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L’A PROJECT + GUM: NACL, DAL SALE A MAREDOLCE
Conversazione tra Giuseppe Buzzotta, Vincenzo Schillaci, Namsal Siedlecki e Helena Hladilová

GB / VS (L’A): Vorremmo iniziare questa conversazione raccontandovi una piccola, ma importantissima, scoperta che abbiamo fatto di recente. Esiste un punto preciso in cui l’abusivismo edilizio del quartiere Brancaccio di Palermo si è arrestato; si tratta di un bacino d’acqua dolce, stagnante, che sta già dando vita a formazioni calcaree e substrati vari, questo posto si trova dietro L’A project. Attorno a questo punto che si chiama Maredolce, come il castello che si erge accanto, per un buon raggio d’azione è impossibile costruire col cemento. Ora, pensando al lavoro che avete presentato a Palermo, NaCl, ci chiedevamo se trovate che vi siano delle analogie tra questo processo in corso e quello già consolidato dal tempo della formazione del salgemma che avete utilizzato.


Maredolce, Brancaccio, Palermo.

Questo processo di conservazione naturale di elementi entro altri elementi (mare nella montagna), se vogliamo claustrofobico, di intrappolamento, che relazione ha con il ragionamento che avete fatto scultura/base?
HH / NS (GUM): L'esempio di Maredolce ci sembra perfetto, elementi in attesa, che per sopravvivere si adattano, impossibilitati ad essere ciò che vorrebbero, attendono giorni migliori, cambiando nel loro essere ma rimanendo legati a ciò che erano. Anche l'idea di abusivismo edilizio crediamo sia calzante, anche il sale per essere liberato ha bisogno di un atto intrusivo, un qualcuno che si addentri nella montagna, profanandola, per riuscire a sottrarre ciò che custodisce. A noi piace pensare il mare che all'interno della montagna si trasforma in sale come una sua necessità vitale, una trasformazione fisica, atta alla pura sopravvivenza. Ci piace pensare che il mare si sia ibernato in attesa che condizioni favorevoli gli permettessero di tornare ad essere liquido, ad essere ciò che era prima di essere ibernato. Il lavoro della base di ghiaccio e la scultura di sale (Volver) è un tentativo di far ritornare il mare ad essere mare. La quantità d’acqua ghiacciata e quella di sale sono in proporzione tale da permettere ad essi, una volta sciolti, di divenire acqua di mare.


Helena Hladilovà / Namsal Siedlecki, Volver, 2012, ghiaccio, sale, dimensioni variabili.


Helena Hladilovà / Namsal Siedlecki, veduta dell’installazione, sale, ghiaccio, mdf, limoni, L’A project, Palermo, 2012.


Helena Hladilovà / Namsal Siedlecki, veduta dell’installazione, sale, ghiaccio, mdf, limoni, L’A project, Palermo, 2012.

Ci interessava il parallelismo tra la condizione del sale intrappolato e la relazione classica tra base e la scultura, anch'essa statica, ibernata. Volevamo riuscire a renderle entrambe dinamiche, vive, in trasformazione. Rimetterle in circolo. Proprio oggi leggevo sul giornale che a Roma sono esplosi alcuni tubi allagando i Fori Imperiali...


Fori Imperiali, Roma.

GB / VS (L’A): Questa immagine ci riporta subito ad un’altra vista in uno dei vostri ultimi lavori, quello del tour in Repubblica Ceca tra gli spazi indipendenti, in particolare una pozzanghera che diventava un laboratorio per progetti site specific. Ecco, crediamo che sia interessante se ci raccontaste un po’ di questo progetto.
HH / NS (GUM): Czech Tour è un progetto che abbiamo realizzato nell'estate del 2011. Un viaggio di un mese in giro per la Repubblica Ceca spinti da leggende che narravano di spazi gestiti da artisti in contesti completamente differenti da quelli nostrani. Abbiamo trovato una scena artistica basata sull'autorganizzazione. Giovani artisti e curatori che in mancanza di un sistema che li supportasse si sono auto organizzati dando vita ad un network di spazi ospitati nei luoghi più inusuali: una pozzanghera, il loculo di un cimitero, un benzinaio abbandonato...


Czech Tour, Repubblica Ceca.

