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CLÉMENCE DE LA TOUR DU PIN. SUBLIME subterranean SUBCONSCIUOS

Intervista a Treti Galaxie

a cura di Barbara Garatti

Nel XVI Secolo per volontà del Duca Emanuele Filiberto di Savoia fu eretta una fortificazione bellica fuori dalle mura dell’allora cittadella di Torino. Negli ultimi anni, grazie alla dedizione e alla fatica di un gruppo di volontari del Museo Pietro Micca, il cosiddetto Pastiss, interrato da quasi trecento anni, è tornato praticabile e per la prima volta accessibile al pubblico, grazie alla collaborazione con Treti Galaxie.
Il progetto curatoriale rivolto alla produzione di inediti interventi site specific da parte di giovani artisti si è integrato con il territorio proprio nel momento in cui, durante Artissima, Torino è diventata per qualche giorno la capitale dell’arte contemporanea.
Clémence de La Tour du Pin, giovane artista francese, è stata invitata a riflettere su un luogo carico di storia, la cui atmosfera densa di significato e custode di infiniti racconti si dirama tredici metri sotto la città.

Nell’epoca del post internet, del digitale e del virtuale De La Tour du Pin realizza opere e installazioni che possano essere rappresentative e al tempo stesso critiche della condizione sociale ed esistenziale contemporanea. Tra gli aspetti più destabilizzanti e affascinanti dei suoi lavori è la particolare attenzione alla dimensione olfattiva. L’odore permette all’artista di materializzare l’invisibile1 generando un forte impatto sensoriale che invade la soglia dell’intimità personale e collettiva. “Chacun de mes projets est déterminé par une approche olfactive. Le parfum est une sorte de base pour moi, une direction intime et abstraite avec laquelle je peux imaginer, articuler et structurer mes formes et mes sculptures”, spiega l’artista2.

Barbara Garatti: Quando avete conosciuto Clémence, che cosa vi ha colpito della sua ricerca?

Treti Galaxie: Abbiamo scoperto il lavoro di Clémence un paio d’anni fa, in un articolo su una mostra collettiva a cui aveva partecipato a Berlino. Aveva esposto un lavoro a parete, una lastra di metallo arrugginito e smerigliato da cui colava un liquido che scendeva fino a sporcare parete e pavimento. Sotto all’opera c’era un mazzo di fiori distrutto. L’idea che ci siamo fatti è che l’avesse usato per schiaffeggiare l’opera, e che il liquido che colava e si mischiava con la ruggine provenisse dai fiori. La composizione, molto violenta, era pervasa da una sorta di fragilità che restituiva un senso di sincerità a tutto il lavoro. È questo forte senso di sincerità legato a un’estetica altrettanto forte che ci ha fatto subito desiderare di lavorare con lei.

Clémence de La Tour du Pin

Clémence de La Tour du Pin, Sept préludes, 2017, vista dell'installazione, Fortezza Sotterranea Pastiss. Foto Marco Cappelletti e Delfino Sisto Legnani. Courtesy l'artista e Treti Galaxie.

Clémence de La Tour du Pin

Clémence de La Tour du Pin, Sept préludes, 2017, vista dell'installazione, Fortezza Sotterranea Pastiss. Foto Marco Cappelletti e Delfino Sisto Legnani. Courtesy l'artista e Treti Galaxie.

BG: Quali sono state le riflessioni e gli stimoli iniziali che avete condiviso, prima di scegliere il Pastiss come sede dell’intervento?

TG: Quando abbiamo conosciuto Clémence non sapevamo dell’esistenza del Pastiss. Nel 2015 lei aveva realizzato una mostra con Antoine Renard, 1 Lunatic 1 Ice Pick, in cui presentava una struttura labirintica composta da quindici pannelli di metallo che evocavano il paesaggio mentale torturato di un assassino cannibale realmente esistito. Era senza dubbio la cosa più forte che avessimo visto fino ad allora. L’anno seguente andammo a conoscere lei e Antoine a Berlino. All’inizio eravamo un po’ intimoriti ma poi capimmo che la ricerca che li aveva portati a realizzare quel lavoro non si basava su alcun tipo di morbosità, bensì sulla volontà di essere totalmente sinceri nei confronti dell’argomento che avevano deciso di trattare. Da lì abbiamo iniziato a sviluppare un dialogo con Clémence riguardo al concetto di labirinto, su cui lei stessa aveva iniziato a ragionare proprio con il lavoro per 1L1IP e ci siamo messi alla ricerca di un luogo che avesse le giuste assonanze con quanto da lei intrapreso. Oltre alla dimensione labirintica ci interessava portare la riflessione verso un piano inconscio, in un certo senso sotterraneo, e così abbiamo iniziato a studiare le gallerie di Torino, scoprendo questa incredibile fortezza labirintica, edificata proprio con lo scopo di far perdere l’orientamento al nemico qualora vi si fosse inoltrato. Così abbiamo deciso che la mostra di Clémence dovesse svilupparsi proprio lì, a 13 metri di profondità dal suolo stradale.

Clémence de La Tour du Pin

Clémence de La Tour du Pin, Sept préludes, 2017, Seated at her tripod and receiving under her vestments some sort of natural smoke from the earth, or from an herb thrown in a stove, would fall into a fit of vapors, which made her a prophetess and prompted her to utter incoherent speech (Baetyls I, II, III). Foto Marco Cappelletti e Delfino Sisto Legnani. Courtesy l'artista e Treti Galaxie.

