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SHINE ON YOU CRAZY DIAMOND. LA GENERAZIONE DI 89PLUS

di Maria Chiara Valacchi

La piattaforma 89plus, ideata e coordinata dal curatore dello Swiss Institute di New York Simon Castets e dal co-direttore della Serpentine Gallery di Londra Hans-Ulrich Obrist, raccoglie le sfide e i limiti della nuova generazione di creativi, accompagnando per i prossimi dieci anni il percorso dei nuovi talenti di tutte le arti. Ecco come la generazione X di Coupland diventa “diamante”

Riccardo Paratore, United Airlines Economy Class

Amalia Ulman, As far as anyone knows we’re a nice normal family, 2014. Courtesy l’artista e Studiolo, Milano.

Maria Chiara Valacchi: Quali sono gli obiettivi di platform 89+ e, secondo voi, come si svilupperà in futuro?
Simon Castets e Hans Ulrich Obrist: 89plus è un progetto di ricerca a lungo termine, internazionale, multi-piattaforma, aperto, che indaga la generazione di innovatori nati nel e dopo il 1989. Attraverso panel, libri, periodici, mostre e residenze, esso mette insieme individui appartenenti a una generazione che rappresenta circa la metà della popolazione mondiale. Ci chiediamo sempre: come possiamo realizzare progetti incentrati sul dialogo globale e che abbiano luogo in tutto il mondo, ma che al contempo puntino sulla differenza locale? 89plus non consiste nella spedizione di casse in giro per il mondo o nell’organizzazione delle solite mostre itineranti. Né si occupa di anticipare tendenze. Piuttosto punta a fornire opportunità ai professionisti di questa generazione che operano in modi nuovi e stimolanti. Dal momento che 89plus si estende nel futuro, contiamo di sviluppare più progetti la cui natura rifletta l’energia e lo spirito della generazione 89plus.  

Riccardo Paratore, United Airlines Economy Class

Niko Karamyan e Tierney Finster, Wicked Games, 2014, video 7’2”. Courtesy l’artista.

MCV: “[…] Senza prevedere tendenze artistiche o anticipare la ‘creazione’ futura.” Chiederei: nonostante vi concentriate su un vasto range di innovatori, esiste un DNA comune che definisce l’approccio creativo di artisti nati dopo il 1989? E, sotto un profilo pratico, come è gestita concretamente questa trasversalità multidisciplinare durante le vostre tavole rotonde ed eventi pubblici?
SC+HUO: È ancora troppo presto per fare congetture in questa fase, dal momento che la generazione 89plus sta solo da poco cominciando a entrare nell’età adulta e che 89plus è concepito come un progetto della durata di 20/30 anni.
Detto questo, confidiamo che la nostra ricerca possa scoprire tante voci diverse, una pluralità di opinioni e idee, anziché un “DNA comune”. Riguardo all’aspetto multidisciplinare, ci interessano tutti i tipi di innovazione; molti professionisti di questa generazione operano trasversalmente nelle varie discipline, non restando confinati a una identità creativa specifica. Vediamo molti artisti lavorare nel settore scientifico-tecnologico, collaborare con scienziati e tecnologi al fine di ideare progetti complessi e stimolanti; queste diverse aree della creatività e dell’innovazione riescono a operare in modo armonico.   

