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Numero 66 ArteeCritica

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ARTE E POLITICA. NICHI VENDOLA, IL SUD
E IL PROGETTO PER IL BAC (BARI ARTE CONTEMPORANEA)

di Roberto Lambarelli

Il governatore della Puglia Nichi Vendola, in una recente intervista per "Alfabeta", a Paola Marino che gli chiedeva se ci fossero le condizioni per realizzare uno spazio permanente aperto ai vari linguaggi, ha risposto: "Io non ho pregiudizi nei confronti di formule che possano aiutare la Puglia a dotarsi di queste strutture. Penso che la prima parola spetti al pubblico. Il pubblico può anche immaginare formule pubblico/privato, ma naturalmente nel rispetto delle leggi". L'intervista non spiega cosa si nasconda dietro queste dichiarazioni così esplicite, seppure generiche, ma è facile immaginare che il riferimento vada direttamente al progetto per il BAC (Bari Arte Contemporanea), che dopo una gestazione di poco più di un paio di anni si è arenato, oggi sembrerebbe quasi completamente. Le primissime notizie del BAC trapelarono già alla fine del 2008, quando l'assessore alla Cultura Nicola La Forgia ebbe a dichiarare: "urge un impegno per l'arte contemporanea che vedremmo in forte sintonia con il recupero del Margherita". Intenzioni ribadite verso la metà del 2010 dal sindaco Michele Emiliano che, in occasione dell'acquisizione da parte del Comune dell'ex Teatro Margherita, di proprietà dello stato, dichiarava: "Sarà come il MAXXI di Roma e il MADRE di Napoli". Con questi riferimenti il progetto barese rivelava forti aspirazioni istituzionali, ma soprattutto forti ambizioni politiche. Oltretutto il modello MA-DRE, fiore all'occhiello dell'ex giunta Bassolino, che con il cambiamento al vertice regionale era entrato in piena crisi, offriva forti spunti. Le avvisaglie di una sintonia tra Bari e la città partenopea si erano fatte sempre più intense e, alla fine dello stesso anno, il titolo di un articolo sul "Corriere del Mezzogiorno" rivelava: "Teatro Margherita, asse Bari-Napoli. Offerta dalla Fondazione Morra Greco" (2 novembre 2010). L'offerta consisteva in un progetto per la ristrutturazione interna del teatro (la parte esterna era già stata consolidata un paio di anni prima) per adattarlo a spazio espositivo, in cambio ne richiedeva la programmazione del medesimo. Tutto chiaro, rimaneva l'incognita maggiore, ovvero chi dovesse finanziare sia i lavori che le future spese di gestione. Nel frattempo il BAC prende consistenza, al punto che diviene il simbolo di un progetto politico riguardante l'intero Sud. Attorno a quell'asse Bari-Napoli richiamato dal sindaco Emiliano, si doveva stringere l'intero meridione. Ma rimaneva sempre l'incognita dei finanziamenti. Tutto doveva rientrare nei progetti europei, ma quali dovevano essere le istituzioni di riferimento? Naturalmente le Regioni Puglia e Campania. Nel marzo scorso al consiglio comunale viene presentato il progetto architettonico, quello offerto da Morra Greco. Lo presenta lo stesso progettista, l'architetto David Chipperfield. Il sindaco Emiliano riceve per l'occasione il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto. Quest'ultimo dichiara: "Ci sono le risorse del piano interregionale, attrattori culturali che possono costituire un sostegno per-ché utilizzati appunto per la valorizzazione del territorio. Ma occorre lavorare bene. Spesso ci si limita a rivendicare risorse ma sappiamo che, soprattutto al Sud, c'è un problema di qualità della spesa di quelle risorse" ("Corriere del Mezzogiorno" – 27 marzo 2011). Insomma, tutto sembrava andare per il meglio se non fosse stato per il presidente della Regione Puglia, che a quella riunione non è intervenuto