Per fare un esempio, la pozzanghera (http://galeriekaluz.wordpress.com/) è uno spazio inteso come lo intendiamo noi in Italia, con una programmazione di ottimo livello, un sito, una sede. Ha sede a Ostrava, la terza città ceca al confine con la Polonia, città di miniere di carbone, dove non esiste alcuna realtà interessante per i giovani artisti al di fuori di una piccola accademia. Nel 2010, due studenti hanno deciso di aprire uno spazio in una pozzanghera davanti la scuola. Ci interessava vedere le differenze e le similitudini con l'Italia, noi che dal 2008 gestiamo GUM studio (http://www.gumstudio.org/) eravamo affascinati dalla possibilità di vedere cosa accadeva in un contesto differente dal nostro. Abbiamo constatato che si può identificare il 2008 come anno in cui sia in Italia che in Repubblica Ceca sono fiorite queste realtà. Viene da chiedersi perché in vari contesti artisti abbiano sentito la necessità di dar vita ad organismi capaci di autoalimentarsi facendosi carico di carenze strutturali del sistema cultura. Un altro aspetto affascinante è come artisti di ottimo livello si formino in spazi non addomesticati, le prime mostre personali di questi artisti non avvengono all'interno di 4 mura bianche bensì dentro una pozzanghera o un loculo. Ciò implica un completo stravolgimento del proprio lavoro, dovendolo ripensare e adattare a contesti che di per sé potremmo definire dei lavori. Crediamo che ciò dia vita ad artisti più versatili, pronti a mettersi in gioco, dando nulla per scontato.

GB / VS (L’A): Questa versatilità si impara anche con la pratica delle relazioni, dell'abitazione di spazi condivisi per la creazione di un possibile orizzonte di segni comune. La cosa strana è che da un po’ di tempo ci frulla per la testa di sfruttare il giardino di L’A per delle opere concepite per stare sotto terra, tutto questo per rovesciare il punto di vista del nostro giardino e ragionare sul rapporto tra le superfici e le opere. Ci viene in mente una collettiva fatta di recente da GUM, 80, concepita per il controsoffitto dello spazio, un progetto che parte da un campo d’indagine che ci sembra vi interessi molto, quello di sfruttare a pieno le possibilità strutturali di un luogo. Ci spiegate meglio quella mostra?
HH / NS (GUM): 80 vedeva coinvolti Giallo Concialdi, Luca De Leva, Kevin Gallagher, Martino Genchi, Giuseppe Lana, Daniella Isamit Morales. 80 è una mostra basata sullo spazio che GUM non può utilizzare. 80 sono i cm di spazio mancante all’ambiente in questione, a causa di un controsoffitto. L'impossibilità di eliminarlo per riconquistare lo spazio mancante ha fatto nascere l'idea di tramutare tale carenza in una possibilità d'indagine. Siamo partiti da una situazione oggettiva dello spazio dato dal controsoffitto che lo riduceva. Una riduzione spaziale vissuta come limite. Agli artisti abbiamo chiesto di pensare a dei lavori che potessero essere installati sul controsoffitto. Lo spazio all'apparenza era completamente vuoto. Ci interessava lavorare sulla comune percezione visiva che parte dal basso per andare verso l’alto. In questo caso abbiamo rovesciato l'abituale orientamento percettivo, riabituando a rivolgere lo sguardo verso l'alto come lo è stato nel passato.

GB / VS (L’A): Concludendo, vorremmo chiedervi che impressioni vi portate dietro dalla residenza a Palermo e che città avete trovato?
HH / NS (GUM): La nostra permanenza a Palermo è stata un’esperienza fantastica, ospiti del vostro spazio dal grande potenziale. Ci portiamo dietro il ricordo di una città ospitale, bellissima, dalle infinite sfumature. Fonte di continue scoperte e sorprese. Capace di generare un continuo flusso di intuizioni. Ognuno a suo modo riesce ad essere un tassello armonioso del grande mosaico Palermo. A partire dalla ditta che ci ha fornito i 400 kg di salgemma senza chiedere niente in cambio all'uomo che vende enormi pezzi di ghiaccio sul ciglio di una strada fino ad arrivare a voi ed al vostro prezioso aiuto.
Vi aspettiamo a Torino sperando di fare ritorno a Palermo il prima possibile. W la Sicilia!!

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