Logo Arte e critica Rivista on line

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player









spacer
articoli

UK CALLING

di Maria Chiara Valacchi

Se alla fine degli anni ottanta il cinismo pungente anglosassone si imponeva nel mondo grazie ai rappresentanti della YBA, progenie al seguito di Damien Hirst e Tracey Emin, l’Inghilterra grazie ad una naturale tendenza al meltin’ pot culturale, alla proliferazione di collettivi underground e alle sue eccellenti accademie, risultava palcoscenico perfetto per questa nuova ondata cattiva e imprenditoriale. Negli anni 2000 il clima politico ed economico cambia e il modello Arti-Star, dai grandi numeri e dalle faraoniche mostre, lascia il posto ad un’élite più concreta e meno sottomessa alle leggi di mercato. La trasversalità dei ruoli diventa la mossa intelligente per ricostruirsi una posizione culturale privilegiata e il ruolo del collezionista-mecenate, filantropo non più passivo ma impegnato nel sostegno della cultura contemporanea, diventa parte fondamentale di questa trasformazione; fondazioni, spazi progetto o artist-run spaces sostenuti da collezionisti privati o collettivi di essi, godendo di una maggiore libertà economica e programmatica, divengono la naturale risposta ad un’istituzione museale spesso più rigida e meno incline al supporto incondizionato verso le nuove espressioni. Se nelle “mecche” europee dell’arte come Parigi, Berlino, Milano e Zurigo si è assistito negli ultimi tempi a questa conversione, è soprattutto Londra ad esserne stata il motore propulsore grazie alla sua vivacità economica e ad una marcata attitudine cosmopolita. A testimoniare questa nuova scena del mecenatismo londinese, quattro tra le più interessanti personalità dell’arte contemporanea europea chiamati a rispondere a 5 brevi domande sulla situazione inglese.

La verifica incerta

Installation view Zabludowicz Collection Invites: Athena Papadopoulos. Courtesy the artist and Zabludowicz Collection, London. Photo Tim Bowditch.


Anita Zabludowicz,
collezionista e co-fondatore, Zabludowicz Collection London

Maria Chiara Valacchi: Come è cambiata la scena artistica contemporanea inglese dalla YBA ad oggi?
Anita Zabludowicz: La scena artistica del Regno Unito è cresciuta sempre più – ci sono più lauree in discipline artistiche, più studenti, più gallerie, più opportunità, si sono sviluppate diverse realtà. Lo spazio influenza molto la pratica degli artisti, le loro possibilità; Londra è oggi una città affollata e costosa come non lo era mai stata negli anni novanta, la gente è più connessa e più competente. Questo è un fenomeno globale, non soltanto inglese.
MCV: Si può parlare di aspetti peculiari o di un DNA che segna un discrimine tra i giovani artisti contemporanei inglesi e gli artisti di altri paesi?
AZ: Non credo ci sia differenza tra un lavoro realizzato nel Regno Unito e uno portato avanti in altri paesi; presumo che a volte ci possano essere riferimenti o sensibilità “locali” ma queste in realtà non rendono il lavoro diverso. Sono solo sfumature.
MCV: Dove è possibile – al momento – trovare la migliore scena artistica emergente nel Regno Unito?
AZ: L’Inghilterra ha spazi fantastici a tutti i livelli e nei decenni passati ne sono stati aperti tanti: Nottingham Contemporary, The Hepworth Wakefield, Raven Row, Camden Arts Centre, Wysing, Focal Point, East Side projects, Glasgow Sculpture Studios – il nostro spazio londinese –; ci sono così tanti begli spazi e programmi e la qualità è davvero eccellente.
MCV: Ci indichi qualcuno degli artisti inglesi più interessanti?
AZ: La nostra serie Inviti continua a offrire i migliori artisti emergenti in momenti cruciali della loro attività. La organizziamo ormai da tre anni – artisti come Heather Phillipson, Benedict Drew, Hannah Perry sono emersi attraverso questa serie –; gli artisti di quest’anno sono certamente da attenzionare: Athena Papadopoulos è appena stata presa da una galleria, Flore Nové-Josserand, inserita attualmente, ha in corso una personale nell’East Side di Birmingham e Charles Richardson ha appena vinto il premio New Sensations. Tutti a un anno dalla laurea!  

Thais o Perfido incanto

from the left: Kathryn Andrews, Goldmember (2002), 2011; Frances Stark, The Inchoate Incarnate: After a Drawing, toward an Opera, but Before a Libretto Even Exists, 2009; Amanda Ross-Ho, Vertical Dropcloth Quilt (JACK IN THE PULPIT), 2012.


