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articoli

Gabriele De Santis, Alek O., Santo Tolone.
Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?

di Edoardo De Cobelli

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare? è il progetto di Alek O., Santo Tolone e Gabriele De Santis che ha celebrato il decennale della Nomas Foundation. Un'esposizione non curata, che ha concesso agli artisti piena libertà espressiva e mano libera nel ridefinire gli spazi della fondazione.

L'invito si è così trasformato in un progetto espositivo profondamente personale, che racchiude il segno distintivo della loro ricerca e si appropria delle superfici e dei volumi del luogo, dettandone i ritmi, le pause, i silenzi e i movimenti. La possibilità di mettere in prospettiva il proprio percorso artistico si è rivelata, inoltre, un'occasione di riflessione.

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?, installation view, Nomas Foundation, Roma, 2018.

Dopo aver lavorato insieme a più riprese per oltre dieci anni i tre artisti hanno sentito la necessità di capire dove sono stati portati da ciò che parte di loro ancora si rifiuta di chiamare “carriera”, dando la sensazione di voler fare il punto, dietro a ogni retorica, a ogni provocazione e a ogni ironia a – altrimenti non rara nelle loro pratiche – con se stessi e con noi su cosa vuol dire essere artisti; a cosa si va incontro e, in fondo, se è quello che ci si aspettava.

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?, installation view, Nomas Foundation, Roma, 2018.

“Corteggiati e evitati”, si legge nel comunicato. “Lacerati”, “resistere” sono i termini che saltano all'occhio nell'espressione sincera di un momento critico. Riprendendo un testo dello scrittore Roberto Bolaño dedicato alla letteratura latinoamericana, gli artisti ne hanno reindirizzato gli intenti e i contenuti alle loro esperienze e, va da sé, al mondo dell'arte. “Gli scrittori artisti oggi cercano il riconoscimento, ma non quello dei loro pari, quanto piuttosto il riconoscimento di quelle che si suole chiamare istanze politiche, i detentori del potere”: i collezionisti, citati più avanti. Le fondazioni stesse, certamente. Le istituzioni. Cercano “la vendita”; anzi, “si dedicano anima e corpo a vendere: […] alcuni utilizzano più il corpo, altri utilizzano più l'anima”.

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?, installation view, Nomas Foundation, Roma, 2018.

Sembra quasi scritto per l'arte; alcuni avranno pensato alla performance, mentre è alla prostituzione a cui il testo fa riferimento. Ma “da dove viene la nuova letteratura arte?”. Viene, in fondo, dalla paura. Dalla paura di lavorare in officina, di vendere paccottiglia a Piazza Navona. Viene dal desiderio di rispettabilità, che nasconde, in fondo, la stessa paura. Il riferimento si fa ancor più vivido quando, entrando nello spazio, si viene accolti dal primo lavoro, visibile fin dall'esterno. Un insieme eterogeneo di oggetti incongrui è disposto su mensole, piani e pareti. Un salame penzola inopportuno e diffonde un odore di insaccato. Vendita al dettaglio di merce qualunque: dalle parrucche ai pugnali orientali; dalle ceramiche agli scarti di magazzino, paccottiglia, perché no. Il rovesciamento di senso trova più avanti conferma nel capovolgimento dei valori.

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?, installation view, Nomas Foundation, Roma, 2018.

Nella seconda stanza un'opera incorniciata su carta di Alek O. è in vendita a 50 euro. A fianco, un meloncino ne vale tremila. Il prezzo, come sappiamo, è una convenzione che qualifica, legittima o delegittima un'opera d'arte. Talvolta, ciò che ne conferisce lo statuto e che distingue, almeno a prima vista, l'oggetto opera dal suo omonimo di strada. La mostra è però tutt'altro che politica, nostalgica o sentimentale. Il percorso espositivo si diverte a frustrare le aspettative e la scelta autonoma dei tempi e degli spazi della visita. L'intervento degli artisti ha infatti trasformato lo spazio espositivo e stravolto la scansione dei ritmi delle sale, ostruendo il passaggio, bloccando porte e riducendone altre.

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?, installation view, Nomas Foundation, Roma, 2018.

L'illuminazione stessa viene, nell'ultima sala, negata allo spettatore, obbligato a superare un pannello mobile e a leggere le opere nella difficoltà dell'oscurità. Sembra quasi che l'esposizione, prima ancora di essere una mostra, sia un'operazione di didattica dell'attenzione. La prima porta, ad esempio, nel tentativo di aprirla, sbatte contro qualcosa, ed è necessario entrare dalla seconda per scoprire cosa ostruiva il passaggio. Difficile passare accanto a un lavoro senza che questo ottenga l'attenzione che gli spetta, come invece accade spesso nelle gallerie d'arte, moderna, o anche contemporanea, che al ritmo sincopato ne preferiscono spesso uno più cadenzato, rispettoso dei tempi altrui e della neutra e ugualitaria valorizzazione delle opere.

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?, installation view, Nomas Foundation, Roma, 2018.

Nella sala di mezzo, adibita a sala ricevimento, la fondazione ha ospitato vari eventi, cominciati con i cocktail d'artista di Ryan Gender e proseguiti, tra gli altri, con lezioni frontali o incontri, l'ultimo dei quali con l'illustratore romano Bruno Cannucciari. L'ultima sala, la più spaziosa, ospita i lavori più recenti. Alek presenta un montaggio di tappeti, composizione di objets trouvés, materie prime della sua poetica di riutilizzo, accanto a una serie di manichini autobiografici. Le composizioni di Tolone fanno da sfondo alle pareti, tra ritratti di vasi e opere di De Santis (Water-melon, 2014). Quasi un tableau vivant, istantanea pop che ricorda, come una dimora alternativa, la prima opera pop di Richard Hamilton1. Al di là del muro (Nuvola, Santo Tolone, 2018), un performer passeggia su un tapis roulant. Un'orchestra, nascosta dietro a una porta, aspetta che si giri la maniglia.

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare

Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?, installation view, Nomas Foundation, Roma, 2018.

1. Just what is it that makes today's homes so different, so appealing?, R. Hamilton, 1956.

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