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articoli

PAOLO COTANI.
IMMAGINE E RAPPRESENTAZIONE, COSTRUZIONE DI UNA SUPERFICIE

di Marcello Carriero

Le prime opere di Paolo Cotani, e le più note, sono monocromi e bande elastiche tensionate su un telaio. Basterebbe, però, soffermarci su alcuni episodi anomali, i collage fotografici ad esempio, per riordinare secondo una nuova logica il complesso linguaggio adottato da questo artista scomparso a settant’anni nel 2011. La pittura di Cotani guadagnerebbe a questo punto un posto a sé stante nel contesto analitico. Con l’uso della fotografia, infatti, Cotani si avvicinava alla svolta visuale abbandonando la riflessione puramente linguistica.

Paolo Cotani, Tensioni, 2009

Paolo Cotani, Tensioni, 2009.

Partendo però dall’etica del lavoro dell’artista, Cotani si interrogò spesso sulla possibilità della superficie di farsi immagine, circoscrivendo in tal senso una funzione specifica della pittura, nell’ottobre del 1970, così scriveva: “Sempre più frequentemente ci siamo posti la domanda se fare pittura ha ancora un senso, o meglio se la portata del messaggio garantisca ancora quel grado di incidenza che ne legittimizza la storicità. […] credo sia corretto cercare di capire quella che è la categoria in cui la ricerca pittorica si muove […] per tentare di ritrovare nella sua specificità una capacità operativa e creativa all’interno della molteplicità degli universi linguistici. E se il linguaggio è un universo autonomo, è soltanto all’interno della molteplicità delle sue leggi e contraddizioni la sua validità: fare pittura è progettare e progettare è un modo di intervenire nella realtà”1.

Paolo Cotani at work. Galerie Arnesen, Copenhagen, 1977.

Paolo Cotani at work. Galerie Arnesen, Copenhagen, 1977.

Lo smembramento del corpo pittorico per Cotani non vuol dire dissezione del soggetto, ma piuttosto, verifica delle componenti strutturali del quadro per il montaggio di un nuovo oggetto significante. Perciò Cotani deve certificare prima il decesso del quadro tradizionale e così racconta questa fine: “Il fare artistico è indissolubilmente legato al concetto di crisi, malattia cronica, o addirittura morte, a conferma di un assunto ormai storico. Malgrado ciò si continua a produrre ‘arte’, o per lo meno a qualificare ‘artistica’ una produzione che attraverso l’assunzione di questo valore giustifica la sua esistenza”2. La precarietà dell’aspetto storico-critico della pittura per Cotani dipende dall’azione del pittore nel sistema culturale, azione efficace solo nel contrasto. Chiamando in causa le problematiche dell’industria culturale, nel 1976, Paolo Cotani sollevava un problema sociologico: “Il mio interesse all’analisi, portata avanti da Adorno, si concentra su di un tema: la contraddizione tra la cosiddetta ‘musica colta e musica popolare’ […] i nessi tra produzione artistica e società, tra ruolo e funzione”3. Lo sviluppo dei suoi lavori, che portò alle foto elaborate intorno al 1977, è una logica conseguenza del ragionamento sul funzionamento della rappresentazione: “La ragione per cui ho privilegiato questo tipo di immagine tra altre […] nasce dal significato di simbolo araldico che esse hanno assunto nella mia memoria; ed è curioso come ciclicamente rientrino nella storia del mio lavoro”4.

Paolo Cotani, K33c, 1975.

Paolo Cotani, K33c, 1975.

Paolo Cotani, K12b, 1975

Paolo Cotani, K12b, 1975.

Cotani, quindi, parla di una memoria della pittura nella storia: “Personalmente, ho sempre pensato che esse sono la rappresentazione emblematica che (e questo sino dalle ipotetiche spazialità aeree della decorazione barocca) ha meglio partecipato alla costruzione di un concetto iconico dello spazio”5. È dunque un’immagine a suggerire lo sviluppo della ricerca. Partito da un azzeramento, Cotani approda a un modello evocativo di superficie. A lenta percezione, titolo di un ciclo di opere dell’inizio degli anni settanta, è il modo per accorgersi delle tensioni cromatiche che traspaiono da una stesura uniforme. Tensione esplicita nelle Bande elastiche, passo fondamentale verso la ri-definizione del quadro, Cotani s’era già espresso in merito: “L’uso dei materiali si sviluppa per gradi in relazione alle varie fasi del lavoro, ma il modo è strettamente finalizzato al risultato ultimo del lavoro stesso. […]

Paolo Cotani

Paolo Cotani con Giuseppe Rebecchini in occasione della mostra di Valentino Zeichen, 1977.

