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IL TROMPE-L’OEIL CRITICO DI ROBIN RHODE

di Luciana Rogozinski

Come artificio usato nella pratica pittorica e architettonica dall’antichità ad oggi il trompe-l’oeil è generalmente al servizio dell’illusione: per suo tramite un mondo fittizio si spalanca improvvisamente in una superficie compatta introducendovi un sistema prospettico alternativo.

Rhode

Robin Rhode, Four Stories, 2016. Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice TO.

La prassi di Robin Rhode, fin dai suoi esordi, utilizza questo stesso strumento ma in direzione contraria, e cioè al servizio della realtà e dunque come strumento critico precisamente nei riguardi della retorica dell’illusione. Le messinscene rhodiane, accuratamente progettate e messe in atto per il risultato finale fotografico, esigono infatti dal guardante uno sguardo che raccolga la volontà testimoniale del loro montaggio, realizzata mantenendo come elementi costitutivi dell’immagine anche i particolari concreti dell’ambiente di svolgimento delle performance. Attraverso i particolari concreti il guardante deve  leggere tra le righe il tema innominato, nascosto: proprio per la tattica che governa il suo gesto, infatti, Rhode può parlare della Storia solo obliquamente, ma ne sparge i segni di riconoscimento per chi voglia individuarla e interrogarla come presenza cospirativa e perciò quasi laterale o appena percepibile fra le quinte del suo teatro visivo.

Rhode

Robin Rhode, Promenade, 2008, video animation (selected stills). Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice TO.

Storia è la materia dura e screpolata della parete che, ogni volta ridipinta per una nuova operazione, si offre come supporto già carico delle tracce spesse e visibili lasciate in essa dall’opera precedente, mentre sempre la stessa incrinatura del muro riutilizzato ritorna come costante nello sfondo di immagini diverse, mantenendo il proprio significato di ferita entro qualunque combinazione nuova. Come Storia le fotografie puntualmente raccolgono, ai limiti della visibilità, lo slabbrato confine fra il pavimento o il terreno ingombri di pietrisco, di oggetti in rovina anonima o di sterpaglie informi e la parete come area significante, su cui si avvicendano le narrazioni visive e davanti a cui la figura umana gioca le proprie parti. Così anche la traccia scura lasciata una volta dal fuoco sul pavimento dello studio permane in ogni sequenza fotografica come commento incancellabile e insegna del passato intrecciato in ogni presente. Nei particolari fotografici dell’usato, del rovinato, del frantumato, del periferico in abbandono, sopra cui rinascono vicende nuove, e nel gesto con cui ogni pittura cancella la precedente ma ne mantiene dentro di sé le tracce, nelle operazioni di Rhode è trascritta senz’essere nominata la grande città contemporanea, col suo movimento continuo di distruzione e ricostruzione. Di un malfamato pericoloso quartiere di Cape Town prende il nome Lavender Hills, la composizione apparentemente inoffensiva che riunisce dentro un delicato celestiale colore di fondo segni ascendenti, tre porte di casa in forma di rettangoli e la figura che vi gioca in mezzo. In RYB l’attore umano si relaziona con le combinazioni cromatiche dei triangoli dipinti sulla parete, abbracciato a due copertoni d’automobile che con lui gettano un’unica ombra scura sul muro: cerchi sì, forme geometriche primarie, ma anche elementi abituali dello scarto nel paesaggio africano e strumenti incendiari rotolanti nelle guerriglie urbane fra le baraccopoli.

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Robin Rhode, RYB, 2016. Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice TO.

Suddivisi fra uno spazio della galleria dove accanto alle forme geometriche canoniche nelle opere interviene il colore, e uno spazio rigorosamente dedicato al Bianco e Nero, i lavori raccolti in Primitives si presentano come teoremi visivi. Nello scritto con cui accompagna la propria nuova operazione, Rhode la indica infatti come una rivisitazione critica della relatività odierna del termine “primitive”, in tutte le sue implicazioni anche nell’arte. In questa direzione di ricerca Rhode esprime l’intenzione di “ricontestualizzare la Geometria come forma narrativa” e di rivedere la stessa teoria del colore facendolo interagire come territorio geometrico col corpo.

