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A.A.M. EXTRAMOENIA: UNA SERIE “ENCICLOPEDICA” IN DIVENIRE.
EX-PORRE: LUOGHI DELLA STORIA, LUOGHI DELLA CONTEMPORANEITÀ

di Lorenzo Pietropaolo

A.A.M. Architettura Arte Moderna di Roma – che dal 1978 si caratterizza come centro di promozione culturale al servizio di un progetto critico denso e avvincente, segnato dagli attraversamenti disciplinari del suo fondatore, Francesco Moschini, e dalla sua specifica attenzione per i processi di costruzione del progetto d’arte e di architettura – a partire dal 2013 ha avviato, in collaborazione con il gruppo di ricerca della Cattedra di Storia dell’Architettura del Politecnico di Bari, un progetto di lungo termine, al contempo sistematico e rabdomantico, che intende costruire una prospettiva critica sulle arti espositive in Europa e in Italia. Il progetto si configura come un livre à venir, un’opera aperta e progressiva, il cui orizzonte è una serie editoriale di imminente pubblicazione – quasi onnivora, più che enciclopedica in senso stretto, e tanto meno manualistica – che muove dai luoghi storici del collezionismo cinquecentesco, degli studioli e delle wunderkammern (si pensi al Camerino d’alabastro, o al Casino di Pio IV), per ricostruire la definizione settecentesca e ottocentesca del tempio civico dell’arte (di cui sono esempi il Museo Pio-Clementino e l’Altes Museum di K.F. Schinkel), attraversare le sperimentazioni dei Maestri del Movimento Moderno (da Le Corbusier a Mies van der Rohe), e giungere infine ad esplorare le molteplici evoluzioni e declinazioni dei luoghi e dei linguaggi dell’architettura espositiva dal secondo dopoguerra al contemporaneo, mantenendo sempre una specifica attenzione per il caso italiano.

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Si tratta insomma del ripercorrere cinque secoli di evoluzione museale, condotto alla luce di specifici attraversamenti tematici di tipo diacronico: Raccogliere, catalogare, esporre: dal collezionismo al museo; L’allegoria museale; Città, museo e architettura; L’arte di esporre: mostre e allestimenti nel Novecento; Istituzioni dell’Arte; Icone della contemporaneità; L’altro museo: arte e spazio urbano.
Nata nel quadro del più ampio progetto T.E.S.I. Tesi Europee Sperimentali Interuniversitarie (il programma culturale ideato nel 2006 da Moschini per riformulare in ambito accademico un dialogo critico tra differenti istituzioni e ambiti disciplinari su argomenti di studio pluriennali), la ricerca appartiene a quelli che lo stesso ideatore definisce “Progetti interminabili”, ossia iniziative di lunga durata che ambiscono a tessere in un corpus organico i mille fili rossi di lavori e sperimentazioni eseguiti a più mani, e in tempi e in luoghi differenti, ma gravitanti intorno ad un medesimo tema. A questo stesso filone appartengono i numerosi progetti culturali di A.A.M. che restano per definizione in fieri,come per esempio Archivi del Contemporaneo – che ricostruisce l’opera di artisti e architetti attraverso lo studio sistematico degli archivi e delle collezioni pubbliche e private, sia italiane che internazionali – e Territori del Cinema, un’indagine capillare sulle sale cinematografiche in Italia, la cui sezione riguardante la Puglia è stata pubblicata nel 2013.

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Nel segno della “didattica permanente e continuativa”, e secondo un modus operandi consolidatosi nel tempo quale cifra stessa dell’incedere “moschiniano”, anche il nocciolo teorico del progetto sulle arti espositive è stato quindi dapprima affinato e messo a punto nelle aule universitarie, ma è stato da subito concepito come un rizoma, che si accresce per multipli, senza input o output predefiniti, e senza gerarchie interne, così da stabilire connessioni sperimentali in molteplici direzioni, e uscire dalla dimensione teorica per espandersi extramoenia, aprendosi cioè alla verifica della operatività progettuale con apporti e sguardi esterni e interdisciplinari (architettura, fotografia, arti visive). Il fine ultimo è quello di progettare e promuovere specifiche azioni architettoniche e artistiche su di un terreno comune, vale a dire sull’opera d’arte collettiva per eccellenza: la città.

