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AMIE SIEGEL. SIMULACRI ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

di Teodora Pasquinelli

“Si ama soltanto ciò che non si possiede per intero” scrive Marcel Proust nel quinto volume de Alla Ricerca del Tempo Perduto, intitolato La Prigioniera. Non molto diversa è la riflessione che salta fuori di fronte ai lavori della newyorkese Amie Siegel, presentati recentemente in occasione di Strata alla South London Gallery di Londra.

AMIE SIEGEL. SIMULACRI ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

Amie Siegel, Fetish, 2015, veduta della mostra, South London Gallery, London, HD video, 10', color/sound.

Analizzando il meccanismo per cui oggetti e materiali vengono impregnati di un potente valore culturale e simbolico, la complessità dei video presentati in questa mostra personale ha riflettuto sulle logiche della produzione speculativa e commerciale e di come esse agiscono sull’incessante desiderio/feticcio, tipicamente umano, di possedere come atto di affermazione del proprio stato sociale ed economico.
Quarry, il video proiettato su uno schermo cinematografico nella sala principale della galleria, ripercorre il ciclo industriale – nonché vitale – di un blocco di marmo: il materiale grezzo, inizialmente estratto da profonde cave sotterranee nel Vermont, svela il suo destino quando lo si vede come pezzo di arredamento in un esclusivo attico di Manhattan.
Il marmo bianco, simbolo di bellezza e nobiltà sin dall’antichità, in Quarry è la materia che unisce concettualmente i due spazi principali del film – le cave di estrazione e i lussuosi appartamenti – posti a fondamento di una solida riflessione sulla produzione di valore secondo i criteri del settore immobiliare.
L’impeccabile rigore formale dell’immagine, insieme al tono drammatico del suono orchestrale di sottofondo, crea una narrazione compatta che, sulla falsariga della favola del sogno americano, ripercorre i diversi stadi gerarchici del marmo, da roccia a bene di lusso. Ma il lavoro della Siegel è più complesso: Quarry è infatti il risultato di un’elaborata combinazione di materiale video originale e rendering architettonici e in cui l’impercettibile discrepanza tra finzione e realtà si mantiene grazie a un’astuta strategia di rappresentazione e simulazione. La visione di levigatissime superfici marmoree che adornano cucine, bagni e pavimenti di abitazioni, ancora prive di tracce di vita umana, si rifà a quell’estetica di architettura domestica tipica del real estate contemporaneo, e che addirittura ricorda la glaciale sensualità di alcune scene di interni in film e serie TV come Shame e Black Mirror. Riutilizzando il fotorealismo patinato proposto dal mercato immobiliare, Siegel riflette sul rapporto tra desiderio e produzione e poggia uno sguardo critico sulla natura mercificata delle aspirazioni dei potenziali compratori.

AMIE SIEGEL. SIMULACRI ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

Amie Siegel, Fetish, 2015, veduta della mostra, South London Gallery, London, HD video, 10', color/sound.

L’elemento erotico, unito a un’analisi delle dinamiche di potere nei suoi diversi ambiti – siano essi sociali, economici o psicologici – sono aspetti che attraversano tutta la sua poetica e si realizzano in sofisticate esperienze cinematografiche.
Fetish, presentato nella sala superiore della galleria, è la documentazione dell’annuale e meticolosa pulizia che avviene nell’abitazione londinese di Sigmund Freud, adibita a museo sin dal 1980. Realizzato in un HD cristallino, Fetish ci immerge con sguardo minuzioso nella collezione di preziosi manufatti appartenuti allo psicanalista: allineate in primo piano, piccole sculture in bronzo e ceramica di Budda, Sfingi e Sibille; in un’altra successione di immagini, i dettagli della mobilia, delle tappezzerie pregiate e di antichi vasi risalenti al periodo classico. Nel frattempo, restauratori diligenti spolverano e lucidano gli oggetti per poi ricollocarli nei rispettivi posti.
Nell’atto della conservazione, la ripetitività liturgica dei gesti, la scrupolosa disposizione degli oggetti sugli scaffali, il silenzio tombale interrotto solo dal suono ritmico delle setole che scivolano sulle superfici, rimandano all’idea di alcune tecniche ritualistiche in ambito sacro.
Le figure umane, raramente presenti in scena, sono percepite unicamente come forza-lavoro ed esercitano una forma di devota sudditanza a servizio del dio-oggetto. Come in un tempio, dove avvengono pratiche di adorazione nei confronti delle divinità, la scelta della Siegel di mettere in scena un deliberato esercizio di cura quasi maniacale, proprio nella casa-museo della controversa figura di Freud, non è certo casuale. Come una sorta di morfologia delle ossessioni, in Fetish, Siegel ci mostra spazi e oggetti accessibili solo agli addetti ai lavori del Freud Museum: l’esclusività di questo mondo fatto di splendidi manufatti titilla le fantasie dello spettatore che, confinato nel ruolo di voyeur, non può astenersi dal provare un forte desiderio di appropriarsi di quegli oggetti.

AMIE SIEGEL. SIMULACRI ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

Amie Siegel, Fetish, 2015, veduta della mostra, South London Gallery, London, HD video, 10', color/sound.

Tra Quarry e Fetish, la terza stanza della galleria ha ospitato il recente Dynasty 2017. Appoggiato su un piedistallo, un seducente frammento di marmo rosa Italiano proveniente dall’atrio della Trump Tower di NY. Selezionato da Ivana Trump in persona, il pezzo è stato successivamente messo all’asta e acquistato dall’artista su Ebay. Compiendo il processo inverso a Quarry, qui il marmo perde la sua funzione decorativa tornando a essere una pietra senza nessuno scopo utilitaristico.
Dispiegandosi su una linea tematica comune a tutti i suoi lavori, la raffinatezza della produzione artistica di Siegel si sviluppa nella tensione tra la precisione formale dell’immagine e la sfuggevolezza che i suoi (s)oggetti emanano: pur immergendoci profondamente nelle storie dei suoi protagonisti, essi non si rivelano mai del tutto. Come una sorta di demiurgo platonico, Siegel, allora, ci restituisce delle copie perfette del mondo ermetico in cui si trova la verità delle cose. E nella consapevolezza di non poterne catturare a pieno l’essenza, l’essere umano, di cui l’artista si fa portavoce, si affanna nel processo di produzione e rappresentazione del mondo, nella speranza di recuperare il suo tempo perduto: quello speso a desiderare soltanto l’ingannevole luccicante riflesso della realtà.

21 aprile 2017 (maggio - giugno) Numero doppio 88/89

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