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INTORNO AL TURNER PRIZE
Belfast e Derry sotto i riflettori
Laure Prouvost
Ackroyd e Harvey
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Sarah Maple
Dragana Jurisic


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articoli

INTORNO AL TURNER PRIZE

di Manuela Pacella

Belfast e Derry sotto i riflettori

TURNER PRIZE-Laure Prouvost, Wantee, 2013

Laure Prouvost, Wantee, 2013, installazione multimediale, dimensioni ambientei.

TURNER PRIZE-Ackroyd e Harvey, The Cunningham

Ackroyd e Harvey, The Cunningham, 2013. Photograph Courtesy of Paola Bernardelli.

Ciò che sorprende maggiormente trascorrendo un po’ di tempo nell’Irlanda del Nord è l’incredibile quantità di stimoli a cui si è sottoposti.
Venendo da un paese come l’Italia e da una città come Roma in cui la decadenza – con la sua incredibile bellezza e pericolosità – domina il quotidiano, è inevitabile sentirsi scossi dal clima in continua tensione che si respira in questo particolare Nord. Il conflitto che si sente nell’aria, unito alle differenze culturali, rende il soggiorno sempre carico di aspettative che puntualmente non vengono mai deluse.
Se è difficile comprendere la storia, la politica, la società nordirlandese, allo stesso tempo si diviene subito consapevoli che il nostro sguardo esterno, seppur più obiettivo, non potrà mai davvero cogliere l’insieme proprio perché tutto sembra essere contraddistinto da un’estrema frammentarietà. Anche il semplice muoversi in città come Belfast deve sottendere la consapevolezza degli ostacoli, siano essi le Peace Lines che dividono le aree protestanti da quelle cattoliche, le strane zone ‘morte’ o uno dei tanti comprensori compatti che sembrano piccole aree ‘non attraversabili’. Non si può arrivare con l’arroganza mitteleuropea di prendere scorciatoie o utilizzare le mappe.
È necessario, quindi, procedere con modestia e cautela applicando regole diverse da quelle consuete. In questo modo l’ascolto diviene sincero e la sorpresa cede il passo alla comprensione che qui, per andare avanti, l’unica vera strada è avanzare sicuri, a testa alta, con calma, spesso in autonomia.
La scena artistica contemporanea nell’Irlanda del Nord procede allo stesso modo.
È incredibilmente vivace e unica nel suo genere. Un mercato vero dell’arte contemporanea ancora non esiste per cui gli artisti, sin dagli anni Ottanta, sono promotori di sé stessi attraverso l’organizzazione di una quantità incredibile di progetti espositivi mirati prevalentemente a promuovere l’arte nordirlandese a livello locale, nazionale e internazionale e a portare artisti di fama internazionale a conoscere la città, creando le basi per scambi interculturali.

TURNER PRIZE-dettaglio Working Times,

Dettaglio con le copie della rivista Working Times pubblicata in occasione della mostra Momentous Times, 2013, CCA, Derry-Londonderry. Photograph Courtesy of Paola Bernardelli.