Valeria Napoleone,
collezionista e mecenate dello Studio Voltaire London

MCV: Come è cambiata la scena artistica contemporanea inglese dalla YBA ad oggi?
Valeria Napoleone: Sono arrivata a Londra alla fine degli anni novanta. Oggi sembra un mondo diverso. La “scena” non potrebbe essere più internazionale e varia. C’è un vero senso della diffusione e della diversità, qualcosa di lontano dalla realtà del “movimento artistico” che la YBA ha rappresentato.
MCV: Si può parlare di aspetti peculiari o di un DNA che segna un discrimine tra i giovani artisti contemporanei inglesi e gli artisti di altri paesi?
VN: Se per giovani artisti inglesi intendi quegli artisti che vivono nel Regno Unito, non direi proprio. Londra è diventata la casa degli artisti provenienti da tutto il mondo e da tante culture diverse. 
MCV: Dove è possibile – al momento – trovare la migliore scena artistica emergente nel Regno Unito?
VN: Direi a Londra e a Glasgow.
MCV: Ci indichi qualcuno degli artisti inglesi più interessanti?
VN: Magali Reus, Eloise Hawser, Janice Kerbel, Kerstin Kartscher, May Hands, Allison Katz, Karin Ruggaber, Sophie Wiltshire, Julie Verhoeven, Anthea Hamilton. Tutti vivono e lavorano a Londra, ma non tutti sono inglesi. I più affermati sono Helen Marten e Lynette Yiadom Boakye.

Mario Schifano, Vietnam

Oliver Osborne, Hair, neck and ear (boy), 2014. Courtesy Vilma Gold, London © the artist.


Amir Shariat,
collezionista, curatore e consulente artistico

MCV: Come è cambiata la scena artistica contemporanea inglese dalla YBA ad oggi?
Amir Shariat: La scena attuale è diventata più globale dal momento che i gusti sono diventati più globali, il che vuol dire che l’arte astratta è molto popolare oggi. Il periodo della YBA ha avuto vere e proprie superstar come Damien Hirst, Sarah Lucas o Tracey Emin, mentre oggi probabilmente il concetto di artista star si addice a nomi più affermati, come ad esempio Glenn Brown.
MCV: Si può parlare di aspetti peculiari o di un DNA che segna un discrimine tra i giovani artisti contemporanei inglesi e gli artisti di altri paesi?
AS: Per cominciare, Londra e l’Inghilterra hanno in linea di massima ottimi docenti sia nelle arti visive che nei corsi per curatori. Inoltre, gli artisti inglesi sembrano avere mantenuto quel cinismo che spesso manca nell’arte contemporanea. Penso soprattutto ad artisti come Eddie Peake, che affronta i temi della sessualità e del linguaggio di strada, ma anche a Dan Rees, il quale utilizza materiali che i bambini userebbero per dipingere, come plastilina e sassolini.
MCV: Dove è possibile – al momento – trovare la migliore scena artistica emergente nel Regno Unito?
AS: Ovviamente i giovani artisti più interessanti espongono nelle gallerie dell’East End, come Jonathan Viner e Vilma Gold. Il concetto di artista ingleseè cambiato radicalmente da quando l’artista tedesco Wolfgang Tillmans ha vinto il Turner Prize nel 2002, e successivamente Tomma Abts (tedesco) e Laure Prouvost (francese). Londra è un crogiolo soprattutto per la gente impegnata nelle industrie creative. In realtà Maureen Paley e Stephen Friedman che dirigono le loro gallerie eponime nell’East End e nel Mayfair, sono rispettivamente americano e canadese. Istituzioni quali Chisenhale Gallery, South London Gallery, Raven Row e Parasol Unit sono in egual modo luoghi importanti dove scoprire artisti emergenti o ancora poco noti. 
MCV: Ci indichi qualcuno degli artisti inglesi più interessanti?
AS: Credo che alcuni tra gli artisti più eccitanti siano in realtà quelli già citati, ma anche altri che seguo da un po’ di tempo: William Daniels, Brad Grievson, Nicolas Deshayes, Oliver Osborne, Phoebe Collings-James, Duncan MacAskill. Quest’ultimo, a dire la verità, non è un artista giovane, ma nonostante ciò le sue quotazioni sono ragionevoli, è ancora da scoprire, un diamante grezzo, direi. Recentemente ho visitato il suo studio e sono rimasto colpito dalla sua produzione intelligente e misurata. Altri fautori dell’arte inglese, come ad esempio Bob Law and Shelagh Wakely, i cui lavori sono stati esposti in musei, sono ancora sconosciuti al grande pubblico dell’arte contemporanea. Malgrado siano in cielo, essi dominano in terra; Shelagh ha avuto una grande mostra al Camden Arts Centre mentre Bob Law ha esposto 17 lavori al Secession Wien in una collettiva curata da Ugo Rondinone.            

