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COMPUTAZIONALE, GENERATIVO, DESIGN

di Luca Bradini

Il design e i diversi scenari che lo innovano, modificando il contesto culturale di riferimento, obbligano ad una riflessione di carattere a volte semantico, per ricostruire un percorso che faciliti la comprensione di una complessità che spesso porta ad una perdita dell’orientamento.
La consueta natura associativa di termini che provengono da discipline differenti sono grimaldelli seduttivi ma anche criptici ed ambigui, la necessaria sistematizzazione dei princìpi che sottendono questi termini, oltre a permettere una comprensione approfondita dei contenuti, facilita una riflessione critica.
Parlando di design computazionale e generativo, non è sicuramente necessario determinare l’origine dei termini, piuttosto l’origine del significato che i termini associati generano immaginando una indagine genetica del risultato, per pensare quindi alle reali ripercussioni sul design futuro.
I termini, diversi per provenienza, propongono nella contemporaneità una idea evolutiva autonoma del risultato rispetto all’atto creativo e costituiscono la base di questa visione che porta ad un “matrimonio fecondo” tra la parte umanistica della creatività e quella scientifica della tecnologia del dato elaborato, dell’informazione, dell’informatica, ponendo il designer nel ruolo di gestore di un sistema complesso di strumenti, metodi e prodotti risultanti.

La verifica incerta

La verifica incerta

Elaborazione e design di Davide Paciotti, 2014.

Il mondo della comunicazione e della rappresentazione digitale è conseguenza della elaborazione dei dati che generano i risultati visibili, fisici o virtuali; poter indagare ed intervenire sui metodi di modifica della elaborazione dei dati mediante freddi passaggi algoritmici, per poi scoprire geometrie disattese e generate da principi dinamici, altresì esperienze interattive, costituisce il risultato più sorprendente.
Le strategie della elaborazione dei dati, associata a delle logiche algoritmiche che li ordinano per la formazione di geometrie più o meno complesse, di modelli di interfacce, è un contesto dove il design si pone a monte diventando l’elemento di traduzione riconoscibile.
Il matrimonio fecondo (se volete, allargato) quindi, riprendendo l’associazione iniziale dei termini, è tra il mondo del dato elaborato mediante complessi calcoli e la possibile traduzione in forme visibili/sensibili altresì funzionalmente caratterizzate.
Ma non è solo la gestione di geometrie complesse il fine, lo scenario propone diverse anime, spesso ci troviamo davanti al binomio design e tecnologia, spesso questa tecnologia è declinata nella sua natura digitale, ma il design computazionale varca la soglia freddamente tecnologica del termine, individuando nella “computazione” un metodo di innovazione creativa, associativa, che dispone verso i mondi dell’intelligenza artificiale adoperata per la creazione di geometrie, spazi ed oggetti che ibridano la virtualità con il tangibile.
Il design diviene caratterizzazione sensibile, fisica e virtuale della elaborazione del dato, le logiche matematiche diventano spunti generativi di soluzioni formali e funzionali interattive sia nella loro fase creativa (design generativo e parametrico) sia nella loro fase funzionale (oggetti intelligenti, spazi immersivi e multisensoriali).
Il controllo della forma si arricchisce di nuove intense esperienze geometriche, governato da leggi molto complesse che solo la capacità elaborativa informatica è in grado di organizzare, altresì il prodotto digitale che per sua natura si compone di una parte “leggera” ed intangibile, in grado di elaborare a velocità inverosimili una quantità organizzata ed enorme di dati, si associa ad una parte “pesante” e tangibile che non è contenitore ma attivatore di dialogo, interfaccia di riferimento, elemento cognitivo, quindi intelligente, come fosse anima e corpo di uno stesso essere, quindi di natura inscindibile.
Il mezzo, la macchina e l’uomo non si fermano ad un confronto legato alla esclusiva usabilità dell’uno sull’altro, ma ad una relazione di scambio attiva, sia nel momento creativo che nell’uso.

Thais o Perfido incanto

Thais o Perfido incanto

Noli me tangere, 2015. Elaborazione di Davide Paciotti, design di Piellebi.

La natura poliedrica del design, da un lato legato alla gestione e progettazione di forme complesse, di geometrie generative, dall’altro legato alla possibilità di dare corpo intelligente all’evoluzione digitale, è il dato intrinseco, non ambiguo ed emergente.
Il noli me tangere è capovolto nella necessità di relazione assoluta ed assidua tra uomo e macchina, dove il concetto di macchina ha perso qualsiasi valenza fisica.
Non uso la macchina, ma attivo una relazione dinamica, dove il contesto ambientale è multisensoriale, dove il termine virtuale decade lentamente perché attivatore di sensazioni reali, quindi alla scoperta di soluzioni anche formali “generate” da un sistema complesso e veloce, ma visibilmente caratterizzate da una nuova natura geometrica.
In termini più concreti il contesto di ricerca si pone tra lo scenario che vede l’informatica e le tecnologie digitali non solo a servizio di programmi di generazione geometrica da usare nel loro modello finale, ma come una fusione tra due realtà in grado di generarne una terza geneticamente portatrice di ambedue le essenze.
Potrebbe avere senso tra non molto elidere dal nostro vocabolario la parola “virtuale” abbandonando con essa i significati antichi del “non reale”, considerando che l’intangibilità e il non fisico non sono unicamente associabili al non vero, soprattutto se la relazione con questo mondo è in grado di generare nuove prospettive spaziali, quindi emozionali e per loro natura estremamente concrete, almeno nella manifestazione somatica che le emerge.
Le geometrie risultanti da studi algoritmici traguardano il senso tecnico dell’operatore, lo stupore dell’osservatore delle soluzioni formali non si sofferma nella valutazione dei sistemi che hanno generato tali elementi ed oggetti, ma sugli stimoli che tali geometrie propongono.
Il prodotto di design, pur nella semplicità di una forma nota, ripropone una geometria di superficie rinnovata da una elaborazione che ripercorre i sistemi organici della natura. Molteplici sono gli esempi di questa evoluzione formale gestita dalle logiche informatiche, da algoritmi, ma le potenzialità di poter associare a queste forme un carattere di “intelligenza artificiale” con una spinta verso un uso della tecnologia propone campi tutti ancora da esplorare, o meglio dove l’indagine è appena partita.

Mario Schifano, Vietnam

Mario Schifano, Vietnam

Progetto di Mariangela F. Balsamo, Luogo multisensoriale, 2014.

Alcune semplici elaborazioni, qui illustrate, tracciano una linea tra oggetto fisico e azione virtuale, il concetto stesso di oggetto semplice, come una cornice, un vaso, nasconde il processo generativo per realizzarlo, in questo caso non per esaltare un virtuosismo che striderebbe con il valore iconico dell’oggetto stesso.
Altresì la modificazione del contesto ambientale che propone uno studio della geometria dello spazio/contenitore anch’esso implementato da tecnologie che reagiscono alle azioni del fruitore, per generare feedback sensoriali come si fosse contenuti all’interno di un’unica interfaccia.
La relazione tra fisico e virtuale, indagata mediante gli strumenti della generazione formale e dell’implementazione digitale, dispone il design verso quel limite che apparentemente è a lui avverso, cioè quello della de-materializzazione, corona di spine che il design stesso sarebbe destinato ad indossare se colto nella sua forma tradizionale di reale solo se fisicamente tangibile.

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