È in questo clima che il prestigioso Turner Prize approda per la prima volta nell’Irlanda del Nord.
Era già accaduto in passato che il premio venisse ospitato non nella sua consueta sede londinese, ossia la Tate Britain, ma in altre realtà museali del Regno Unito. La prima volta accadde nel 2007 presso la Tate Liverpool per inaugurare la nomina della città a capitale europea della cultura nel 2008. La seconda volta nel 2011 presso il Baltic Museum di Gateshead, nel Nord dell’Inghilterra.
Quest’anno il premio approda per la prima volta nell’Irlanda del Nord e precisamente a Derry, la città del Bloody Sunday, in quell’estremo Nord che confina con la Repubblica dell’Irlanda e quindi con il Sud.
L’occasione è la designazione di Derry a città della cultura UK 2013 con conseguente investimento di capitali ed energie che la vedono al centro di numerose iniziative culturali. La mostra del Turner Prize, inaugurata solo un paio di giorni dopo la chiusura di Frieze, è ospitata presso uno degli ex-edifici militari di Ebrington (luogo dal forte significato storico e politico), di fronte al nuovo, iconico (divenuto il logo della città in questo fervido 2013) Peace Bridge, un ponte pedonale che collega il Waterside (unionista) dal Cityside (nazionalista). I finalisti del Turner Prize di quest’anno sono: Laure Prouvost con l’installazione Wantee del 2013, Tino Sehgal con la performance This is exchange del 2003, David Shrigley con Life Model del 2012 e Lynette Yiadom-Boakye con una serie di recenti oli su tela. Il vincitore sarà proclamato il 2 dicembre 2013. La mostra è stata curata dai direttori del Centre for Contemporary Art (CCA), Aileen Burns e Johan Lundh, e dalla curatrice e manager del Void Art Centre, Maolíosa  Boyle.
Il CCA e Void sono i due spazi espositivi della città, naturalmente al centro di numerose iniziative espositive durante questo frenetico anno della cultura. A queste due si aggiunge, temporaneamente, la City Factory Gallery, nello stesso edificio dove risiede Void. Presso la City Factory è possibile vedere sino al 4 gennaio 2014 un retrospettiva di Willie Doherthy dal titolo Unseen che riunisce insieme lavori fotografici e video, partendo dalle storiche e note fotografie della metà degli anni Ottanta in bianco e nero sino a lavori più recenti che riflettono sui cambiamenti di Derry.
Void nasce nel 2005 come spazio non profit, autogestito dagli artisti (sul modello degli spazi espositivi della vicina Belfast) e si occupa prevalentemente di portare artisti di fama internazionale a Derry. A cavallo dell’apertura del Turner Prize Void ospita una mostra personale di Mark Wallinger e, successivamente, di Santiago Sierra. Tra i progetti site specific promossi da Void degno di nota è il ciclo Artists’ Gardens curato da Gregory McCartney e che vede protagonista, al suo secondo appuntamento, proprio uno degli edifici di Ebrington, il Cunningham, dove il duo Ackroyd e Harvey ne ha ricoperto le mura di erba cresciuta in modo naturale grazie ad un composto di argilla poi seminata. A cura di Declan Sheehan ed Ex Baxter, invece, è il progetto che porta a Derry la nota stazione radio londinese Resonance FM che per un mese è in città, all’interno di uno spazio performativo mobile, a trasmettere un folto programma che vede coinvolti artisti internazionali.

TURNER PRIZE-David Shrigley, Neon Sign

David Shrigley, Neon Sign, 1999. Photograph Courtesy of Jordan Hutchings.