Il supporto è il campione virtuale dello spazio su cui si compie il processo di avvolgimento delle bande elastiche. L’azione fisica dell’avvolgere con gesto il più possibile corrispondente all’azione concreta (reale e utilitaria) produce il costruirsi della superficie che si completa parallelamente al sovrapporsi delle bande. È come l’orditura di una tela che si definisce con la sutura di ogni vuoto”6. Cotani, si badi bene, non ha mai seguito tautologicamente la trama della tela, semmai ha de-classificato gli strati di copertura utilizzando la fasciatura: “Oggettivando l’uso del materiale (il bendare che prende il posto del pennello) tendo a realizzare la crescita parallela e costante tra mezzo e gesto, tra formazione della superficie e procedimento operativo”7.
Questo procedimento è stato letto sin dall’inizio come una connessione irrefutabile tra pittura e idea di pittura. Nel ’68 Achille Perilli, tra le altre, fece questa premessa: “allora la verifica che noi possiamo operare sulla validità linguistica è soltanto all’interno delle leggi stesse che regolano quel linguaggio, all’interno delle sue proprie contraddizioni che creano il movimento e lo sviluppo”8.

Paolo Cotani

Paolo Cotani in occasione della mostra Analytische Malerei, Galerie La Bertesca, Düsseldorf, 1975.

La ricerca di Paolo Cotani stava dimostrando che si poteva mantenere il cromoluminismo della pittura nonostante una radicale ristrutturazione del campo percettivo. “L’idea di modificazione della luce per Cotani” – scriveva Cesare Vivaldi – “coincide anche con un’idea di ritmo, nel senso che il filtrar della luce attraverso la griglia cromatica è ritmicamente interrotto da zone di opacità più o meno regolarmente intervallate. Nel metodo rigoroso di Cotani proprio attraverso il ritmo si insinua così la più ampia possibilità di scelta e quindi di avventura. Un’arte tanto severa si dimostra perfettamente disponibile alla fantasia”9. La ritmicità saliente dei segni che s’incrociano diagonalmente, residuo della copertura, rompe una piattezza generica e sollecita la percezione. Le tracce della battitura del filo, a seguito delle bande, le nuvole e le cartografie, nonché le nette rivisitazioni di elementi architettonici, non sono altro che la risposta a una continua richiesta di funzionalità. Ma cos’era funzionale, a questo punto, per Cotani?

Risponde per noi Giorgio Cortenova in occasione di una mostra del 1991: “Mi riferisco a quel tanto di sontuoso e decaduto, a quel sospetto di barocco e di leggendario insieme che scaturisce dalla maglia strutturale della sua pittura. E si comprende meglio come ciò rappresenti una finalità alchemica della sua arte, quasi un’osmosi impossibile tra la prassi operativa del dipingere e le fughe iperboliche della memoria”10. Il barocchismo della piega, il meandro del recesso d’ombra, della sovrapposizione di una fasciatura, dell’ispessimento del drappeggio alternato alla scarna riduzione, emancipano la pittura di Cotani dal ruolo di fredda dimostrazione di una tesi ipostatica, mostrandola quale unica impalcatura del visibile.


Note
1. “Arte e Critica” ha già dedicato agli scritti di Paolo Cotani un articolo a cura di Roberto Lambarelli, Dichiarazioni e proposizioni. Paolo Cotani, il rovescio della pittura, n. 70, p. 107. Per ciò che riguarda, invece, l’antologia critica è inevitabile rimandare a Micol Forti (a cura di), Paolo Cotani. L’aragosta è un mostro delicato, Catalogo della mostra tenuta a Brescia, LAC Lagorio Arte Contemporanea (13 ottobre - 3 dicembre 2009), Skira, Milano 2009.
2. Paolo Cotani, La riflessione sulla pittura, Catalogo della mostra tenuta ad Acireale, Palazzo Comunale (29 settembre - 15 ottobre 1973), Tipografia Edigraf, Catania 1973
3. Paolo Cotani, intervista con Gislind Nabakowski, Düsseldorf, agosto 1976
4. Paolo Cotani, Sulla funzione: appunti per una pratica operativa,Edizioni Masnata, Genova 1977
5. Ibidem
6. Paolo Cotani, Sui materiali: bande elastiche + telaio + colore, Catalogo della mostra Grado zero tenuta presso La Bertesca, Genova (1974), La Bertesca, Milano 1974
7. Ibidem
8. Achille Perilli, Paolo Cotani, Catalogo della mostra tenuta alla Galleria Ferro di Cavallo, Roma (23 gennaio - 15 febbraio 1968)
9. Cesare Vivaldi, Cotani, Catalogo della mostra tenuta alla Galleria Godel, Roma (25 maggio - 16 giugno 1973)
10. Giorgio Cortenova, La costanza della visione,in Paolo Cotani, Catalogo della mostra tenuta a Palazzo Forti, Verona (10 dicembre - 10 febbraio 1991), pp. 13-24.


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