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articoli

Sally Ross e Luisa Rabbia.
Dialogando a distanza ravvicinata

di Francesca Pagliuca

Relazionarsi alla pittura è oggi una sfida quanto mai complessa, che spesso presuppone la necessità di rifondare l’approccio stesso al medium pittorico. Alla Collezione Maramotti due mostre degli ultimi mesi, dedicate rispettivamente a Luisa Rabbia e a Sally Ross, rappresentano un’occasione per riflettere su come la pratica pittorica possa essere affrontata e rielaborata dando voce a nuove esigenze espressive che la modificano intrinsecamente.

Entrambe le esposizioni hanno evidenziato per le artiste dei momenti di profonda trasformazione: per Rabbia la pittura come disegno espanso e affondo interiore, approdo che si completa e si arricchisce nella lettura di parte della sua produzione dal 2009 a oggi e nella realizzazione di un murales site-specific di grande impatto; per Ross, invece, una cesura più netta, un nucleo di opere che testimonia la rottura nei confronti della figurazione e la messa in discussione del dipinto in quanto oggetto, decostruzione necessaria da cui partire per ricomporre e rifondare un nuovo processo di lavoro.

Luisa Rabbia, NorthEastSouthWest

Luisa Rabbia, Another Country, 2017. Pastello a cera, acrilico 17,28x2,56 metri. Site specific per Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni.

Luisa Rabbia, NorthEastSouthWest

Luisa Rabbia, NorthEastSouthWest, 2014. Matite colorate, acrilico, carta montata su lino, 244 x 376 cm. © Luisa Rabbia. Ph. Dario Lasagni.

Sally Ross, Painting Piece-By-Piece

Sally Ross, Painting Piece-By-Piece. Veduta di mostra. Collezione Maramotti, Reggio Emilia, 2018. Ph. Roberto Marossi.

Sally Ross, Betsy's Gift

Sally Ross, Betsy's Gift, 2013. Olio e gesso su pezzi di tela, filo di nylon 203,2 x 355,6 cm. Ph. Carlo Vannini. © Sally Ross.

Se intervenire in varie forme sulla tela, manipolandola decostruendola o forzandone intimamente la struttura, ha precedenti illustri nel mondo dell’arte, la scelta di Sally Ross si indirizza verso una completa ricostruzione del dipinto in quanto oggetto operata cucendo con filo spesso dei pezzi di tela, brandelli di tessuti, fino anche ad incorporare oggetti nella superficie pittorica rendendola aggettante.

Sally Ross, Betsy's Gift 2

Sally Ross, Betsy's Gift, 2013. Olio e gesso su pezzi di tela, filo di nylon 203,2 x 355,6 cm, particolare. Ph. Carlo Vannini. © Sally Ross.

Sally Ross, Big Pink, 2015

Sally Ross, Big Pink, 2015. Gesso, medium opaco e smalto su pezzi di tela, filo di nylon, stecca in fibra di vetro su telaio modificato 190,5 x 190,5 x 28 cm, particolare. Ph. Carlo Vannini. © Sally Ross.

Artista americana alla sua prima personale in Europa, Ross ha iniziato il suo percorso nell’ambito di una figurazione molto definita, dove gli oggetti ritratti – prettamente estratti dal contesto quotidiano – avevano sfondi neutri e sordi, si trattava di soggetti/non soggetti congelati in atmosfere metafisiche. La rottura è arrivata nel 2012, quando ha smesso per alcuni mesi di dipingere interrogandosi su quanto questo tipo di approccio potesse ancora avere sviluppi nell’ambito della propria ricerca. Se quegli oggetti erano effettivamente dei meri espedienti per poter stabilire un contatto tra artista e opera e tra opera e fruitore, la necessità di mantenere una referenza alla realtà diventava effettivamente superflua. Da questa riflessione si sono dunque profilati nuovi scenari di interesse: se l’opera, con la sua stessa presenza, basta per stabilire un dialogo, l’artista può recuperare la libertà creativa del gesto di assemblare, o meglio costruire, la propria opera/manufatto. 

“Manufatto” per l’artista stessa è infatti un termine più pregnante di “dipinto”, come attitudine performativa e processuale potrebbe esserlo più di pratica pittorica: Ross ha infatti sviluppato un processo di creazione che presuppone un lavoro a pavimento diretto ad assemblare pezzi di tela pre-esistenti, avanzati e messi da parte da precedenti lavori, re-impiegati attraverso la cucitura a maglie larghe che spesso rende visibile lo spazio liminare tra opera e parete.
L’opera ed i materiali che la compongono sono enfatizzati da trattamenti successivi imposti alla tela, quali colate di colore e pennellate generose di impronta gestuale, concentrando l’attenzione sulla presenza di queste tele/oggetti nello spazio e proprio su quello che attraverso loro si manifesta o si nasconde, come sul processo e sulle stratificazioni che ne segnano la genesi. In mostra sono presenti cinque lavori di medie/grandi dimensioni che propongono una selezione di questa nuova fase della sua ricerca.