e, sollevando interrogativi sulla partecipazione dell'istituzione privata napoletana, ha fatto saltare il progetto. Ecco che, alla luce di questi antefatti, le parole di Nichi Vendola assumono tutto il peso del loro significato specifico. Queste le considerazioni pubblicate sul primo numero di "ArteeCriticaCity" qualche settimana fa. In quell'occasione non sono entrato nel merito di una questione importante, ossia l'effetto che avrebbe prodotto a Bari una struttura dedicata all'arte contemporanea. Il pensiero non può non andare al MADRE, seppure con le debite differenze di due realtà regionali e cittadine profondamente diverse. Oggi che l'esperienza partenopea sembra sottoposta ad una sorta di congelamento, si potrebbe tentare un primo bilancio e domandarsi se le ingenti somme di denaro lì spese abbiano prodotto un qualche esito sulla crescita dell'arte contemporanea al Sud. Ci si potrebbe domandare chi ne ha tratto i maggiori giovamenti. Certamente non il sistema artistico partenopeo, non gli artisti locali e nemmeno le gallerie. Forse il vero, unico beneficiario è stato Antonio Bassolino, ex presidente della Campania, illuminato, grazie al MADRE, dalla luce di mecenate. Lo si poteva incontrare in qualche importante vernissage, a casa di qualche collezionista ben in vista. La sua immagine era cresciuta, al rispettato uomo politico si era aggiunta quella di uomo sensibile alla cultura. Se non fosse stato per i problemi della munnezza… Nel frattempo, Eduardo Cicelyn, uomo di punta dell'istituzione napoletana, ha dovuto subire le pressioni della nuova giunta regionale presieduta da Stefano Caldoro, che ne chiedeva la testa. Ma tra quanti si mobilitarono in sua difesa non si poterono contare né molti artisti né molti galleristi napoletani. Viene da domandarsi, adesso, se Nichi Vendola abbia fatto bene a frenare il progetto BAC. Quali garanzie c'erano che non si ripetesse la storia di Napoli? E poi, dal momento che il progetto era legato ad una iniziativa del Comune, quale margine d'intervento avrebbe avuto per garantire un risultato diverso? La vicenda è complicata. Proviamo a riassumerla partendo dall'intervento di Pierpaolo Forte – docente di Diritto amministrativo presso l'Università del Sannio – al convegno A Mezzogiorno dell'arte. Egemonie culturali e sapere dell'esperienza, tenutosi a Bari al Castello Svevo un anno fa (3-4 dicembre 2010). Fin dal titolo del suo intervento, La Fondazione Morra Greco e il progetto pan-meridionale, si evince un prima importante notizia, l'esistenza di un progetto meridionale; dall'intervento poi si possono trarre almeno altre due informazioni: che il progetto meridionale si basa su un'attenzione all'arte contemporanea, ai giovani artisti, nella consapevolezza che è "sulla contemporaneità, che tutto il mondo, non solo il Sud, è ultimamente smarrito, spaesato". Sempre dall'intervento di Forte si ricava che la Fondazione Morra Greco fin dall'inizio della sua attività ha concentrato le proprie energie "in maniera tale da assumere e mantenere una consapevolezza, un orgoglio o una presunzione: potersi muovere come un soggetto politico". Da questi presupposti è facile intuire come la questione della nascita del Centro per l'arte contemporanea assuma una connotazione ben più ampia. Il principale protagonista della vicenda, unico privato assieme a delle istituzioni pubbliche, di fatto è, o vuole essere, un soggetto politico, oltremodo attento alle problematiche del contemporaneo, dei giovani, non solo del Sud, ma a partire da questo. Un'impostazione che evidentemente travalica di molto le problematiche dell'arte e le ragioni dell'attività espositiva di un centro per l'arte contemporanea. C'è anche da considerare il