MCV: Quali criteri seguite per la scelta e il coinvolgimento di artisti e creativi nei vostri progetti?
SC+HUO: Tutti gli artisti coinvolti nel progetto sono stati selezionati attraverso le registrazioni a 89plus.com o tramite le segnalazioni della nostra preziosissima rete internazionale di advisor. Non ci sono criteri di selezione specifici. Ad ogni nuovo progetto esaminiamo attentamente la nostra ampia banca dati delle registrazioni e segnalazioni in modo da poter scegliere gli artisti che riteniamo adatti a quel particolare progetto. 
MCV: Douglas Coupland ha teorizzato le espressioni X Generation e Diamond Generation; in che modo la Diamond Generation definisce, in maniera sintetica e al contempo esaustiva, la nuova generazione di creativi?
SC+HUO: Quando abbiamo lanciato il progetto nel 2013, usavamo la definizione “The Diamond Generation” di Douglas Coupland, il celebre scrittore che ha coniato l’espressione “Generation X”. Avvertivamo che non era individuabile un arco temporale preciso per descrivere le persone nate dal 1989 in poi, così ne parlammo con Coupland il quale suggerì “The Diamond Generation”. Il suo ragionamento è quello di trasmettere per prima cosa l’idea di trasparenza, dal momento che il diamante è trasparente e coloro che appartengono alla generazione 89plus sono cresciuti in un ambiente in cui devi imparare molto presto a diventare un personaggio pubblico sui social media. La seconda idea è quella di acutezza, in quanto chi fa parte di quella generazione è cresciuto avendo pieno accesso all’informazione attraverso realtà come Wikipedia, per fare un esempio. Allo stesso tempo sappiamo che l’espressione “Diamond Generation” non è l’unica idea e non è quello che Douglas Coupland avrebbe voluto. Lui ci ha fornito semplicemente un input. Contiamo di inventarci altre definizioni. Sarebbe molto pericoloso ingabbiare e congelare troppo presto una generazione in un termine. Siamo qui per imparare; per ascoltare.

Riccardo Paratore, United Airlines Economy Class

Niko Karamyan e Tierney Finster, Wicked Games, 2014, video 7’2”. Courtesy l’artista.

MCV: Quella descritta è una generazione caratterizzata da un accesso più facile all’informazione veloce, sebbene non si tratti sempre di una buona informazione in termini di qualità, e connotata da un approccio creativo fluido e al contempo inter-disciplinare, capace di abbracciare e arricchire perfino argomenti lontani dalle singole specificità. Se paragonato al passato, in che modo questo tipo di approccio influenza e modifica realmente la creazione di un’opera o in generale una ricerca contemporanea?              
SC+HUO: Spesso parliamo del libro The Shallows di Nicholas Carr. In questo libro, Carr scrive, “La rete è diventata il mio mezzo universale, il canale di quasi tutta l’informazione che scorre attraverso i miei occhi e le mie orecchie, e nella mia mente”.
Egli parla anche della nascita del digitale e di come esso abbia influenzato il modo in cui assorbiamo le informazioni, di come non leggiamo più in ordine lineare una pagina da sinistra a destra ma saltiamo qua e là, dando un’occhiata. 89plus si fonda proprio su questa idea di immersione nell’informazione indagando come ciò si ripercuote sulla letteratura e sull’arte. È troppo presto per tirare le somme in questa fase, ma questo è esattamente ciò che ci interessa ricercare e ciò su cui il progetto 89plus contiamo possa far luce.
Attuare una registrazione delle nuove generazioni per determinare un rinnovato ordine sociale sembra essere cosa insita nell’uomo. I giovani sono la cartina tornasole del futuro prossimo e studiarne gli interessi, le peculiarità e i limiti può essere fonte di una preziosa previsione culturale ed economica. Anche in arte questo è sempre accaduto; in maniera spontanea nella prima metà del Novecento; col coordinamento di critici che hanno pianificato tendenze, nella seconda metà. Rilevare una multidisciplinarietà creativa senza necessariamente indicarne gli orientamenti però è pratica nuova. Ci prova, e sembra riuscirci, la piattaforma 89plus, ideata e coordinata dal curatore dello Swiss Institute di New York Simon Castets e dal co-direttore della Serpentine Gallery di Londra Hans-Ulrich Obrist. Sorta come strumento a favore degli innovatori internazionali nati dal 1989 in poi, 89plus si prefissa di censire e accompagnare, per i prossimi dieci anni, nuovi talenti che spaziano dall’architettura alla regia, dalla musica al design, dalla tecnologia alla scienza alle arti tutte, tramite l’organizzazione di residenze, dibattiti e mostre, promossi e finanziati da enti e fondazioni. Una piattaforma per nuovi dispensatori d’idee operanti in un sistema artistico-culturale dalle dinamiche ormai stanche, dove la corsa all’up to date e il recupero dell’escluso sembra essere spesso la sola pratica eccitante e il passato prossimo, memoria già demodé. Perfetta risposta a una società narcisistica e superficiale, disinteressata all’annotazione di storie recenti e governata da un processo continuo di obsolescenza programmata sia fisica che intellettuale.