BG: La sincerità che sottolineate, si avverte anche in Sept Préludes. Nell’opera Seated at her tripod3, il materiale plastico termoformato non dissimula di essere altro da se. Anzi, l’evidenza materica dell’oggetto e la sua fragile estetica rimandano a qualcosa velocemente plasmato da un essere umano; proprio in questo l’opera si differenzia dalle stalattiti e dalle efflorescenze murali circostanti, seppur vi rimanga chiaramente e profondamente in dialogo.
In
Notes on historical-spin4De La Tour du Pin allestisce una porzione di laboratorio per l’estrazione degli odori. L’ambiguità del termine nota, musicale o olfattiva, è accentuata dalle esili strutture metalliche sospese che sorreggono le ampolle, formando l’immagine di un pentagramma tridimensionale al centro della galleria. L’opera nella sua essenzialità visiva riesce a condensare una forte valenza poetica, risvegliando la percezione acustica e olfattiva nel visitatore proprio nel momento in cui si trova a tredici metri sotto terra. Il Pastiss è uno spazio difficile in cui lavorare, quali sono stati i limiti e le opportunità che vi si sono presentati? Come si sono generati i lavori di Clémence in dialogo con lo spazio?

TG: Clémence ha abitato la fortezza quasi in isolamento per diversi giorni, sviluppando con essa uno scambio intimo e unico. Si è misurata sia con l’elevata umidità, che ha influito sull’utilizzo di colle e colori, sia con la natura storica del posto, che impone interventi di natura non invasiva. Crediamo che queste limitazioni siano state un forte stimolo e che l’abbiano portata a concentrarsi sull’essenziale, sviluppando un dialogo più aderente al luogo. È arrivata quindi a concepire l'intero spazio del Pastiss come un unico corpo scultoreo percorribile dallo spettatore, una struttura labirintica sotterranea che in un certo senso rispecchia il suo inconscio. In questo modo, le installazioni trasudano letteralmente dalle pareti, come se emergessero e si materializzassero da una zona della sua mente a cui normalmente non può avere accesso, ma che è da sempre sepolta in lei. Anche l'ambiguità della parola “nota”, a cui giustamente fai riferimento, allude al modo non lineare con cui l'inconscio produce pensieri.

Clémence de La Tour du Pin

Clémence de La Tour du Pin, Sept préludes, 2017, Notes on historical-spin. Foto Marco Cappelletti e Delfino Sisto Legnani. Courtesy l'artista e Treti Galaxie.

BG: La mostra Sept Préludes genera diversi punti di contatto tra inconscio personale e collettivo. Un sofisticato gioco di rimandi fa da collante tra il fervido immaginario dell’artista, l’ambiente denso di storia e le peculiarità fisiche del luogo. Intravedo delle implicazioni sociali in questo modo di agire, qual è l’esigenza che vi porta a sviluppare progetti di questo tipo?

TG: Nello specifico, per quanto riguarda la mostra Sept Préludes la nostra intenzione era quella di far vivere allo spettatore un'esperienza quasi personalizzata. Per volere di Clémence, infatti, ogni tour è stato accompagnato da una diversa spiegazione del luogo e delle opere, spiegazione che, sovente, entrava in dissonanza con quella della visita precedente. Più in generale, crediamo che quando si offre allo spettatore qualcosa in maniera unilaterale, ciò che viene offerto non verrà conservato. Al contrario, quando lo si mette nelle condizioni di prendere qualcosa dalla mostra, a seconda del suo interesse e delle sue inclinazioni, quello che lo spettatore ricava dall'esperienza rimarrà con lui per più tempo, in quanto risultante di una fruizione attiva.

Clémence de La Tour du Pin

Clémence de La Tour du Pin, Sept préludes, 2017, Notes on historical-spin. Foto Marco Cappelletti e Delfino Sisto Legnani. Courtesy l'artista e Treti Galaxie.


TG: Il Pastiss, luogo carico di storia, era ancora sconosciuto alla maggior parte dei cittadini torinesi, che magari ci hanno camminato sopra per anni inconsapevolmente: entrare in contatto con esso, entrare in profondità nelle viscere di questa fortezza, in luoghi mai esplorati e fotografati prima, ha significato in primis entrare in contatto con il progetto di Clémence. Promuovere il dialogo tra arte contemporanea, tra la ricerca di un giovane artista, e spazi storicamente connotati permette all’artista di sviluppare in maniera più completa e piena quella che è la sua ricerca, in quanto deve relazionarsi con qualcosa di vivo, come la città; al contempo, consente anche ai non addetti ai lavori di entrare in un mondo altro, magari complesso, magari non subito intellegibile, ma che in alcuni casi può far germinare un interesse nuovo. Lo scopo è duplice: aprire la potenzialità comunicativa dell’artista e aprire il bacino d’utenza dell’arte contemporanea, restituendo ciò che veramente conta, le opere, al giudizio del tempo.

NOTE

  1. Arielle Bier, Molecular Materiality, in www.ariellebier.com, 1 dicembre 2015.
  2. Ingrid Luquet-Gad, Comment une nouvelle génération d’artistes a fait de l’odeur sa matière?, in www.i-d.vice.com, 27 febbraio 2017.
  3. Clémence de La Tour du Pin, Seated at her tripod and receiving under her vestments some sort of natural smoke from the earth, or from an herb thrown in a stove, would fall into a fit of vapors, which made her a prophetess and prompted her to utter incoherent speech (Baetyls I, II, III) (2017), polimero termoplastico, acrilico, colla a caldo, nastro di velluto, 24 x 80 x 24 cm.
  4. Clémence de La Tour du Pin, Notes on historical-spin (2017), acciaio, ottone, alluminio, vetro, velluto, fiore di cotone, 100 x 72 x 250 cm

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