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I VALORI DELL’ARTE, I VALORI DELLA STORIA:
DAGLI ANNI OTTANTA AGLI ANNI DIECI

Di Roberto Lambarelli

Negli ultimi tempi mi è capitato spesso di tornare con il pensiero agli anni ottanta, di ricostruire fatti e passaggi che sempre più mi appaiono fondamentali per capire il contraddittorio intreccio dei diversi orientamenti che caratterizzano il nostro presente. Nella prospettiva storica che lega in un unico abbraccio l’arte contemporanea, quella dei viventi contemporanei, gli anni ottanta sembrano rappresentare un elemento di discontinuità. Un’unica linea sembra infatti legare gli anni sessanta ai duemila. Un’unica linea che però, caduta l’idea di progresso, di cambiamento, di rivoluzione, caduta anche l’idea della sperimentazione, rischia continuamente di trasformarsi in un circolo vizioso.

Contraddittorio intreccio, si diceva. In un libro rieditato di recente da DeriveApprodi, Arte e Multitudo, di Toni Negri, gli anni ottanta vengono giudicati, senza mezzi termini, come quelli della restaurazione neoliberista che ha fatto seguito al tentativo rivoluzionario degli anni settanta. C’è da essere d’accordo almeno sulla prima parte dell’affermazione, per quanto, si dovrebbe discutere se si sia trattato effettivamente di restaurazione o di impennata o di dilagante vittoria di un fronte; mentre in merito alla seconda parte, si dovrebbe cogliere l’assurda contraddizione di quel che è successo a molti dei protagonisti di quel tentativo. Com’è stato già abbondantemente sottolineato in modo serio e faceto, sono stati molti, infatti, i rivoluzionari degli anni settanta che si sistemarono nei posti di comando nel decennio della restaurazione, agendo o subendo una trasformazione antropologica improvvisa e, soprattutto, insospettabile (frutto forse di una tardiva accettazione del disincantamento del mondo).
Che dire allora degli anni ottanta? La scelta generazionale che si è manifestata all’inizio di quel decennio aveva fatto compiere all’arte un giro completo, riposizionandola, dopo tutte le variazioni possibili, dentro canoni più tradizionali, gli unici allora ancora rintracciabili all’interno del secolo modernista, vale a dire l’espressionismo, le cui istanze volevano rendere all’uomo la forza dei sentimenti e degli istinti primitivi contro il falso e l’artificiale che lo sottomettevano e lo umiliavano. Come non vedere in quel neo-espressionismo la volontà di riaffermare un umanismo? Così, almeno, l’ho sempre pensato.
L’artista tornava all’atelier, al luogo della riflessione, senza perdere di vista la strada, la vita, l’esistenza. Non più il justdoing della sperimentazione più esasperata e nemmeno l’immaterialità delle posizioni più estremiste; al loro posto, il recupero dei gesti tipici del fare artistico, la sapienza artigiana, la produzione di opere, insomma,l’homofaber. Allo scoccare di quel decennio, l’artista lo si poteva trovare facilmente nello studio, eletto spesso a propria residenza; lo apriva con orgoglio ai visitatori, mostrando una dopo l’altro i prodotti del suo operare.
Due anni fa notavo come a distanza di oltre trent’anni, si avvertisse un certo interesse tra i più giovani per il clima culturale degli anni ottanta, così come nel corso degli anni novanta e duemila se ne era avvertita una diffusa ostilità (cfr. Glianniottanta. Unamodalitàdiuscitadall’avanguardia, “Arte e Critica”, n.78, primavera 2014). Dunque, cos’è cambiato? A cosa si deve questa rinata sensibilità per gli anni ottanta? Non credo alla semplice oscillazione del gusto e nemmeno ad uno scambio oppositivo tra generazioni. Quel che è in gioco potrebbe essere un rapporto dialettico tra posizioni contrapposte. Gli anni ottanta, con la loro ricerca di un umanismo, assieme al ritrovato valore del genius locale, negavano l’InternationalStyle, così come l’ultima generazione, oggi, si contrappone alla sua deriva, il Globalisme, ma la storia non si ripete mai nello stesso modo, con buona pace di chi crede negli eterni ritorni, che semmai è l’uomo che ripete sempre gli stessi gesti, le stesse pratiche e perfino gli stessi errori, ma il risultato non dipenderà mai dalla loro somma matematica. Non basta la razionalità per determinare la storia, così come non basta l’opposizione dialettica per avere ragione della complessità della realtà, nemmeno di quella artistica.
In questa epoca di crisi acuta, di crisi nella crisi, il backtothefuture, il ritorno ad un passato prossimo con la sottesa intenzione di correggere gli errori della cronaca, nella sua concomitanza di interessi di cultura e di mercato è diventato un viatico, una via di fuga dall’impasse causata dalla stanchezza creativa alla quale sono approdati alcuni dei più importanti artisti del ventennio appena trascorso. Non mi pare, però, che tale fenomeno abbia ancora riguardato gli anni ottanta. Non mi pare che la simpatia espressa dai giovani nei loro confronti venga presa in considerazione dal sistema. Un sistema sempre più globalizzato, dominato dalle figure emerse dalla cultura degli anni settanta e da quelle che si sono imposte successivamente ma che a quella stessa cultura si sono ispirate. Sebbene a oggi i protagonisti degli anni ottanta abbiano più di sessant’anni, e dunque a pieno titolo inscritti nel passato prossimo, il loro lavoro appare ancora lontano da quel che trova oggi i consensi più ampi, così come non sembra essere di ispirazione per quel che viene prodotto dall’ultima generazione. Ma al di là delle forme che l’arte di volta in volta può assumere in virtù della sensibilità del contesto storico, la simpatia di cui parlo sembra nascere da un obiettivo preciso: ridare un senso all’arte. Credo sia per questo che da più parti si stia riproponendo una centralità dell’opera, alla quale, aggiungo, bisogna far corrispondere una nuova dignità del lavoro artistico. Un obiettivo che allora veniva ricercato attraverso la pittura di marca espressionista che restituiva le istanze ricordate, e che oggi si tenta di raggiungere rifiutando direttamente il falso e l’artificiale. Ricaricando il lavoro di valori etici sarà possibile sottrarlo al senso di astrazione e di indeterminatezza che ha pervaso la nostra epoca.

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