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FREQUENTI CONNESSIONI. UN DIALOGO CON HAROLD BERG SU GORDON MATTA-CLARK

a cura di Massimiliano Scuderi

Massimiliano Scuderi: Qual è il tuo rapporto con Gordon Matta-Clark?
Harold Berg: Mio padre morì nel 2006, in Cile. Io andai al suo funerale sebbene non avessi un bel rapporto con lui. Ma alla fine capii che ci amavamo molto, reciprocamente, e quando mi trovai sul volo di ritorno, in un giornale trovai un articolo su Gordon Matta-Clark. Prima di quel momento ignoravo completamente chi fosse, avevo sentito parlare del padre, Roberto Matta, che era cileno e molto famoso nel mio Paese. Notai che mio padre e Roberto Matta erano entrambi conterranei e che avevano avuto entrambi cinque partners nella loro vita. Inoltre Gordon aveva studiato architettura, che poi aveva interrotto, ed io non avevo potuto studiarla come avrei voluto. Quindi ho pensato: “Però, quante connessioni!”. In questo articolo si parlava anche del ristorante FOOD e mi ricordai di esserci stato quando avevo 11 anni con una mia zia di New York, amante dell’arte. Un ristorante completamente diverso da tutti quelli che avevo visto fino ad allora, con un’atmosfera speciale. Gente che suonava, danzava, molto informale; stava nel mezzo di Soho e, ai tempi, guardare Soho da dentro significava non vedere alcunché, in quanto in quegli anni era un quartiere vuoto. Quindi leggendo l’articolo sul volo di ritorno dal Cile, ho realizzato che ero stato 35 anni prima in quel posto fantastico. Da allora, sono completamente ossessionato da Gordon Matta-Clark e faccio ricerche in continuazione.
Poco dopo, credo tre mesi, una grande mostra su di lui venne aperta al Museo Reina Sofía a Madrid e quella fu la mia prima visita ad una mostra su Gordon Matta-Clark. Ne rimasi molto colpito.

Gordon Matta-Clark

Gordon Matta-Clark, Jacob’s ladder, Kassel, 1977. Industrial web (proposal for Documenta 6), 1977, black and red ink and white photograph. Courtesy Pedro Ruiz Cacho and Harold Berg Collection.

MS: Mi hai detto dell’importanza di Skyhooks. Puoi spiegarmi perché e quali possano essere gli sviluppi di un’idea come quella?
HB: Alla fine della sua vita, Gordon Matta-Clark iniziò a lavorare su questa idea di creare una forma di spazio vitale da attaccare agli edifici senza che questo comportasse l’uso del suolo, quindi un modo per non pagare le tasse legate a questo vincolo.
Era un’idea che voleva esplorare come soluzione per i senzatetto o per le persone che non potessero pagare le tasse per una casa o un appartamento in un edificio normale. Fu impegnato in questo lavoro nelle ultime sei settimane della sua vita. È veramente stato il suo ultimo progetto.
MS: Secondo te c’è differenza tra il Gordon Matta-Clark dei Cuttings e quello di Skyhook?
HB: Non credo, sostanzialmente credo rappresentino entrambi la sua voglia di indagare lo spazio. Lo spazio era veramente importante per lui.

Gordon Matta-Clark

Gordon Matta-Clark, Untitled (bronx floors 1,2&3), 1972, photos. Courtesy Collection Pedro Ruiz Cacho and Harold Berg.

MS: Pensi che il suo lavoro fosse strettamente connesso con gli eventi della sua vita?
HB: Trovo sempre difficile dividere la vita dell’artista dal suo lavoro. Molte delle cose che egli ha fatto avevano a che fare con entrambi gli aspetti, uniti insieme. I Cuttings parlavano della possibilità di aprire degli spazi, Skyhook rappresenta la questione di creare degli spazi. Tree dance è un altro lavoro sulla creazione di spazi e anche Jacob’s Ladder lo è.
MS: Carol1 mi ha raccontato un aneddoto circa il loro primo incontro in un parco, durante il quale Gordon Matta-Clark iniziò a fare una scultura come se preparasse un sandwich di oggetti trovati per strada, un po’ l’idea di FOOD di unire cose differenti.
HB: Immagino…

Riccardo Paratore, United Airlines Economy Class

Gordon Matta Clark, Proof prints, Bronx Floors, 1972/1973, gelatin silver prints (series of 7 photos). Courtesy Pedro Ruiz Cacho and Harold Berg Collection.

