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TOMÁS SARACENO. “FROM TERRESTRIAL CLOUDS TO GALACTIC CLOISTERS OF CLOUDS WEBS”

di Francesco Lucifora

Simplicio, Sagredo e Salviati sono impegnati da Galileo Galilei nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, un’opera di grande valore scientifico e filosofico che, non passando inosservata fu anche inserita dalla Chiesa nell’indice dei libri proibiti, un anno dopo la sua pubblicazione. Un fitto dialogo che mette i due sistemi a confronto, il tolemaico-aristotelico e quello copernicano, un confronto che Galileo conduce in modo che possa essere compreso da tutti. Simplicio e Salviati sono due scienziati, Sagredo è moderatore e al contempo destinatario dell’opera. Il Dialogo è una fitta tessitura che contiene e tocca alcuni cardini della nostra storia: il dogma, il metodo scientifico, l’opposizione delle dottrine, la ricerca astronomica, il mistero dell’universo e la divulgazione del sapere.

Dark Cosmic Web

Tomás Saraceno, veduta della mostra Dark Cosmic Web, presso Gate/Pinksummer goes to Rome, Roma, 2016.

La triade di questo dialogo è paragonabile alla triade sulla quale si poggia l’estensione tematica e l’evoluzione dell’opera di Tomás Saraceno, l’artista, l’opera e il pubblico. Gli ambiti della sua ricerca coinvolgono la conoscenza scientifica multilivello che nel suo progresso raggiunge e conquista tappe sempre più rilevanti in relazione alla posizione dell’uomo nel mondo e nei mondi. Ma appare un quid rappresentato dall’intuizione che proviene dalla visionarietà, dalla capacità di osservare e interrogare i segni del mondo, trasformare gli eventi  del mondo in signa, ovvero segni e insieme “costellazioni”1.

Aerocene

Tomás Saraceno, Aerocene 10.4 & 15.3, durante UN COP21 Climate Summit, veduta dell’installazione, Grand Palais, Paris, 2015, www.aerocene.com. Courtesy l’artista / Tanya Bonakdar Gallery, New York / Andersen’s Contemporary, Copenhagen / Pinksummer Contemporary Art, Genova / Esther Schipper, Berlino © Tomás Saraceno, 2015.

Si parte dalle cosmologie arcaiche passando attraverso secoli di teorie, fallimenti e scoperte, considerando l’uomo spesso rivolto al cielo per ragioni diverse, non sempre di carattere scientifico, più spesso per desiderio di magia. Fin dalla prime esposizioni pubbliche, come On- Air alla Pinksummer, Tomás Saraceno entra in scena senza filtro con un lavoro-manifesto, un apparato di respirazione dello spazio ma anche uno spazio da vivere, come lui stesso lo descrive “in-formare l’aria, aria sotto differenti pressioni, due entrate dell’edificio ti portano sotto diverse pressioni dell’aria. Se sali per le scale finisci all’interno della galleria e qui la pressione è più alta, ma non abbastanza da farti saltare i timpani. Una membrana di pvc trasparente spessa sei millimetri e alta sei metri fa respirare la galleria, lasciandoti sospeso nell’aria, la tua ombra come un affresco sul soffitto. Pneu/base di tutta la natura, pneuma/aria, pneumatos/respirare, Pneo/vivere/dimorare”.  Si può parlare di Saraceno come di un artista che produce “progetti orientati verso il possibile” e con un marcato carattere di “anticipazione produttiva”2, un mood che lo porta nel 2005 ad intraprendere un vero e proprio cammino di simbiosi creativa con il mondo dei ragni, artefici apparentemente silenziosi, architetti capaci di plasmare forme nelle quali Saraceno vede la potenzialità formale, tecnica e ontologica per costruire l’inesplorato e proporlo come utopia spaziale.

Aerocene

Tomás Saraceno, Aerocene - Flights at Salar de Uyuni, 2016. Cocommissionato da MARCO Museum of Contemporary Art, Monterrey, Mexico, in occasione della personale dell’artista nel giugno 2016. Courtesy l’artista / Tanya Bonakdar Gallery, New York .

Nelle installazioni Galaxy Forming along Filaments, like Droplets along
the Stands of a Spider’s Web (2009), per la Bonniers Konsthall di Stoccolma (14 Billions (Working Title), 2010) o per il K21 di Düsseldorf, la ragnatela ibrida inizia a diventare la stabile e concreta unità linguistica di Tomás Saraceno che si prende cura dei ragni, collaboratori naturali, costruendo intorno a loro spazi come ambienti sollevati dalla terra, abitabili e percorribili senza gravità e senza la presenza di limiti e confini fisici. Come nella vita dei ragni, esseri viventi appartati dalla frenesia umana, il pubblico è convocato dentro l’opera d’arte e sollecitato verso aumentate forme di consapevolezza sensoriale e della propria posizione nell’universo dato. L’introduzione del suono nelle installazioni discende dall’osservazione che l’artista fa sul comportamento del pubblico, una rete di sensori riplasma continuamente e con modalità diverse il movimento fisico delle persone, l’interazione si trasforma e gradualmente rimuove la normalità del movimento umano sostituendola con diverse capacità sociali. L’esistenza di ragni solitari, semi-sociali e sociali è occasione di studio da parte dell’artista e di esempio per gli abitanti della terra impigliati in un tipo di rete che ha allentato la connettività, infatti l’intenzione di Saraceno è suggerire possibilità di cambiamento relazionale non basate soltanto su teoria ma spingendo gli individui dentro il dispositivo, mettendo la persona al cospetto di qualcosa che non è più utopia perché in qualche modo sta avvenendo in realtà.