particolare clima politico nel quale si cala questa vicenda barese. Tutto ruota attorno alla figura di Michele Emiliano, che si è ritrovato dentro una storia che, a giudicarla oggi, ha più di qualche tono surreale. Il climax è in una creativa candidatura avvenuta durante una puntata della trasmissione condotta da Lucia Annunziata In mezz'ora, andata in onda il giorno di Pasqua 2011. Protagonista Vittorio Sgarbi, presente in studio, e Domenico Scilipoti, in collegamento. In quell'occasione Sgarbi si lascia andare ad una rivelazione che riguarda Emiliano: "a me ha detto che avrebbe fatto volentieri il candidato del centrodestra per le prossime elezioni politiche", al che l'Annunziata sussulta, non crede alle sue orecchie, chiede conferma che si stia parlando proprio di Emiliano il sindaco di Bari. Sgarbi conferma: "ha chiesto di poter assecondare presso Berlusconi una sua ipotetica candidatura che non è poi tanto insensata". A rendere ancora più paradossale il senso di quelle affermazioni c'è la vicenda di Scilipoti che salvò il governo Berlusconi dal rischio di una sconfitta da parte di nuove alleanze, da Casini a Vendola – parola di Scilipoti. All'indomani, sul "Corriere del Mezzogiorno" (26 aprile) si legge: "l'ipotesi che il sindaco di Bari abbia chiesto a Vittorio Sgarbi di intercedere presso Berlusconi per candidarlo alla presidenza del Consiglio in quota centrodestra scatena il (quotidiano) putiferio". Emiliano nega, è facile credergli, anche se la sua posizione, tra gli scontri con Vendola, gli ammiccamenti al centrodestra e i rapporti con Sgarbi, si fa sempre più scomoda: "se continuo a far arrabbiare tutti, la cosa più probabile è che me ne torni in magistratura", si sfoga Emiliano in una intervista rilasciata al quotidiano "Terra" (14 aprile). In quella stessa intervista molte altre sono le dichiarazioni forti, "Vendola non sa fare il presidente di Regione, come io all'inizio non sapevo fare il sindaco. Al Sud serve un nuova classe dirigente che va formata", oppure: "Io sono tra due fuochi: Vendola e D'Alema. Sono molto simili e quindi incompatibili. Entrambi a un certo punto si sono resi conto che il loro dio, il comunismo, non esisteva", e ancora: "La storia da giullare di Berlusconi è molto più divertente della grigia storia di un dirigente medio del Partito Democratico". Aggiungiamoci pure il precedente scambio di battute fatto con lo stesso Sgarbi in occasione di una visita di quest'ultimo al Petruzzelli (5 aprile). Sgarbi dice: "Poi ho visto l'insorgere della Poli Bortone", Emiliano replica: "È un bel laboratorio politico la Puglia perché è l'unico posto dove il centro è deflagrato"; S.: "Ho visto, si è rotto lì..."; E.: "Io sono…"; S.: "Tu sei più di destra che di sinistra"; E.: "Lo dicono tutti, adesso c'è un tentativo disperato da parte di qualcuno per farmi passare per…" S.: "Per un comunista". E.: "Per un post diessino, per un post margheritino, io non vengo da niente…". Ridomandiamoci adesso se Nichi Vendola abbia fatto bene a frenare il progetto BAC. Rileggiamo la sua dichiarazione, "non ho pregiudizi nei confronti di formule che possano aiutare la Puglia a dotarsi di queste strutture. Penso che la prima parola spetti al pubblico. Il pubblico può anche immaginare formule pubblico/privato, ma naturalmente nel rispetto delle leggi" e proviamo ad immaginare quale grado di prevaricazione la politica perpetrerebbe in nome dell'arte trasformando il BAC in un punto di applicazione di quel laboratorio politico pugliese di cui parla Emiliano. Tutto in nome dell'arte ma non per l'arte, in nome dei giovani artisti ma non per loro, dei giovani, in nome del Sud, ma di quale Sud? .



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