fi, dispositivi a infrarossi o tecnologia bluetooth", (Christine Buci-Glucksmann, L'art à l'époque virtuel, "Arts 8", L'Harmattan, 2004).
Dall'altro il muoverci all'interno di questi "spazi fluidi", per dirla con Zygmunt Bauman e con Andrea Branzi, rende difficile per l'individuo agire e muoversi liberamente e naturalmente instaurare contatti empatici. Una possibile strada potrebbe essere quella di imparare dalla natura e, un po' come accade per gli animali, provare ad amplificare i nostri sensi in modo tale da permetterci di captare i pericoli senza rinunciare a trasmettere empatia.
Tra i vari sensi l'olfatto è oggi il maggiormente studiato perché primo filtro tra noi e il mondo, ma anche perché risulta essere il più spontaneo dei sensi: più a fondo della vista, prima del tatto e oltre l'udito. L'odore disegna nella percezione e nell'immaginario l'impressione più immediata e profonda delle cose e dei luoghi, sprigionando ricordi, creando l'appeal, ma anche avvisandoci dei pericoli.

5 sensi

Ecco due esempi di questo doppio potenziale di sviluppo.
Jing Li, ricercatore in fisica presso il prestigioso Ames Research Center della NASA in California, ha realizzato insieme a Qualcomm, LG, Apple e Samsung un dispositivo per iPhone che, attraverso 16 nanosensori olfattivi, è in grado di analizzare la composizione chimica dell'aria, calcolandone le percentuali di ammoniaca, cloro, gas metano, ecc. Il chip del telefonino colleziona e poi veicola i dati ottenuti attraverso la rete telefonica tradizionale oppure attraverso la tecnologia wi-fi.

Jing Li, Qualcomm, LG, Apple e Samsung, i Phone NASA

Jenny Tillotson, invece, ricercatrice e designer del
Science Fashion Lab, ha sviluppato il progetto Smart Second Skin, in cui si implementa la potenzialità dell'olfatto di rievocare ricordi e stimolare le relazioni umane attraverso la creazione di una nostra personale "bolla di profumo", che esalta visivamente il benessere sensoriale e psicologico dell'utilizzatore attraverso il re-cablaggio degli indumenti. Grazie alle nanotecnologie applicate ai tessuti e utilizzate nella realizzazione di fibre, la sensory designer Tillotson e la stilista Adeline André creano un abito attraversato da un sistema di tubicini colorati che come una sorta di sistema circolatorio trasmette alle ghiandole olfattive e al sistema nervoso i differenti stati emozionali di chi lo indossa.

Jenny Tillotson e Adeline André, abito Skindress

All'interno dei tubicini, che ricordano i capillari del corpo umano, scorrono liquidi colorati e dalle diverse profumazioni. Una piccola pompa mima la funzione del cuore e quella vaso-circolatoria del sangue: il risultato sarà un potenziamento dell'esperienza percettiva.

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