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UNA NUOVA ETÀ DELLA POESIA

Intervista a John Giorno a cura di Ilari Valbonesi

Qualcuno ricorderà il corpo nudo e addormentato di John Giorno in Sleep, il primo film girato di Andy Warhol. Sarà stata l’anfetamina (Andy al tempo faceva uso di Obetrol, una pillola per controllare il peso che dilatava la percezione temporale) o una fissazione erotica o un rispecchiamento impossibile tra giorno e notte, di fatto, queste cinque ore e mezza di ripresa paradossale celebrano la nascita performativa di un poeta e rapsodo della Pop Art. Era il 17 gennaio 1964. Esattamente cinquant’anni fa.

John Giorno-Eating The Sky John Giorno-Filling What Is Empty, Emptying What Is Full

Eating The Sky, 2013. Courtesy l’artista e Max Wigram Gallery, Londra.

 

Filling What Is Empty, Emptying What Is Full, 2013. Courtesy l’artista e Max Wigram Gallery, Londra.

Giorno intende la poesia come arte riflessiva a tutti gli effetti, in cui l’impeto declamatorio delle avanguardie e la pratica minimalista della ripetizione si fondono in brani in cui le parole risuonano nella mente e la voce svolge un ruolo di primo piano. Tra i suoi mentori: Robert Rauschenberg e Jasper Johns, William S. Burroughs – con cui ha condiviso una vita di performance sparse per il mondo e un edificio situato al numero 222 della Bowery a New York, fino al 1997, anno della sua morte –, Brion Gysin, il genio delle permutazioni e dei cut-up con cui realizza Subway Sound e partecipa alla Biennale di Parigi del 1965.
Sensibile all’evoluzione tecnologica, da sempre Giorno ha utilizzato gli strumenti più avanzati e le forme più popolari di comunicazione al fine di allargare l’audience poetica e trasformarla. A partire dalla sua creatura Dial-A-Poem, scelta per la mostra Art by Telephone al Museo di Arte Contemporanea di Chicago nel 1969: un archivio di trentasei registrazioni di poeti contemporanei tra i quali Allen Ginsberg, Abbie Hoffman, Frank O’Hara, Jim Carroll, Ted Berrigan, John Cage, Anne Waldman, Ed Sanders, Diane di Prima e certamente Burroughs, smistato su linee telefoniche collegate a segreterie automatiche; componendo un numero di telefono locale il sistema faceva ascoltare una poesia selezionata a caso. Un anno dopo, lo stesso sistema viene ripresentato al MoMA, nella storica mostra Information a cura di Kynaston McShine. Chiamando il numero (212) 956-7032 da qualsiasi telefono esterno al museo o da uno dei quattro presenti in galleria, si poteva ascoltare uno dei cinquanta poeti selezionati recitare una poesia, magari in piena notte. Il successo di pubblico fu enorme, grazie anche alle recensioni su giornali, TV e radio.

John Giorno-Eating The Sky

I Want To Cum In Your Heart, 2013. Courtesy l’artista e Max Wigram Gallery, Londra.

 

Words Come From Sound Sound Comes From Wisdom Wisdom Comes From Emptiness, 2013. Courtesy l’artista e Max Wigram Gallery, Londra.

Dal 1972 Giorno Poetry Systems è anche un’etichetta discografica, con la quale John Giorno ha praticamente pubblicato su vinile e formati vari, l’intera avanguardia poetica americana: New York School, Bolinas, West Coast Schools, Concrete Poetry, Beat Poetry, Black Poetry, Movement Poetry – e in generale i maggiori sperimentatori Art Rock e Post-Punk di New York quali Laurie Anderson, Glenn Branca, Patti Smith, Richard Hell, Frank Zappa, Arto Lindsay, Lydia Lunch e tanti altri.  Tra il 1982 e il 1989 ha fondato ben tre gruppi musicali, tutti rigorosamente Rock’n’Roll con cui ha suonato in giro per l’America, da Miami a Oklahoma City dalla Louisiana a Minneapolis. Nel 2008 Rirkrit Tiravanija realizza un suo video-ritratto lungo otto ore: un “giorno” di memorie, poesie, canzoni, ripensato in dimensione “empire”. Nel 2011 è ancora protagonista del video per l’ultimo singolo dei R.E.M. diretto dallo stesso Michael Stipe. Non da ultimo, per la nuova stagione Imaginez l’imaginaire al Palais de Tokyo è stato invitato a intervenire poeticamente su quattro pareti dell’edificio, facendosi aiutare dai due graffitisti Lek & Sowat.

