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CREARE LO SPAZIO, DEFINIRE IL LUOGO:
GLI INTERVENTI TESTUALI DI MAURIZIO NANNUCCI

di Lorand Hegyi

L’immaginazione liberata attraverso il potere delle parole


What to see what not to see..., Schauwerk, Sindelfingen, 2010

Everybody needs a place to think (Tutti abbiamo bisogno di un posto per pensare), è la scritta che campeggia in una luce rosso smagliante sulla parete superiore della sala d’ingresso del Musée d’Art Moderne de Saint-Etienne per tutta la durata della mostra Domicile – privé/public del 2005. Il breve enunciato porta con sé la suggestione di ambiti di associazione fondamentali, complessi, profondi, estesi. Il testo luminoso di Maurizio Nannucci rimanda alla problematica antropologica ed etica che sta alla base della creazione, dello sviluppo e della applicazione di sistemi di microcomunità mentali ed emozionali vivibili, in grado di offrire un habitat creativo potenziale, accettabile e sostenibile per la conduzione delle diverse attività dell’uomo. La frase apparentemente semplice Everybody needs a place to think, racchiude la vasta dimensione poeticamente liberatoria del potere mentale, la forza dell’immaginazione, l’energia del pensiero, di ciò che è in grado di generare nuovi spazi per la creatività. Questa capacità illimitata del pensiero, questo potere infinito dell’immaginazione radicale che si libera nella pratica artistica, collega aree eterogenee dell’azione producendo di conseguenza nuove realtà, nuove connessioni, nuove costellazioni. Ripensare l’ovvio include la possibilità di immaginare queste situazioni in modo del tutto nuovo, conferendo loro nuove funzioni, integrandole in nuove situazioni, aprendo così orizzonti completamente nuovi. (...)

The Shadow of Light, Kasseler Kunstverein, Kunsthalle Fridericianum, Kassel, 1993.

Nel lavoro di Maurizio Nannucci il termine “significato” andrebbe inteso più come “suggestione” e fruito in tal senso. Testo, effetti di luce, posizionamento del testo leggibile all’interno del contesto architettonico, colore, forza della luce, tutto ciò gioca un ruolo nel processo di percezione, in cui si allude a qualcosa di nuovo, di non presente. L’aspetto sconosciuto dell’altro è la condizione hic et nunc: nel futuro a cui si allude, l’ignoto diventa noto, l’impossibile possibile, l’immaginato realtà. Questa suggestione poetica del nuovo e dell’altro rimanda alla capacità dell’opera d’arte di puntare a qualcosa di nuovo e di diverso. Maurizio Nannucci non offre alternative chiaramente definite, propone per contro spunti e prospettive poetiche riferite al cambiamento, al futuro e all’immaginazione.
Ciò significa che l’atto di cambiamento, di trasformazione, l’emergere del nuovo e dell’altro, o la percezione della potenzialità e possibilità di manifestazione di qualcosa di diverso, diventano il centro di attenzione dell’arte. Ancora una volta è necessario citare Antonio Negri: “il concetto di essere è piuttosto potenza. E così la sua immaginazione – poiché l’essere immagina e crea. Certamente c’è un limite, ma è su quel limite che l’essere si estende in potenza. Non soffre di vertigine da vuoto ma di una vertigine causata da ciò che è da venire, dal futuro, da ciò che ancora non è”1. Tali spunti poetici su ciò che non è ancora, che deve ancora accadere, su ciò che potrebbe essere immaginabile e quindi comprensibile, sono largamente presenti nella narrazione latente degli interventi testuali di Maurizio Nannucci, e ciò è qualcosa che si palesa nello spirito avanguardistico, fondamentalmente romantico, utopistico e attivistico del suo lavoro. Si potrebbe anche parlare di speranza e di utopie genuine. Da artista appartenente alla cosiddetta età post-utopica, Maurizio Nannucci lavora attraverso rimandi acuti, sensibili e poetici, piuttosto che attraverso progetti diretti, in cui gli interventi testuali richiamano la potenzialità delle strategie espansionistiche nell’ambiente reale, presente, architettonico o naturale. In questo senso, l’intera opera di Maurizio Nannucci, accanto alle operazioni simili di Jenny Holzer, Michelangelo Pistoletto o Daniel Buren, è uno degli ultimi esempi di resistenza mentale e di fiducia nella sovversiva e creativa capacità dell’arte di rivelare e presentare nuove alternative.
 “L’arte è al contempo potenzialità ed etica”2 afferma Antonio Negri, dove potenzialità si riferisce alle specifiche capacità di costruire nuove realtà, creare nuove connessioni, sviluppare nuove dimensioni, mentre il coinvolgimento in questioni etiche allude all’immediato presente, al contesto socioculturale, alla connessione tra il lavoro artistico e le varie altre aree di intervento e sistemi di organizzazione. La componente etica è di fondamentale importanza, in quanto questioni etiche cruciali si pongono in quasi tutte le decisioni all’interno di date strutture mentali e socioculturali, veri sistemi di segni e aree organizzative. (...)
In questo senso Maurizio Nannucci scrive della necessità di creare connessioni tra persone, tra contesti culturali, o tra l’opera di ciascuno e il mondo esterno, in modo da stimolare un processo di scambio diretto e reciproco: “Così, io non sono incline a consigliare nessuno – e in particolar modo gli artisti giovani e di talento –, a rilassarmi o ad aspettare che le cose passino. Suggerirei invece, a lui o a lei, di impegnarsi pienamente nella propria pratica, di esaminare e esplorare le proprie capacità; ma insisto anche sull’importanza e necessità di creare relazioni; di aprirsi al mondo esterno così da far conoscere le proprie idee, e di esporle al confronto; di mettere il mondo e il proprio lavoro l’uno di fronte all’altro, identificando il momento e il contesto giusto in cui comunicare.”3