Mario Schifano, Vietnam

Than Hussein Clark, Allison Katz, installation view The Violet Crab at DRAF, David Roberts Art Foundation, London, 2015. Photo Mark Blower.


Vincent Honoré,
direttore e curatore capo, DRAF David Roberts Art Foundation London

MCV: Come è cambiata la scena artistica contemporanea inglese dalla YBA ad oggi?
Vincent Honoré: Gli artisti della YBA sono emersi tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta: circa 25 anni fa, in un periodo in cui il Regno Unito attraversava grandi cambiamenti sociali, economici e politici. Londra non aveva un vero mercato per gli artisti emergenti, e l’arte contemporanea internazionale non era largamente promossa. La scena di quegli anni era impostata dall’arte concettuale e minimale americane, come anche dalla eredità della scultura inglese degli anni sessanta e settanta (da Anthony Caro ai primi lavori di Barry Flanagan, Richard Wentworth, Gilbert&George, Bruce McLean, ecc). Non c’erano spazi per esporre e promuovere opere emergenti: dunque gli artisti stessi dovevano crearseli. Oggi Londra è una delle città d’arte più ricche al mondo, con un mercato particolarmente attivo per gli artisti emergenti e costituisce un’opportunità internazionale per l’arte contemporanea. Non parlerei di un’unica “scena artistica” ma di più scene, non semplicemente di individui.
MCV: Si può parlare di aspetti peculiari o di un DNA che segna un discrimine tra i giovani artisti contemporanei inglesi e gli artisti di altri paesi?
VH: Credo che come tutti gli artisti anche quelli inglesi provengano da una tradizione culturale e artistica. Alcune figure – molto conosciute nel Regno Unito ma probabilmente un po’ meno altrove – hanno avuto un forte impatto sulla generazione più giovane: John Latham, Mark Leckey, Mike Nelson, Phyllida Barlow, ecc. C’è una tendenza nell’arte inglese a includere oggetti e immagini che appartengono all’ambiente quotidiano: viene dal Pop, da figure come Richard Hamilton o Eduardo Paolozzi. Prendiamo il lavoro di Helen Marten, Ed Atkins o Eddie Peake. Altri lavorano con ciò che viene escluso dalla sfera pubblica, spesso con un contenuto sovra-sessualizzato o abietto: Laure Prouvost, George Henry Longly, Nicolas Deshayes, Celia Hempton, Prem Sahib. E poi una nuova generazione, particolarmente legata alle nuove forme di invenzioni prodotte dalla nostra società superinformata (internet, telecamere cctv, ecc.): Ed Fornieles, Megan Rooney, Jesse Darling, Paul Kneale, Athena Papadopoulos, ecc. Mi riferisco ad artisti che non sono nati nel Regno Unito ma che in realtà fanno parte della scena inglese. Mi rendo anche conto che le categorie di cui parlo sono troppo restrittive.
MCV: Dove è possibile – al momento – trovare la migliore scena artistica emergente nel Regno Unito?
VH: Ovunque. Dipende da cosa si intende per emergente, ma le mostre post-diploma sono un punto di partenza. Altrimenti, nelle gallerie commerciali più giovani quali The Sunday Painter, Supplement, Arcadia Miss o gli spazi non commerciali come Kunstraum, Rowing, And/Or, Jupiter Woods, ecc. Anche le fondazioni private sono molto attive, in particolare la Zabludowicz Collection, nostra grande vicina di casa, così come anche alcuni spazi pubblici eccezionali come Cubitt, Space, South London Gallery, Camden Arts Centre e, ovviamente, la Chisenhale Gallery.
MCV: Ci indichi qualcuno degli artisti inglesi più interessanti?
VH: Ne ho già citati alcuni, ma aggiungerei anche Haroon Mirza, Anthea Hamilton, Jesse Wine, Aaron Angell, Ruth Beale, e la lista potrebbe continuare.

TOP


Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player