Amalia Ulman, Accepting Donationsn

Amalia Ulman, Hysterical Desire & Girl Power Relations, 2014. Courtesy l’artista e LTD, Los Angeles.

Una delle soluzioni possibili per valicare questa impasse? Senz’altro catalogare, direzionare e sostenere i nuovi linguaggi sin dalle loro prime elaborazioni. Significativi sono infatti i coinvolgimenti di 89plus con sponsor quali Dld, piattaforma aziendale che si descrive come una “rete globale sull’innovazione”, o della LUMA Foundation, della filantropa e collezionista Maja Hoffmann, da sempre interessata allo sviluppo di nuove modalità per sostenere progetti artistici. Sensibile da sempre a nuovi progetti di qualità anche Patrizia Re Rebaudengo che due anni fa, insieme a Julia Peyton-Jones e Hans-Ulrich Obrist, ha pensato all’ideazione di un premio, il Re Rebaudengo Serpentine Grants, per sostenere con ancora più forza i giovani artisti offrendo loro, in caso di vittoria, una somma in denaro per la produzione di un’opera. Il contest aperto agli under 89 ha trovato il giusto contraltare nella stessa 89plus e in “DIS Magazine”, contenitore contemporaneo online che, come dice Patrizia Re Rebaudengo, ha fornito la piattaforma digitale ideale per inoltrare la propria application. Semplice partecipazione e valutazione immediata da parte di importanti curatori e di tutti gli utenti del magazine. Il risultato è inaspettato. Il popolo del web ha decretato la vittoria del gruppo composto da Niko Karamyan (Hollywood, California, 1992) e Tierney Finster (Los Angeles, 1991), ideatori di un video musicale dalle atmosfere marcatamente eighties dove un immaginario grottesco e kitsch si miscela al suono romantico di un pop desueto riabilitato a sonorità cool.
Il premio della critica è andato invece all’installazione Sleeping is Production di Riccardo Paratore (Eutin, 1990) che, come afferma in una breve intervista Patrizia Sandretto (componente della giuria insieme a Francesco Bonami, Lauren Boyle, Simon Castets, Solomon Chase, Kevin McGarry, Hans-Ulrich Obrist, Julia Peyton-Jones, Eugenio Re Rebaudengo e Jochen Volz): “è stata scelta perché individuata la grande qualità dell’opera, i cui riferimenti sono più specifici alla storia dell’arte, non a caso Paratore ha già realizzato un progetto in collaborazione con un’artista storica quale Rosemarie Trockel”. Chiedendole inoltre cosa occorra ai creativi emergenti oggi, ci risponde che “i giovani artisti hanno bisogno di dialogo con altri artisti e con curatori della propria generazione o precedente. Oggi questo può avvenire negli spazi fisici di una galleria, o magari in quelli virtuali di una piattaforma quale DIScrit 89plus.

Amalia Ulman, Accepting Donations

Amalia Ulman, Catastrophe 1, Catastrophe 2, Catastrophe 3, 2014. Courtesy l’artista e LTD, Los Angeles.

