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articoli

JULIÃO SARMENTO.
IL MEDIUM A SORPRESA

Intervista a cura di Roberto Lambarelli

In occasione della personale alla Galleria Giorgio Persano di Torino, Julião Sarmento ci racconta in che modo si è evoluto il suo lavoro negli anni, a partire dalla riflessione sul medium: dai mezzi concettuali alla pittura, fino al ritorno a foto, video e performance, nella convinzione che la scelta dello strumento segua sempre l'idea

Plaster Leftovers, 2012.

RL: Nei molti anni trascorsi dai tuoi esordi, avvenuti agli inizi degli anni settanta, più volte si è tornati ad auspicare un ritorno alla pittura, come quello verificatosi agli inizi degli ottanta. Tu hai sempre utilizzato diversi linguaggi, la pittura ma anche la fotografia, il video. Quale rapporto intercorre tra la tua poetica, i temi di cui tratti, e il linguaggio che di volta in volta hai scelto di usare? Viene prima l’idea e poi la scelta del medium con cui esprimerla, o è la scelta del linguaggio a determinare la realizzazione dell’opera?
JS: Nel mio lavoro il medium costituisce semplicemente uno strumento, un mezzo, un veicolo in grado di rendere il discorso più chiaro e fluido. In questo senso, inizialmente rifletto su ciò che intendo fare e sul risultato che desidero raggiungere; poi di conseguenza scelgo il medium. Cerco sempre di valutare quale potrebbe essere il migliore linguaggio per realizzare ciò che ho in mente, per tradurre in modo acuto e immediato il mio pensiero.

Lady-in-Waiting, 2012. Courtesy Galleria Giorgio Persano, Torino.
Foto José Manuel Costa Alves.

RL: In Italia il tuo nome è divenuto molto noto dopo la partecipazione a documenta nel 1982, edizione alla quale Rudi Fuchs invitò gli artisti europei che avevano trovato nella pittura nuovo vigore. Cosa significò per te lasciare i mezzi concettuali e tornare alla tela e al colore?
JS: Alla fine degli anni settanta, come tanti altri artisti, ho cominciato ad avvertire una certa stanchezza rispetto al mio lavoro post-concettuale; mancava di vigore ed emozione, e credo stesse diventando troppo prevedibile. Mi mancavano le scoperte della casualità, la sensualità del gesto, la possibilità dell’insuccesso. Tutto era troppo cerebrale, troppo intelligente e raffinato… Non c’era spazio per l’errore o anche soltanto per il tentativo… Tornare al disegno e alla pittura semplicemente mi restituiva una sensazione di avventura, di delicato sbilanciamento, di prova ed errore. Improvvisamente le cose potevano andare nel modo sbagliato, in realtà non sapevo come sarebbe apparsa l’opera una volta conclusa. Era una sorpresa, un piacere sensuale, una sensazione di imprevisto. Così il rischio si presentava nel mio lavoro ancora una volta…!

Leporello, 2010, HD videoinstallazione. Courtesy Giorgio Persano, Torino.

RL: Nella tua esperienza degli anni ottanta quale rapporto ci fu con la tua produzione giovanile, anteriore al 1974? Cosa ti ha portato poi ad usare di nuovo fotografia, video e performance?
JS: Le opere scorrono nel tempo. Quanto prodotto negli anni ottanta, sebbene solo in apparenza in modo formalmente diverso, non si allontanava di molto dai lavori dei settanta. Forma e modalità possono cambiare ma le idee, le storie, gli interessi e le ossessioni restano sempre uguali. In realtà, nulla di ciò che ho realizzato negli anni ottanta sarebbe stato possibile senza i ricordi dei settanta. Ogni opera è fortemente basata sulla conoscenza, sulle esperienze precedenti. Lo stesso vale per il presente. Quello che faccio oggi è la conseguenza diretta di ciò che ho fatto ieri. Vivi e impara… uso di nuovo fotografia, video o performance perché credo che questi siano i mezzi più adatti a trasmettere il mio discorso. Tutto qui. Nulla di più semplice.

Leporello, 2010, HD videoinstallazione. Courtesy Giorgio Persano, Torino.

RL: Secondo la tua esperienza sarebbe possibile ricondurre l’uso dei diversi linguaggi alle diverse ideologie? Potrebbe in altre parole valere l’equazione: fotografie, video e performance rispondono ad una visione progressista come pittura e scultura riflettono una visione conservatrice?
JS: Assolutamente no! Anzi, per quanto mi riguarda, la domanda potrebbe risultare conservatrice! Non ci sono visioni progressiste o conservatrici per quanto concerne i media. È una convinzione totalmente errata! Ancora una volta, il medium è esattamente quello che è: uno strumento che utilizziamo per trasmettere al meglio i nostri pensieri, per tradurre al meglio le nostre idee. I discorsi possono essere conservatori (o progressisti) indipendentemente dal medium utilizzato. Per rispondere alla tua domanda, di tanto in tanto capita di vedere video, fotografie e performance davvero conservatori, e per contro sculture e dipinti molto progressisti. È così che va…! Nulla a che fare con i linguaggi. Tutto a che vedere con le ideologie.

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