Dark Cosmic Web

Tomás Saraceno, veduta della mostra Dark Cosmic Web, presso Gate/Pinksummer goes to Rome, Roma, 2016.

Galaxies forming along filaments

Tomás Saraceno, Galaxies forming along filaments, like droplets along the strands of a spiders web, 2009, 53. Biennale di Venezia.

Se il suono, introdotto nella mostra Cosmic Jive del 2014, è lo strumento consegnato al pubblico per andare oltre l’interazione e sconfinare nella consapevolezza, il suono in Dark Cosmic Web il processo installativo aumenta l’intensità e la qualità degli elementi in gioco ed in una certa misura l’immersione è più profonda. Le ragnatele, il movimento dei ragni su di essa e la forma delle strutture di Tomás Saraceno include in questa mostra, con accentuata reiterazione rispetto a precedenti progetti, l’elemento cosmologico e il buio della materia oscura. È possibile ascoltare dentro un’unica onda sonora il campionamento di suoni emessi dal movimento vitale dei ragni sulla ragnatela e quelli provenienti da differenti agenzie spaziali. L’impatto di trovarsi a tu per tu con una forma di galassia, esperienza non ancora accessibile a tutti, dentro l’oscurità intesa come la massa che ci circonda e che non vediamo e orientarsi mediante il suono del nostro stesso movimento, provoca un salto sensoriale acuto. Nell’istante di questa emozione, qualcosa si sposta dentro l’usuale idea dello spazio e del sopra e intorno a noi, il carattere immersivo del lavoro di Saraceno è potente nella misura in cui apre la strada a nuovi pensieri, nuovi mondi che abbiamo fino a quel momento immaginato e dei quali pensiamo spesso in modalità fantascientifica o comunque distante dalle nostre possibilità empiriche. Ripensando al dialogo tra Simplicio, Sagredo e Salviati, la rete cosmica oscura è già oggetto dell’ennesimo confronto sui sistemi, ma alcuni dati modificano questa normale opposizione di due o più teorie, anzi si è di fronte ad un pensiero artistico che colleziona dati, deduce, immagina e realizza ed il fine ultimo lo appunta Joseph Grima: “il lavoro di Tomás Saraceno sui ragni e le loro reti è una metafora dello sforzo collettivo per incanalare mezzi straordinari verso la realizzazione di un sogno che è molto più vecchio di Internet, forse vecchio tanto quanto l’uomo: il sogno di una rete senza limiti in cui una moltitudine di coscienze umane possa convergere; una rete che propone un’alternativa all’ideologia dell’individualismo ultra-liberale e dell’autosufficienza”3.

Aleksandar Srnec

Tomás Saraceno, Hybrid Dark solitary semi-social Cluster HD 190228c built by: a solo Argiope anasuja – two weeks and a triplet of Cyrtophora citricola – three week, 2016, particolare della veduta. Courtesy l’artista e Pinksummer Contemporary Art, Genova © Photography Studio Tomás Saraceno, 2016.

Il fatto che i ragni di Saraceno siano dediti alla costruzione di filamenti simile alle galassie e che la loro vita produca un suono, porta a considerare che la socialità necessita di una sua armonia e che inevitabilmente l’assonanza formale tra ragnatela, scultura e galassia è data dall’armonia vista come un vincolo che tiene insieme ogni cosa, così come la materia oscura terrebbe insieme i mondi. Percorrendo l’atmosfera di Dark Cosmic Web, si vive la momentanea e mirabile soluzione all’insondabile e Tomás Saraceno ne è artefice e demiurgo, infatti il suono del ragno che tesse non
sarebbe percepibile perché ha carattere microscopico, l’equilibrio delle sfere e delle galassie non è percepibile per la loro sconfinatezza, ma il risultato rientra nell’ordine del cosmo. Fino a questo punto l’evoluzione del suo agire registra un ampio sforzo capace di agganciare i campi sconfinati della cosmologia, della storia dell’uomo e della continua evoluzione dell’immaginazione intesa come strategia per far dialogare scienza e calcolo, ragni e umani, arte e mondo. Il messaggio è evidente e relativamente utopico e mira allo sguardo estremo verso il cielo dove la sospensione diventa possibile solo dopo aver mutato le nostre comuni abitudini che anziché andare contro natura devono fondersi con gli stadi meno conosciuti di essa.

NOTE
1. Carlo Sini, Raccontare il mondo-Filosofia e Cosmologia, CUEM, Milano 2001.
2. Giuseppe Cantarano, Immagini del nulla. La filosofia italiana contemporanea, Bruno Mondadori, Milano 1998.
3. Joseph Grima, Tomàs Saraceno- Cosmic Jive, 2014, pag.103.

 

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