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Bellezza elementare, forza improvvisa. Roman Signer in mostra al MAN di Nuoro

di Claudia Fiasca

“Devo affrontare la fugacità. Forse è un sentimento tragico che porto con me, per le cose assurde o insensate che noi esseri umani facciamo.”

Questo il presupposto dell’opera di Roman Signer (Appenzell, 1938), che dalla metà degli anni ‘70 è divenuto noto al pubblico per le sue “sculture momentanee”, opere che si definiscono in seguito a eventi di cui egli è l’attivatore.

Roman Signer

Roman Signer, Installazione, 2016. Crediti Pierluigidessì/confinivisivi.

Schivando le regole di qualsiasi corrente a lui contemporanea, Signer persegue la “bellezza elementare” all’interno dell’atto creativo in cui sospende il tempo e ridesta, negli occhi di chi guarda, quell’innocente meraviglia – premeditata – eppure sempre sorprendente.

Roman Signer

Roman Signer, Un passo verso il mare (video still), 2016.

Roman Signer

Roman Signer, Fontana di Piaggio, Münster 1997.

Roman Signer

Roman Signer, Haus mit Raketen, 1981.

L’artista, nel suo atteggiamento desacralizzante, antimitologico e ironico, è colui che schiude la porta di una realtà inusuale fatta di oggetti comuni, estraniati dal loro contesto d’appartenenza: fogli di carta, razzi, sgabelli, biciclette... Sono opere in cui da uno spostamento improvviso, da una caduta, dalla velocità di uno scoppio, si passa a uno stato mentale di lentezza meditativa, che tenta di prendere atto dell’avvenuta trasformazione, talvolta scontata, ma comunque spettacolare.

Roman Signer

Roman Signer, Kabine,1999, Biennale di Venezia.

Roman Signer

Roman Signer, Kajak, Aarau 1998.

Le azioni di Signer – come se si sollevasse un sipario – svelano quell’evento che prende forma nello spazio e nel tempo, lasciando una traccia, a volte effimera, altre più concreta, scaturita dal “fenomeno della forza improvvisa”. Questa è l’origine delle sue opere, documentate nei Super 8 girati tra il 1975 e il 1989 – prima di dedicarsi al video – e presentate nella prima esposizione italiana al MAN di Nuoro. Films and Installations, curata da Lorenzo Giusti e Li Zhenhua, è pensata come una mostra articolata su un doppio binario: la videoinstallazione di tutti i 202 Super 8 girati dall’artista e tre nuove istallazioni.

Roman Signer

Roman Signer, Films and Installations, veduta della mostra, MAN, Nuoro, 2016. Crediti Pierluigidessì/confinivisivi.

La portata di tale ricerca curatoriale culmina con l’uscita di un catalogo monografico e di un dvd con una raccolta di azioni realizzate dall’artista in Italia negli anni ’90. Il lessico semplice e talvolta spiazzante di Signer è l’occasione per ridestare la percezione di noi stessi, dello spazio e della fugacità del tempo. Gli attimi, scanditi dalle azioni improvvise dell’artista, sono istanti in cui “nessuno può essere”, e tuttavia, ogni volta, quello sguardo fisso sul nulla si rinnova.
Occhiali (2016), installazione composta da un proiettore Super 8 e un paio di occhiali da sole ad alterarne la visione, conclude il percorso in mostra; l’opera sembra essere la rappresentazione metaforica e concettuale delle lenti kantiane: ricordare di avere dei filtri attraverso cui vediamo la realtà potrebbe spingerci a guardare le cose con occhi sempre diversi.

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