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Studio per un impaginato di immagini e azioni: Manuale della figura umana di Marta dell’Angelo e Fiorenza Menni

di Ilaria Mariotti

Manuale della figura umana. Secondo studi per l’allestimento di un impaginato è un'azione scenica frutto della relazione tra Marta Dell'Angelo e Fiorenza Menni. Manuale ha come premesse il libro d’artista Manuale della figura umana edito da Gli Ori nel 2007. Nel 2008 un impaginato del Manuale viene allestito al Museion di Bolzano e alla Biennale di Tirana. Nel 2014 Elisa Del Prete invita Marta Dell’Angelo per un programma di residenza a Nosadella.due in dialogo con Fiorenza Menni di Ateliersi per lo sviluppo dell’opera in chiave performativa. Nel 2015 Ateliersi e Nosadella.due presentano allo Short Theatre di Roma il Primo studio per l’allestimento di un impaginato. Questo secondo studio è stato presentato presso l’Ateliersi nell’ambito di ART CITY Bologna 2016.

Grande vano rettangolare, un teatro, il pubblico è invitato a disporsi, sedendosi, di fronte  ad una parete bianca davanti alla quale Marta Dell’Angelo inizia a dare una serie di indicazioni a persone invisibili. Progressivamente intuiamo che sono istruzioni impartite ad una piccola squadra di allestitori su come comporre, in uno spazio immaginario ma comunque su una superficie bidimensionale, un display formato da una serie di interventi dell’artista. Si tratta di seguire le istruzioni per dipingere, disporre, montare, disegnare, segnare. Si chiede, si ordina, ci si raccomanda, si ascolta. Progressivamente, dalle parole, incominciano ad emergere caratteristiche e attitudini di chi dovrà svolgere il lavoro: questioni caratteriali, incidenti biografici, pigrizie, relazioni di fiducia, negligenze, raccomandazioni a che il risultato corrisponda esattamente al progetto.
Una serie di rumori provenienti dalla parte diametralmente opposta della sala attirano la nostra attenzione. Si materializza improvvisamente quella squadra di lavoro evocata fino ad un attimo prima. L’artista scompare lasciando posto alle azioni, ai rumori. Si traccia, si misura, si dipinge, si attacca.

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Ateliersi/Manuale della figura umana. Allestimento di un impaginato. Bologna, Sì, gennaio 2016. Foto di Luca Del Pia.

La nostra attenzione inizia ad essere richiamata nuovamente nell’altra direzione da due ragazze adolescenti che accennano a piccoli movimenti di ginnasta.
Alcune persone tra il pubblico vengono invitate a cambiare postazione in uno scombinamento della visione  cui ci eravamo abituati.
Mentre l’installazione della compagine a parete procede, una ginnasta inizia a riscaldarsi e a compiere il suo esercizio virtuoso sulla trave parlando a voce alta, e tra sé, sulle difficoltà dell’esercizio, sul fatto che quanto noi vediamo a lei pare non ben fatto, registrando lo scarto tra fatica del corpo, limiti e potenzialità fisiche, risultato dell’azione. Imprecando, sussurrando, facendo riferimento ai guai di corpo e abito. La corporeità lascia poi il posto alla descrizione di un paesaggio evocato, un’immagine depositata sul fondo di una coscienza. La vede lei, la vediamo noi.
Quando tutto è finito, quando non c’è più spazio per le parole e per i gesti, il pubblico si alza per osservare l’impaginato. Per leggere la didascalia che, come ultima cosa, è stata fissata sulla parete.
Lo spazio che fino a quel momento ha ospitato parole, corpi, gesti, in un crescendo di visibilità, in un processo ascoltato, immaginato, visto, si offre alla contemplazione. È a quel punto che il riverbero mentale di quanto udito e visto trova un attimo di quiete, carico di vissuto autobiografico, campionari di corpi e gesti, rassegne di variabili umane. Il tutto si cristallizza in un’immagine. Quanto fino a quel momento è stato processo si mette di nuovo a disposizione come prodotto di pensiero e capace di accogliere e sollecitare. L’opera come frutto dell’azione, come processo segnato da instabilità, passibile di evoluzione e modifiche, assume la sembianza di dispositivo.

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Ha qui inizio il processo di creazione da parte dello spettatore, conclusosi quello dell’artista, e poi quello dell’artista attraverso quello degli allestitori. Dove inizia e finisce il processo di creazione? Quale è la responsabilità di ciascuno degli attori del processo?
E che questo processo si svolga in un teatro – e non in una galleria o in un museo – luogo d’eccellenza della temporaneità dove la rappresentazione non è mai uguale a se stessa, distoglie l’opera dal suo contesto per la quale è richiesta contemplazione per rigenerarsi o tendere continuamente alla rigenerazione dovuta allo scarto umano. È la relazione tra visione, occhio e cervello che passa attraverso il gesto. Cambiando contesto cambiano poi i riti che sottendono alla creazione e alla fruizione dell’opera. I gesti quotidiani reclamano una dimensione poetica ed evocativa.
Marta Dell’Angelo sulla questione della percezione ha costruito gran parte del suo lavoro. Sul campionario di gesti e pose del corpo umano, soprattutto quello femminile. Sulla grammatica, retorica e stereotipi delle posture, di certi particolari anatomici di corpi sotto sforzo.
Insieme a Fiorenza Menni, autrice e attrice di teatro, in questo ambito che è performativo (in merito alla questione tempo) e non contemplativo, sottopone al regime di tempo e spazio la fruizione dell’opera d’arte in quanto processo e divenire. Insieme hanno costruito una partitura drammaturgica che, in una sala di teatro, re-incontra i tempi e i ritmi della vita, lavora, tra le altre cose, sullo scarto tra il pensiero e l’agire quel medesimo pensiero, con tutte le variabili possibili nel transito tra l’immaginazione e il fatto. La parete che si sottopone infine alla contemplazione, tornando in circolo in forma di pensiero, è un impaginato di immagini e di azioni insieme. La didascalia dell’opera potrebbe comprendere, oltre ai materiali, i gesti che sono serviti a creare quell’impaginato. Fatto da immagini avvicinate tra loro per assonanza che la presenza nello spazio delle due ragazze e della ginnasta sembrano arricchire di echi non tutti decifrabili perché fanno parte di vissuto, affetti, relazioni, ossessioni paure. Registri diversi, anche da un punto di vista linguistico, compongono una partitura che dalla parete viene agita nello spazio e nel tempo, si contamina con elementi spuri, ritorna ad essere contemplata sulla parete ma conserva, di questa esperienza di azione, tutta la complessità.

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