La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo cerca di offrire un contesto di incontro, di formazione, di produzione e promozione delle ricerche degli artisti più giovani”. Ma sebbene risulti più sensato un sostegno di tale entità rispetto ad un’immediata esposizione del lavoro, ciò che può destare dubbi è se individui così giovani siano pronti ad affrontare anche solo l’enunciazione di un proprio pensiero chiaro che, data l’età, corre il rischio di essere ancora in fase di elaborazione. Il curatore trentenne Simon Castets ci ricorda i brillanti esempi di Keith Haring, Matthew Barney e Jean-Michel Basquiat, giovanissime intelligenze, dalla vita talvolta non proprio felice, ma dal talento dirompente e precoce. Certamente oggi ci relazioniamo con giovani iper-specializzati, padroni degli strumenti del proprio tempo, capaci di avvalersi degli apparati multimediali non solo come fruitori, ma anche e soprattutto come propulsori e sviluppatori degli stessi. Sono esempi rilevanti e recenti il software engineer Max Weisel, che appena ventenne ha collaborato alla progettazione dell’album di Björk Biophilia, o il designer napoletano Alessandro Bava, ideatore per la Biennale di Architettura di Venezia dell’AIRBNB Pavilion: una mostra di 25 architetti realizzata presso gli appartamenti iscritti al sito di ricerca Airbnb. Tutte brillanti dimostrazioni che apprezzerebbe a pieno il filosofo ed economo Jeremy Rifkin, sostenitore del pensiero di una gestione partecipativa basata su Internet, reputata talmente funzionale ed ecosostenibile da poter risollevare le sorti finanziarie ed ecologiche del mondo.
Scelta come data cardine per rappresentare il cambio sostanziale dei tempi, il 1989 è l’anno del crollo del muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda, la rivolta di Piazza Tienanmen, il lancio del primo GPS in orbita e l’introduzione del World Wide Web. I due curatori, oltre a rilevare i fondamentali cambiamenti storici, sottolineano anche interessanti aspetti demografici, notando che i nati nel decennio dei novanta oggi rappresentano il 30% della popolazione occidentale e il 60% dei paesi orientali e africani. Brillante motivo in più per creare e capitalizzare un database di tale entità, 89plus è diventato, in meno di tre anni dalla sua creazione, vero strumento di censimento creativo globale, capace di osservare talenti di tutto il mondo e dando la possibilità, a fenomeni provenienti da luoghi meno sviluppati o sotto restrizioni divulgative, di avere un’occasione di riscatto e attenzione. Oggi 89plus conta più di 5000 iscritti, capillarizzati in tutte le aree geografiche e disciplinari; indispensabile quindi approfondire come veramente l’avvento di Internet sia stato, per la giovane cultura globale, un paradigma radicale. Talk e panel risultano così pratica sostanziale. Maratone, come la cosiddetta 89plus Marathon del 2013 realizzata presso la Serpentine di Londra, hanno messo ampiamente a confronto i creativi dell’era digitale con influenti pensatori di altre generazioni.

Amalia Ulman, Accepting Donations

Amalia Ulman, Accepting Donations (Thank you), 2014. Courtesy l’artista e LTD, Los Angeles.

I trend emersi sono stati imprevisti; ad esempio, un interesse accorato per la poesia a riprova di una progenie che sembra tenere le distanze dalla disaffezione e apatia sentimentale caratteristica della Generation X, teorizzata e descritta da Douglas Coupland nel suo centrale romanzo del 1991. Una poesia ipertestuale e ricca di riferimenti sessuali che ci tiene vigili sull’attuale annientamento della privacy e sulla ostentazione di una sessualità sovente prêt-à-porter.
Anche l’interesse per il corpo è pensiero ricorrente. L’artista Amalia Ulman, attiva sostenitrice del progetto, ne fa uno dei principi della sua ricerca, includendo perfino se stessa quale soggetto inconsapevole di un’opera d’arte quotidiana da uploadare sui social network, immersa sempre in atmosfere candide, traslucenti e polverose. Durante la mostra dal titolo The St. Petersburg Paradox, inaugurata lo scorso maggio presso lo Swiss Institute di New York, la Ulman si incontra persino in un face to face con il celebre chirurgo estetico e collezionista Fredric Brandt, con il quale avvia un’indagine sul concetto di bellezza artificiale, che debba, però, risultare artificiosamente naturale. Un new post-human: Douglas Coupland inscrive i ventenni d’oggi in un sottoinsieme che definisce diamante, termine lusinghiero rispetto agli epiteti passati di generazione X o Y, che gli attribuisce per la loro limpidezza, schiettezza, lucidità nel trovare e capire il proprio ruolo nella società. Mi sovviene però all’istante Shine On You Crazy Diamond, il titolo di un celebre pezzo dei Pink Floyd, dedicato al genio ribelle di Syd Barrett, troppo vero, troppo talentuoso, troppo cosciente per poter sopportare il mondo.

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