Rhode

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Robin Rhode, Primitives, exhibition view, Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice TO, 2016.

Coerentemente con queste premesse, nei Primitives di Rhode la consueta figura umana vivente, nella sua maschera di tipo anonimo, cammina, gioca, si inerpica e si capovolge fra archetipi geometrici e combinatorie dei colori basilari in uso negli apparecchi elettronici (RGBG)1. In rapporto con le entità formali astratte questo giocoliere, questo prestigiatore, questo acrobata s’iscrive nella corrente di tutte le figure che rimettono in gioco le Norme e i nomi del mondo e ha come compagni anticipatori, nel primo Novecento figurativo, gli Arlecchini di Picasso e le geometrie-personaggi di Licini, rispetto ai quali l’attore umano di Rhode aggiunge l’ombra onnipresente del suo corpo reale. Nel secondo Novecento Nauman ha utilizzato la propria fisiologia concreta come misura dello spazio ma nel suo modello il corpo è legato a una teoria della caducità che è estranea alla poetica di Rhode. Piuttosto nel suo attore umano agisce il ruolo della mobile coscienza emancipativa che nella propria tattica contro le insidie autoritarie delle Norme procede nella maschera del gioco. In questo senso nelle messinscene rhodiane la performance umana, suddivisa in sequenze, è funzione del rovesciamento continuo dello status quo: tanto spesso la figura si capovolge e in tale posizione per esempio sostiene sulla pianta dei piedi la leggiadra camminata degli scheletri fra colonne di segni spiralici e rotazioni di diamanti poliedrici in frane poliprospettiche (Platonic Masonic). Solo però la Geometria veramente integrata nell’avventura dell’attore umano (The grass is singing, Impossible staircase) partecipa della metamorfosi; quando egli si trova in rapporto con le grandi forme da sole in campo, l’operazione emancipativa si arresta sulla soglia dell’allegoria, che mantiene il mondo fermo. Come ultimo dogma, nel lungo lavoro a parete in bianco e nero dedicato a Schoenberg, Rhode affronta esplicitamente la serie. Lo stesso disegno manuale di cerchi vorticanti è stato fotografato e riprodotto in copie sistemate contiguamente secondo un processo potenzialmente infinito. Due televisori, collocati davanti alla serie, vi introducono profondità e movimento, affidati ai video che rispettivamente percorrono dall’alto il tracciato irregolare di un terreno di vegetazione disseccata e dal basso lo sfilare di chiome di alberi rigogliosi contro il cielo (Earth, Trees). Questa serie, già presentata a New York ma come pavimentazione su cui agivano figure, è l’unica fra le operazioni in mostra in cui non compaia la figura umana come elemento attivo. Tuttavia non è un caso che la problematicità della serie come norma formale rivisitata sia qui messa in luce dalla linea che ha costituito il disegno originario.

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Robin Rhode, Impossible Staircase, 2016. Tucci Russo Studio per l’Arte Contemporanea, Torre Pellice TO.

La linea del Disegno come emanazione diretta della mano, come gesto significante proveniente sinteticamente dal corpo, è lo strumento emancipativo che nel lavoro di Rhode funge da perno per moltiplicare la vitalità del segno in qualunque spazio e per lo spalancamento di sempre nuove porte. Non le grandi Forme geometriche né gl’indici dei colori basilari bastano da soli a rinnovare la narrazione, nel mondo in evoluzione di Rhode, ma la Linea, che partendo dalla mano libera si sviluppa spiralicamente come marchio dell’io storico nel suo rischio individuale: Primitive è dunque oggi, nella modernità difforme e sconquassata, il soggetto solo nella strada e fra i muri della città non idillica, buio e luce a se stesso.

NOTA
1. RGBG, acronimo di “Rosso Verde Blu Verde”, struttura fondamentale della matrice PenTile che descrive la disposizione geometrica di una sistemazione sub-pixel originale che si trova nei dispositivi elettronici. RGBG è conosciuto anche come Bayer color Filter Mosaic.

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