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BROADCASTING GREEN LIGHTS: HITO STEYERL E LE BOMBE INVISIBILI

di Vincenzo Estremo

Una lettura dell'ultimo lavoro dell'artista Hito Steyerl per l'Institute of Contemporary Arts(ICA) di Londra a partire dalle termo immagini dei bombardamenti di Baghdad nel 1991.

Tra il 1990 il 1991, durante le operazioni militari della Prima Guerra del Golfo, gli organi televisivi di informazione statunitensi mandarono in onda, a ciclo continuo, le immagini dei bombardamenti notturni sulla città di Baghdad. Nelle piatte immagini verdastre all’infrarosso generate da visori termici, era appena possibile riconoscere i bagliori dei fendenti della contraerea irachena e i grappoli di bombe che la coalizione ONU lanciava sulla città.

Oliver Osborne - À l’église, 2013

How Not To Be Seen. A Fucking Didactic Educational . Mov File, Hito Steyerl, 2013, still da video. Courtesy l’artista.

Durante quel conflitto la CNN introdusse i live news broadcasts, trasmettendo le notizie direttamente dal fronte e rendendo possibile la visione in diretta – attraverso gli schermi televisivi – delle immagini di guerra e di quelle tracce luminose dalla cromia inusuale. In quei mesi si assisteva, per la prima volta in diretta, all'inizio di una guerra, ma non tutti sembravano esserne consapevoli. Le sequenze dei bombardamenti dell'operazione “Tempesta nel Deserto” divennero in breve tempo popolari e, ancora oggi, l'immaginario di quel conflitto è associato all'estetica di quelle immagini. È mia intenzione partire da una riflessione sulla natura e sulla diffusione di quelle immagini all'infrarosso per leggere l'ultima mostra che l'Institute of Contemporary Arts(ICA) di Londra ha dedicato all'artista tedesca Hito Steyerl. Le termo immagini elettroniche dei bombardamenti notturni su Baghdad entrarono nelle case di milioni di telespettatori nel breve tempo di quella guerra lampo. L'enorme visibilità mediatica del conflitto trasformò in popolare delle immagini che avevano più a che fare con la video pittura dei pionieri della Videoarte che con l'informazione giornalistica tradizionale. La comunicazione televisiva, per la prima volta, confidava in un'immagine non mimetica della realtà per documentare, in tempo reale, un evento drammatico della realtà stessa. Trasmettere in TV le immagini della Prima Guerra del Golfo ha forse contribuito a rendere meno astratta l'idea stessa dell'immagine elettronica, avviando un processo di reificazione. La tecnologia dell'immagine elettronica esisteva sin dagli anni sessanta, artisti come Nam June Paik, Bill Viola, Steina e Woody Vasulka e molti altri ne avevano indagato potenzialità artistiche e tecnologiche. La Videoarte proveniva dai movimenti Fluxus e applicava al supporto elettronico del video la leggerezza della musica e la cromia della pittura. Un movimento artistico che pur lavorando sulla televisione ne era rimasto ai margini, riuscendo raramente a penetrare nei palinsesti delle TV europee e statunitensi. Nel momento in cui, con i live news broadcasts della CNN, l'immagine elettronica entra massivamente nella società occidentale, qualcosa muta anche nella produzione dei video d'arte. Gli artisti sono meno interessati alle potenzialità estetiche dell'immagine elettronica iniziando a considerarne la duttilità e il potere di diffusione. Negli anni novanta l'immagine elettronica si incamminava verso la via della smaterializzazione; uno sviluppo che avrebbe comportato la perdita del supporto fisico e una trasformazione radicale che, di lì a pochi anni, si sarebbe completata con il passaggio dal nastro magnetico alla registrazione digitale su algoritmo alfanumerico con la confluenza dei MEDIA elettronici nell'universo di Internet.

Oliver Osborne - À l’église, 2013

Veduta dell’installazione di Hito Steyerl, Institute of Contemporary Arts, Londra, 5 marzo – 27 aprile 2014. Foto Paul Knight.

Al centro della rassegna londinese all'ICA dedicata a Hito Steyerl ci sono proprio le immagini digitali; l'artista si confronta con la leggerezza, con la liquidità, con la sinteticità di queste immagini, riflettendo sul modo in cui possono essere recepite nel momento in cui vengono condivise, trasmesse, montate e diffuse. Secondo Hito Steyerl le immagini (digitali) hanno a che fare con la guerra, con i genocidi e con i grandi crack finanziari, possono sembrare lontane, leggere, quasi astratte, ma appartengono al concreto. Fanno parte della realtà, non sono virtuali o piatte, ma appaiono tali. Le immagini hanno una concretezza confusa e forse aliena, sono organizzate in nuovi sistemi e modelli di catalogazione e conservazione che il fruitore sta iniziando a studiare e comprendere in questi anni. Il lavoro di Hito Steyerl sottolinea come l'universo della produzione dell'immagine sia tutt'altro che scialbo o senza interessanti implicazioni etiche. Per trovare in che modo funzionano le immagini bisogna confrontarsi con le loro caratteristiche peculiari, con il loro essere trash, con la loro duttilità. L'artista, attraverso una pratica di escavazione, individua il modo in cui queste immagini si comportano. Per Steyerl conoscere l'immagine digitale significa prodursi in atteggiamenti consapevoli, ripetendone meccanismi e funzionamenti. In How Not To Be Seen.

Oliver Osborne - À l’église, 2013

Liquidity Inc., 2014, still da video. Courtesy l’artista.

A Fucking Didactic Educational. MOV File, Hito Steyerl produce un video in formato di tutorial in cui si alternano immagini virtuali a sequenze che l'artista stessa ha prodotto, per spiegare in che modo è possibile non essere visti pur vivendo in una società monitorata quotidianamente da milioni di videocamere che producono miliardi di immagini digitali in movimento. Per Steyerl la visibilità non è più esclusivamente connessa alla diffusione, ma è legata alla risoluzione delle immagini stesse. La qualità dell'immagine ne determina la visibilità e la visibilità ne determina la realtà, in un processo inverso in cui la bassa risoluzione facilita la diffusione attraverso Internet. Il lavoro presentato all'ICA non riflette esclusivamente sulle immagini digitali in sé, ma tiene in considerazione il loro confluire in Internet. L'artista riporta alla luce la genesi di Internet che, nato come progetto militare del governo USA (ARPANET) per mettere in rete computer lontani tra loro, diviene contenitore di MEDIA. Internet, secondo Steyerl, produce la grande illusione del virtuale, la stessa illusione che nel 1991 si nascondeva dietro ai bagliori verdi nel cielo di Baghdad e che ci lasciava credere che dietro a quegli effetti vicini alla video pittura non si nascondessero bombe, esplosioni, detriti e guerra.

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