MS: Qual è stato, secondo te, il rapporto tra Gordon Matta-Clark e il sistema dell’arte?
HB: Intanto voglio chiarire una cosa sul sistema dell’arte, che dividerei in due settori: le istituzioni d’arte e il vero sistema dell’arte.
Gordon e il reale sistema dell’arte erano parte della stessa cosa, intendo dire lavorarono insieme a FOOD, ad un isolato di distanza c’era il 112 di Greene Street che era un artist run space…
MS: Vito Acconci, ad esempio, mi diceva di non sapere dipingere o scolpire o fare alcuna cosa che potesse essere considerata artistica, ma quando uscì l’arte concettuale la considerò un’opportunità per esprimere ciò che poi gli avrebbe permesso di fare il percorso che ha fatto. Dalla pagina bianca e dalla scrittura egli cambiò sempre contesto, fino a concludere la sua carriera come architetto e non come artista, rifuggendo in una qualche misura il contesto dell’arte per questioni personali. Credi ci sia un atteggiamento comune tra Gordon e Vito?
HB: Gordon non entrò a far parte del sistema dell’arte, lui era nato nel sistema dell’arte. Il padre era Roberto Matta, la madre era Anne Clark, la scenografa del teatro surrealista di Parigi degli anni trenta. Quando Matta si separò dalla Clark, si mise con la moglie dell’artista Arshile Gorky, morto suicida. Quando la madre di Gordon si separò dal padre, iniziò a lavorare per Isamu Noguchi e successivamente con Hans Albert, che era anche lui vicino al mondo dell’arte.
Gordon disegnava sempre, ma il suo gemello, Batan, artista anche lui, disegnava molto meglio. Sono convinto che lui abbia deciso di occuparsi di altro anche per questo motivo.

Gordon Matta Clark

Gordon Matta Clark, Proof prints, Bronx Floors, 1972/1973, gelatin silver prints (series of 7 photos). Courtesy Pedro Ruiz Cacho and Harold Berg Collection.

MS: Cosa dici di questa comunità di artisti alla quale apparteneva? Come lavoravano? Ho sempre pensato che Gordon Matta-Clark per alcuni versi fosse un artista che cercava una condizione isolata.
HB: Più che una comunità era una famiglia. C’erano Trisha Brown, Richard Nonas, Carol Goodden, Laurie Anderson tra gli altri. Erano artisti che non amavano gli spazi convenzionali o i white cubes per lavorare, volevano lavorare in città o negli spazi abbandonati. In merito a questo aspetto solitario di Gordon, pensa al progetto Jacob’s Ladder per Documenta 6. Non lo realizzò al centro di Kassel, ma cercò un quartiere distante e isolato.

Gordon Matta-Clark

Gordon Matta-Clark, Office Baroque, 1977, unique gelatin silver print (with negative). Courtesy Pedro Ruiz Cacho and Harold Berg Collection .

MS: Per me questo è veramente interessante: la ricerca della distanza. È un modo per essere lucidi rispetto al contesto.
HB: Prendo una mappa e ti faccio vedere. Qui ci sono i luoghi di New York dove Gordon ha realizzato i suoi lavori: Tree Dance venne realizzato in una università per sole donne – particolare interessante – a un’ora da Manhattan; Bronx floor in spazi abbandonati distanti dal centro, e così molti altri.
Tutti i luoghi distanti per lui erano interessanti. Ad esempio andò a lavorare ad Anversa e non a Bruxelles, oppure a Genova, luoghi fuori dai circuiti, distanti. Perché non Roma o Milano? A Genova fece un’opera partendo dalla teoria di Fibonacci.
MS: Secondo te c’era un processo razionale in questo?
HB: No, penso più ad una scelta spontanea.
MS: Non pensi che ci fosse anche un qualche vago intento politico in queste scelte?
HB: No. L’unico pezzo che egli pensò come azione politica fu quella per il Muro di Berlino. Ne voleva tagliare un pezzo, ma tutti gli dissero che sarebbe stato ammazzato per questo, che gli avrebbero sparato. Così pensò di intervenire in un altro modo. Questo è il suo unico atto politico. In un certo senso lo è anche Skyhook.
MS: E FOOD?
HB: FOOD è stata una performance.
MS: C’è un altro lavoro che ti piace e di cui vorresti parlare?
HB: Si, quello che non ho ancora scoperto.

Gordon Matta-Clark

Gordon Matta-Clark, Sky Hooks (study for balloon building), 1978. Courtesy Pedro Ruiz Cacho and Harold Berg Collection

NOTE
1. Carol sta per Carol Goodden, artista e compagna di Gordon Matta-Clark, col quale fondò il ristorante FOOD a New York. Fu inoltre la fondatrice del Trisha Brown Dance Group, al quale partecipò anche in veste di interprete e danzatrice.

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