Oliver Osborne - ¿A dónde se fue Anna?

Veduta della mostra di John Giorno all’interno del programma di interventi al Palais de Tokyo, Parigi, per la sezione Imaginez l’imaginaire. Foto André Morin.

Il nostro incontro si è svolto in una piovigginosa mattina di novembre nel quartiere Bloomsbury a Londra. Giorno è reduce dalla performance inaugurale della mostra Everyone gets lighter alla Max Wigram Gallery, dove i suoi versi risuonano in una serie di “poem paintings”:

JG: Sono un poeta e ieri sera ho fatto due delle cose che fanno i poeti: ho recitato diverse poesie e ho messo in mostra dei “poem paintings”. In questo caso erano 25 acquerelli. A volte li realizzo ad olio su tela, in serigrafia o in qualsiasi altro modo. L’acquerello è una tecnica veloce, tutto va rapidamente e spontaneamente.
IV: Come passa dalle poesie ai quadri?
JG: In ogni poesia ci sono delle frasi che funzionano di per loro. Diventano poesie autonome. Le riconosco. Come quando si recita, come quando si scrive. Mentre scrivo una poesia faccio delle prove pronunciando le parole ad alta voce di modo da far uscire le loro qualità sonore. Più che altro è un modo di fare; spesso sono versi scelti ma anche inediti, perché scrivo in continuazione.
Ci sono due modi differenti di “esibire” una poesia. L’essenza delle poesie sono le parole, sia che esse abbiano significato sia che non ne abbiano, non importa: esse fanno presa sulla mente e hanno un suono. Così quando scrivo una poesia e la recito con la mia voce e con le tecniche vocali che ho sviluppato, faccio emergere le proprietà musicali delle parole e nel momento in cui queste si fissano nella mente, la poesia assomiglia ad una vera e propria canzone, che ha sempre la stessa qualità musicale. Per dipingere invece si ha a che fare con altre competenze; improvvisamente ci si confronta con le tecniche pittoriche; tecniche che sviluppo separatamente come se fossi un artista, con la vocazione di un poeta; insomma è qualcosa di intermedio: sono un artista ma con il modo di fare del poeta.
IV: Poesia e tecnologia.
JG: Tutti fanno quello che vogliono. Io faccio quello che voglio. Il risultato è che sono stati cinquant’anni d’oro, non solo per la poesia, che ha avuto così tanti sviluppi dal mio primo Dial-A-Poem nel 1969 a Internet. Ha del miracoloso tutto quello che è successo: tutti possono utilizzare questa tecnologia, ed è ancora un’era dorata da impiegare creativamente. E siamo solo all’inizio perché la tecnologia sembra migliorare all’infinito. E la tecnica di comunicare in ogni arte è miracolosa, senza fine.
IV: Pensa che sia un’epoca poeticamente interessante?

JG: Sì, credo che lo sia perché prima la poesia era dominata dalle sue forme tradizionali come la poesia lirica o dal Modernismo. Ginsberg è stato un’eccezione, fu l’ultimo dei poeti lirici ad essere popolare prima dell’avvento dell’Hip Hop e di tutto il resto. La sua innovazione fu nell’uso di immagini rivoluzionarie. Le immagini sessuali e politiche che utilizzava per le sue poesie liriche. Ora molte cose stanno succedendo. Il Modernismo è morto, e qualsiasi cosa è un testo poetico. La gente usa un linguaggio fresco, perché legato alla tecnologia; il modo con cui utilizziamo le parole tutti i giorni, messaggi, email, Internet, questa è la nuova poesia. I sonetti hanno avuto una vita di 200 anni, adesso è una nuova età della poesia. È info-poesia dove la poesia è la saggezza che sorge assoluta, come qualcosa che ripulisce e schiarisce l’aria. Qualcuno pensa che la poesia sia morta, che nessuno legga poesia oggi. Ma non puoi uccidere la poesia, è come spingere la testa di un bambino sott’acqua: la poesia sorge nel cuore della gente e anche adesso ci sono poeti di talento che riescono a rinnovare il mezzo per la prossima generazione.

Oliver Osborne - À l’église, 2013

Veduta della mostra di John Giorno all’interno del programma di interventi al Palais de Tokyo, Parigi, per la sezione Imaginez l’imaginaire. Foto André Morin.

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