There is another way of looking at things, Musée d’Art Moderne de Saint-étienne Métropole, 2012.

Testo, luce, colore, un preciso spazio architettonico o naturale, materiali solidi, stabili, resistenti, o effimeri, transitori, fluttuanti, sono distribuiti uniformemente in tutta l’opera di Maurizio Nannucci. Anche se l’interazione a lungo termine, sfaccettata, metodologicamente complessa e interdisciplinare con il testo all’interno del contesto socioculturale sta al centro della sua indagine, l’arte di Maurizio Nannucci non rientra in alcun modo in nessuna categoria semplicistica, come invece accade talvolta nel caso dell’arte concettuale o della poesia visiva. Sarebbe più corretto dire che Maurizio Nannucci nel suo lavoro, in fin dei conti, parla essenzialmente di funzioni socio-culturali, storico-mentali ed etiche fondamentali dell’arte, e considerare le potenziali capacità, responsabilità ed effetti liberati e stimolati nelle tante e diverse situazioni artistiche, nelle costellazioni intelligibili organizzate in modo vario, in altre parole in sistemi mentali teleologicamente strutturati, drammaturgicamente costruiti e specificamente articolati. La stimolazione di connotazioni potenziali e spesso enigmatiche, incontrollabili, di associazioni inaspettate e imprevedibili, e di effetti sempre crescenti e sorprendenti che emergono dalle connessioni inattese, non convenzionali, tra diverse aree di mentalità, sistemi di segni eterogenei, e forme simboliche e regole del linguaggio disparate, sono la prova di una fondamentale sovversività e dedizione alle  capacità artistiche dell’immaginazione radicale, alla creazione liberatrice di nuove connessioni e situazioni mentali, in cui le parole sono reinterpretate per una particolare forma o attività.        
La liberazione sovversiva dell’immaginazione radicale, o la applicazione fondante del poetico, delle energie creative dell’enigmatico, che consentono il processo per mezzo del quale le realtà sono ripensate e rivalutate, apre la strada alla costruzione di nuove aree di mentalità, di nuovi spazi intelligibili per eventi apparentemente immaginari che saranno parzialmente proiettati nel futuro, in tempi nuovi, e su nuovi livelli di pensiero. La libera gestione del paradosso, come risorsa mentale, riguarda questo livello apparentemente immaginario del nuovo evento, in cui Maurizio Nannucci non fornisce in alcun modo chiarezza. Al contrario, egli preferisce lavorare con i paradossi disorientanti, poetici, enigmatici, non ha paura delle apparenti incongruenze del confondere dichiarazioni e loro connotazioni. È proprio liberando connotazioni che la via alla creazione del nuovo si apre; ciò fa sì che il possibile si crei dall’impossibile.