Goodbye Old Friend

Sally Ross, Goodbye Old Friend, 2014. Olio, smalto, acrilico, matite colorate e gesso su pezzi di tela, maglia di lana, filo di nylon 198 x 498 cm, particolare. Ph. Carlo Vannini. © Sally Ross.

Per Rabbia il passaggio è più sottile e segna lo slittamento da uno sguardo esteriore a uno sguardo interiore, dal disegno a una sua versione potenziata ed espansa che deflagra verso più ampi orizzonti. Più che di un passaggio vero e proprio si potrebbe parlare di una coabitazione di due punti di vista, di cui uno – quello rivolto alle sfere interiori – si è ad un certo punto palesato rompendo lo strato sottile della rappresentazione. Nei suoi lavori, anche dove riconosciamo elementi reali, difficile dire che non vi sia stata da sempre la compresenza di un “altrove”, come se fossimo di fronte a una superficie permeabile da cui, attraverso una faglia, poter sprofondare verso altri lidi.

Gordon Matta-Clark

Luisa Rabbia, Dialogue, 2013. Matita bianca, acrilico su tela 189 x 144 cm, particolare. Detail Courtesy and © Luisa Rabbia. Ph. Carlo Vannini.

In From the Within Out, 2009, osserviamo un camion in viaggio su un terreno smottato, nel carico distinguiamo i profili di esseri umani, dei migranti dormienti. Le loro teste – restituite nei dettagli con matita bianca su acrilico – sono come apparizioni eteree, delicate, interconnesse tra loro come germogli di un’unica pianta e a loro volta incastonate tra i cuscini che ne sostengono il sonno come a costituire un’unica massa. Vi troviamo in nuce temi a lei cari, che troveranno pieno sviluppo nei lavori successivi, segnando un nuovo, grande affondo poetico. Innanzitutto il tema del viaggio, che da percorso fisico e di geografie interiori conduce fino all’esplorazione interna del corpo; il sonno come limen, soglia da attraversare per liberarsi dall’opacità e dagli attriti del corpo fisico verso moti psichici; la relazione, la compresenza e il contatto dei corpi verso la creazione di un’unica massa, una moltitudine umana che annulla le differenze per diventare un unico blocco, compatto e dilagante. Il tutto reso attraverso un colore dominante, un profondo blu, colore intenso dell’immaterialità ereditato dalla consuetudine semplice ed essenziale di disegnare a penna su carta. 

Luisa Rabbia

Luisa Rabbia. Ph. Dario Lasagni.

La tecnica pittorica utilizzata da Rabbia ha le sue radici proprio lì, nel disegno, per estendersi verso la creazione di ampie superfici disegnate a matita su acrilico, con un successivo ed ulteriore potenziamento nella soluzione di imprimere il colore direttamente sul supporto usando l’impronta digitale. Corpo che imprime corpo.
L’impronta restituisce la moltitudine umana di I Want To Be There Too, 2005, dove ampi filamenti rossi realizzati a matita fanno da contraltare al tipico blu separando un flusso magmatico e brulicante di esseri viventi concepiti come entità indistinte, accomunate dalla stessa condizione di attesa. Un messaggio di grande rilevanza in un’epoca che ancora fatica a riconoscere la parità di genere come valore intrinseco alla vita stessa.

Luisa Rabbia

Luisa Rabbia. Ph. Dario Lasagni.

Micro e macro nel mondo di Rabbia sono interscambiabili, come interiore ed esteriore: le impronte digitali possono essere folla ma anche cellule da cui germinano radici, solchi di un fiume, vene e membra di un unico corpo collettivo, il murales site specific Another Country.
Il corpo diventa paesaggio in Love, che ha dato il titolo all’intera mostra ed è parte di una trilogia, Love Birth Death, dedicata al ciclo vitale. Due corpi dal genere indistinto si uniscono in un unico nucleo percorso da un solco blu, una spina dorsale condivisa che diventa il centro di tutte le cose, le cui ramificazioni si aprono al mondo e forse continuano nel mondo, invisibili, scorrendo oltre la superficie pittorica.

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