Il Centre for Contemporary Art (CCA) prende le mosse dalla precedente Context Gallery, nata nel 1992 per volontà di Hugh Mulholland (oggi curatore del MAC di Belfast) con l’intento di promuovere sia la giovane arte locale che artisti internazionali. L’occasione per la collettiva Momentous Times, curata da Aileen Burns e Johan Lundh, è il centenario del Dublin Lockout, il culmine di una serie di scioperi dei lavoratori irlandesi che aveva al centro del dibattito il diritto sindacale. Si tratta di un progetto che intende riflettere sulle condizioni del lavoro in tre momenti – 1913, 2013 e 2113 - e su come la tematica venga rappresentata dall’arte attraverso una mostra che vede coinvolti dieci artisti, forums, screenings, una pubblicazione e la rivista Working Times, edita dai curatori e da Helen Carey e prodotta in collaborazione con numerose istituzioni irlandesi e nordirlandesi dove è anche distribuita.
Infine, sino al 15 dicembre 2013, sullo spiazzale di Ebrington, ogni sabato e domenica è possibile vedere l’opera Borderline Project dell’artista giapponese Shiro Masuyama, un caravan il cui interno è arredato in due parti speculari, l’una dal design British, l’altra dal design Irish.
Masuyama è da qualche anno residente a Belfast e attualmente fa parte del board dei Flaxart Studios di Belfast che a breve, nel 2014, compiranno 25 anni. Flaxart studios nasce nel 1989 per volontà di un gruppo di artisti alla ricerca di spazi in cui poter realizzare i propri lavori ed è sostenuta dall’Arts Council of Northern Ireland e dal Belfast City Council, come le molte organizzazioni della città. Precedentemente, nel 1984, per le stesse esigenze di avere propri studi, nasceva Queen Street Studios e sul modello di queste realtà auto gestite dagli artisti prende le mosse lo spazio Catalyst Arts, nel 1993, con l’obiettivo di promuovere l’arte locale a livello nazionale e internazionale. Catalyst Arts, che quest’anno quindi compie ben 20 anni, si caratterizza per lo spirito di estrema collegialità. Il suo comitato direttivo è in continua rotazione ed ogni anno comprende ben circa 10 direttori che rimangono sino ad un massimo di due anni.
Tra i direttori di Catalyst Arts si annoverano anche Phil Collins e Susan Phillipsz.
Durante il mese di inaugurazione del Turner Prize Catalyst inaugura due mostre collettive, prima A Subtle Matter e poi Forces mentre un altro storico spazio espositivo di Belfast, la Golden Thread Gallery (fondata nel 1998) ne ospita la mostra celebrativa dei suoi vent’anni, come decimo appuntamento di un ciclo dedicato alla storia dell’arte nordirlandese, Collective Histories of Northern Irish Art. L’esposizione, curata da Chérie Driver, ex-direttrice di Catalyst e attualmente responsabile dell’archivio, riflette perfettamente lo spirito collegiale e collaborativo dello spazio. Senza la presunzione di voler restituire un ritratto puntuale e con la consapevolezza che Catalyst è una realtà in continuo divenire, la curatrice ha lavorato a stretto contatto con gli artisti e in molti casi le opere sono state rivisitate sia perché non più esistenti sia per adattarle allo spazio espositivo. Quello che ne risulta è certamente l’estrema vitalità e lo spirito collaborativo che caratterizza non solo Catalyst ma le varie realtà attualmente attive a Belfast. La Golden Thread Gallery inoltre sta per inaugurare nel Project Space una personale di Helena Hamilton in seguito a quella di Colm Clarke in cui l’artista ha utilizzato la galleria come studio per realizzare una serie di opere effimere o monumenti pubblici in vari luoghi strategici della città. Come altra iniziativa off site della Golden Thread vi è il progetto di Sarah Maple You Can’t Just Put Your Work Everywhere, curato dal giovane Ben Crothes e caratterizzato da una serie di 6 cartelloni pubblicitari sparsi lungo la città con una selezione dei provocativi e ironici autoritratti dell’artista.

TURNER PRIZE-Sarah Maple, You Can’t Just...

Sarah Maple, You Can’t Just Put Your Work Everywhere, 2013.

I musei della città ospitano invece l’uno, l’Ulster Museum, una restrospettiva di William Scott per il centenario della sua nascita e un intervento del giovane Martin Boyle, Genuine Replica, a conclusione dell’Ulster Museum Residency mentre il MAC (Metropolitan Arts Centre) ha inaugurato The Mystery of Tears con opere di Jesper Just, Marco Anelli, Salla Tykkä, Sophie Calle, Bill Viola e Bas Jan Ader.

TURNER PRIZE-Dragana Jurisic

Dragana Jurisic, fotografia tratta dal progetto YU: The Lost Country, 2013.

A conclusione di questo breve excursus sulle migliori mostre da vedere tra Derry e Belfast intorno al Turner Prize c’è da menzionare certamente il progetto fotografico di Dragana Jurisic, YU: The Lost Country, presso Belfast Exposed, sino al 21 dicembre 2013. Oggetto di indagine dell’artista, nata in Yugoslavia ma residente a Dublino, è il libro del viaggio in Yugoslavia della scrittrice anglo-irlandese Rebecca West del 1937, Black Lamb e Grey Falcon (1941). L’artista ripercorre le tappe del viaggio di West, sovrapponendo ad esso la propria esperienza memoriale dei luoghi in cui è nata restituendo dei ritratti fotografici dal forte impatto emotivo.

Siti web:

http://www.turnerprize2013.org/

http://www.derryvoid.com/

http://cca-derry-londonderry.org/

http://www.flaxartstudios.com/

http://www.queenstreetstudios.net/

http://www.catalystarts.org.uk/

http://goldenthreadgallery.co.uk/

http://www.nmni.com/um

http://themaclive.com/

http://www.belfastexposed.org/

 

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