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Numero 67 ArteeCritica

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LA FIAT, FASSINO, L'ARTE POVERA, ARTISSIMA.
QUANTE TORINO, OGGI?

di / by Flavia Montecchi

Paolo Mussat Sartor, La Montagna, 2006. Courtesy Tucci Russo Studio per l’Arte Contempo­ranea, Torre Pellice. Foto Archivio fotografico Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea.

Lunedì 13 febbraio 2012 è stata una giornata storica che ha visto concentrarsi su Torino l’interesse di tutto il mondo. La sentenza che ha definito la responsabilità della Eternit e dei suoi dirigenti sul destino di una comunità piemontese ha anche definito con severità cosa sia stata l’industria in una fase della nostra storia recente. Quell’industria che per decenni ha cantato le proprie lodi e i propri meriti nel produrre ricchezza, sviluppo e cultura ora viene definita in termini di responsabilità civile e storica, confermando sul piano della valutazione storica ciò che già era stato detto, per esempio, da Paolo Volponi nel suo romanzo Memoriale.


Mario Gabi­nio, Via Genova/(il piccone demolitore), 1900. Courte­sy Fondazione Torino Musei - Archivio Fotografico - Fondo Gabinio.

Noi tutti siamo grati di questa capacità e del coraggio che la ha supportata. Sull’auto targata TO cantata da Roberto Roversi attraverso la voce di Lucio Dalla, attraverso lunghi e grandi viali e davanti a splendidi monti di neve, siamo tutti, attraverso Torino, scesi agli inferi della civiltà industriale, desiderando che qualche fronzolo di ricchezza ci cascasse addosso mentre stalattiti di veleni distruggevano gli organi vitali nostri, della nostra mente e della nostra cultura ("Mi hanno risucchiato l’anima pagandomela a caro prezzo", raccontava un dirigente in pensione).

 

Mario Gabinio, Torino, due lattonieri men­tre riparano una gronda, ca. 1930. Per tutte courtesy Fondazione Torino Musei - Archivio Fotografico - Fon­do Gabinio.

Oggi Torino, con la sentenza nei confronti dell’azienda svizzera, la condanna dei suoi responsabili e l’obbligo di risarcimento al Comune di Casale Monferrato, ci si propone come una realtà che vuole confrontarsi con la storia della nostra civiltà mettendone a rubrica alcuni suoi aspetti costituenti.
È una rappresentazione della città molto diversa da quella che offrì il sindaco Piero Fassino alla stampa estera, in occasione della fiera dell’arte Artissima dello scorso autunno. Trasportati su un furgone IVECO da tortura, completamente privo di balestre o di qual altro dispositivo ammortizzatore, i giornalisti arrivati in città da vari luoghi d’Europa, con la milza in gola dai tanti sballottamenti durante il transfert che dalla fiera dell’arte al Lingotto li aveva portati in centro, in Municipio, si sentirono raccontare di una città che è stata industriale e che oggi è diversa. Ma diversa come?

... continua su ArteeCritica n.70


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