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In parallelo alla dimensione più propriamente filologica della ricerca, è stato quindi definito e intrapreso un percorso progettuale volto a delineare un “Museo progressivo delle Arti e dell’Architettura nella città contemporanea”, ossia un’opera aperta e multidirezionale, che ha al contempo come contenitore e come contenuto il paesaggio urbano dell’abbandono.
Se dagli albori del XX secolo – secondo un duplice sentire riconducibile alle contrapposte considerazioni di Proust e di Valéry sul significato stesso del museo – la definizione architettonica e istituzionale dei luoghi per l’arte è apparsa segnata dalla originaria ambiguità di contenitori in cui si ex-pone ciò che è sottratto allo scorrere del tempo e della vita, negli ultimi decenni lo spazio museale si è invece sempre più affermato come luogo di produzione, e sovente di consumo.

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Sospeso tra la tradizione della memoria e l’impulso alla creazione, tra ricerca di senso e volatilità dell’evento, il museo è mutato nella contemporaneità secondo forme plurali e meno definite, in cui, al fianco della centralità totalizzante dei grandi musei, si sono generate e consolidate modalità più aperte e laterali, che nascono da un radicamento territoriale, da relazioni più capillari e diffuse di accentuazione descrittiva e interpretazione dello stesso paesaggio urbano, in cui i luoghi dell’arte coincidono con l’architettura della città (si pensi per esempio alla Street Art, alle Stazioni dell’Arte di Napoli, o a esperienze come il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz a Roma). Questo filone della ricerca si fonda sulla convinzione che il sistema delle arti e dell’architettura contemporanee possano interagire con il corpo sociale, economico e fisico delle città, e che sia possibile sperimentare nuovi modi per favorire le interazioni tra arti, architettura e società specie nei processi di rigenerazione e risignificazione dei tessuti urbani.

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Nel continente europeo – e nel mosaico dei paesaggi italiani in particolare – l’abbandono è infatti l’altra faccia del metabolismo urbano, che negli ultimi sette decenni ha visto la città accrescersi come mai in precedenza: alla progressiva espansione della città corrisponde un altrettanto progressivo e diffuso processo di dismissione di parti urbane esistenti. Le città si accrescono e al contempo consumano se stesse, producendo scarti: architetture e spazi – una volta persi l’utilità e il significato originari, una volta terminato il proprio ciclo di vita – diventano rifiuti, che anche attraverso uno specifico ascolto poetico è possibile ricollocare nella partitura vivente della città, come mostra ad esempio il lavoro di Beniamino Servino. Eleggendo come campo operativo il paesaggio dell’abbandono (edifici dismessi, infrastrutture incompiute, relitti storici, vuoti e spazi agricoli urbani, periferie), si è inteso quindi innescare un processo di conoscenza operativa, di produzione e comunicazione culturale e artistica, che integra gli strumenti interpretativi dello studio dell’architettura e dei fenomeni urbani con i linguaggi delle arti visive e dei social media, per intraprendere – anche con azioni sperimentali site-specific – una collezione museale impropria, basata sulla riscrittura degli spazi residuali o di scarto presenti nelle pieghe del corpo delle città.

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Avviato sul caso di studio del territorio pugliese ma progettato sull’intero territorio nazionale, il museo progressivo prefigurato si fonda quindi sul censimento – partecipato attraverso una apposita piattaforma digitale, e corredato da una capillare indagine archivistica di carattere storico, tipologico, architettonico e urbanistico – del patrimonio dismesso moderno e contemporaneo, a cui è affiancata una altrettanto capillare esplorazione fotografica d’autore.

AAM-13 Caserma Rossani Edificio-E alloggiamenti

Lungi dal volersi cristallizzare nella retorica di un’estetica dell’abbandono, ma volto a restituire una geografia operativa e operabile dei luoghi urbani della contemporaneità, il progetto individua poi specifici casi applicativi di sperimentazione progettuale architettonica e artistica, per innescare così processi di rigenerazione urbana e consolidare nel tempo la rete di architetti e artisti coinvolti nell'elaborazione progressiva di questa collezione museale urbana.

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