Going from nowhere, coming from nowhere, Tolosa, 2009.

L’intenso potere dell’immaginazione, l’energia illimitata della fantasia radicale creano nuove connessioni dalle quali nuove costellazioni, nuove aree di mentalità possono emergere. Così il possibile è generato dall’impossibile, l’immaginazione radicale dà vita a possibilità inerenti ai limiti di una situazione. La creazione di una nuova entità, che una volta appariva più o meno impossibile, nasce dalla varietà di un sistema di segni esistenti organizzati in modo nuovo, strutture mentali eterogenee, e diversi simboli e regole della lingua. I testi di Maurizio Nannucci dischiudono percorsi verso nuovi modi di pensare, producono strategie per una valutazione critica dei sistemi di organizzazione disponibili e in evoluzione, in cui la costruzione di nuove costellazioni offre metaforicamente prospettive del tutto nuove che andrebbero introdotte nei diversi settori della vita.         
Tale posizione espansionistica latente che riguarda la dimensione sovversiva della pratica artistica, è oggettivizzata in modo provocatoriamente disorientante nell’installazione testuale sulla facciata delmuseo Von der Heydt a Wuppertal. Il lettering blu pallido del testo, che imita la scrittura a mano, trasmette una dialettica razionale, nonostante il significato in qualche modo enigmatico, complicato, grave, meditativo, complesso. L’ambivalenza poetica dello statement lascia spazio a connotazioni associate alla sfera dell’impossibile. La libertà dell’immaginazione è intesa come possibilità di rendere concepibile ciò che è impossibile. Questa ri-valutazione dell’impossibile riguarda la capacità dell’arte di produrre nuove realtà, di rendere possibili cose considerate impossibili. Maurizio Nannucci scrive “it is possible to imagine that all impossible images exist in the field of all possibilities” (è possibile immaginare che tutte le immagini impossibili esistano nella sfera di tutte le possibilità).
La dialettica acuta di questi statement tipici dello stile di Nannucci mostra come egli non sia in alcun modo un ingenuo rivoluzionario contemporaneo, che vede il testo come un qualcosa di più o meno stabile, ideologico o pionieristico, come egli non consideri assoluto il potere del testo. Al contrario, il testo non rappresenta un valore perentorio, un feticcio di verità, un’ideologia, anche se a livello connotativo molte questioni etiche ed estetiche vengono trattate in modo tematico. In contrapposizione al testo ideologico, i suoi interventi testuali aprono la via alla libera comprensione, a interpretazioni possibili, coinvolgendo individui concreti  nelle loro situazioni concrete, in modo che essi possano applicare l’enigmatico, le intimazioni poetiche dell’artista alla loro realtà. Per questa ragione, si può affermare che la pratica artistica di Maurizio Nannucci rappresenta la liberazione estetica per eccellenza, una attuale, adatta al presente, scetticamente e criticamente raffinata e antropologicamente orientata strategia della liberazione attraverso il potere dell’immaginazione costitutiva radicale. Egli preferisce lavorare con il paradosso, con le interferenze enigmatiche, sovversive e a più livelli. Maurizio Nannucci è qualcosa di più di uno scettico romantico che vuole credere nella potenza dell’arte, che vive il suo lavoro come un  sensibilizzatore sovversivo di connessioni latenti, come visualizzazione di realtà antropologiche e politiche di microcomunità.

1. Antonio Negri: Art & Multitude Nine letters on art, followed by Metamorphoses: Art and immaterial labour, Polity Press, 2011. p. 29

2. ibidem p. 30

3. Maurizio Nannucci nell’intervista Freedom From the Fear of Self-Contradiction, a cura di Hans Ulrich Obrist, in: Maurizio Nannucci, Something Happened, Villa Medicea La Magia/Quarrata, Quarrata 2009, p. 28


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