Logo Arte e critica Rivista on line

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player


TAG


Michelangelo Consani
Nove elefanti bianchi e una patata
gallery Side 2
Pierluigi Ighina
Past forward
Francesca Zappia
Zirkumflex
Kunstverein
Glassbox
Jean-Philippe Convert
arte e decrescita




spacer
articoli

MICHELANGELO CONSANI: GLI ELEFANTI BIANCHI E LE PATATE

di Ilaria Mariotti

TRE GLI APPUNTAMENTI IMPORTANTI PER MICHELANGELO CONSANI NEL CORSO DELLA PRIMA PARTE DEL 2014: UNA MOSTRA PERSONALE A TOKYO, LA PARTECIPAZIONE AL LANCIO DI UNA PIATTAFORMA ONLINE A PARIGI E LA MOSTRA PERSONALE, A MAGGIO, PRESSO ZIRKUMFLEX, BERLINO, A CURA DI KUNSTVEREIN (MILANO). TRE APPUNTAMENTI CHE COSTITUISCONO AFFONDI E OCCASIONI DI PRESENTAZIONE DI UNA NUOVA FASE DI LAVORO CHE VEDE, URGENTE PER L’ARTISTA, LA STRETTA RELAZIONE TRA IDEA E FORMALIZZAZIONE DELL’OPERA IN PROCESSI CHE RIGUARDANO LA RESPONSABILITÀ E LA SOSTENIBILITÀ DELL’ARTE NEL TEMPO PRESENTE

Michelangelo Consani-Elefante n.7, 2013

Elefante n.7, 2013-14. Courtesy Side 2 Gallery, Tokyo.

Gli appuntamenti espositivi di Michelangelo Consani sono spesso altrettanti giri di boa di un’analisi lucida e coerente, i cardini su cui gira il pensiero espresso da certi dispositivi visivi che, in un processo di archiviazione e di rinnovamento dell’immagine-documento ci consentono di incontrare figure di riferimento chiamate come testimoni di un’urgenza polemica che reclama azioni sostenibili in senso ambientale ed etico complessivo, essi stessi protagonisti di una sintesi per immagini di momenti storici. Ma da cosa è fatta la storia, quali sono i documenti che la certificano e su cui si costruisce nella coscienza collettiva? Frequentemente ciò che rimane della storia sono i resti delle azioni dell’uomo intese come detriti di processi, azioni inutili, dispersioni di energia.
Nessun lavoro presentato nell’ambito della personale Ancora ancora la nave in porto al CAMeC pianozero di La Spezia (2011) avrebbe potuto essere poi venduto. Nelle due collettive consecutive organizzate a Casa Masaccio di San Giovanni Valdarno (2013) uno era il lavoro presentato per entrambe, pensato come sostenibilmente capace di trasformarsi – attraverso variazioni di collocazione e relazione con altre opere – e assumere significati che transitavano da una mostra all’altra.

Michelangelo Consani, The Caspian Depression, 2013

(in primo piano) The Caspian Depression, 2013. Courtesy Side 2 Gallery, Tokyo; (sul fondo) L’arcobaleno di Pier Luigi Ighina, 2014. Courtesy Side 2 Gallery, Tokyo.

Queste due operazioni restringono il focus della questione: dalla resa visiva di argomenti che riguardano l’interrogativo sulla decrescita globale e sulla crisi attraversata negli ultimi anni da economia e idee alla necessità, urgente, di appoggiare il pensiero dell’arte e la produzione di pensiero attraverso l’arte sull’idea di sostenibilità. E, restringendo ulteriormente il fuoco: quale è il ruolo dell’artista e dell’arte nell’attuale contesto storico? La scommessa è quella di creare, anche attraverso le pratiche artistiche, dispositivi utili alla collettività individuando possibili nicchie di pensiero alternativo alle filosofie, comportamenti e azioni che hanno, in maniera stereotipata, costruito gli orizzonti critici del pensiero e dell’azione contemporanea.
Nella mostra personale Nove elefanti bianchi e una patata, tenutasi presso la Gallery Side 2 di Tokyo, nove personaggi si danno appuntamento in un luogo di congiunzione tra Europa ed Asia, la depressione caspica. Gli strumenti dati dall’artista per immaginare questo spazio geografico sono il centro, occupato da due teste scolpite in nobile marmo del Belgio – che echeggiano forme, iconografie e linguaggi della storia dell’arte occidentale, gli elefanti bianchi, simbolo di buon auspicio in Asia e Indocina, appellativo che nei Paesi anglosassoni viene dato a progetti particolarmente impegnativi destinati a non dare un pari risultato economico –  e oggetti intesi come bussole: quattro scarti di produzione di ceramica e di legno a certificare i punti cardinali.

Michelangelo Consani, Wara Ippon no Kakumei: Masanobu Fukuoka

Wara Ippon no Kakumei: Masanobu Fukuoka (part.), 2010, una veduta della AICHI Triennale, 2010, Na.

Sulla trama immaginaria di percorsi che si saldano nelle due teste scolpite si dispongono nove patate colorate, tracce o esistenze nel mondo dei nove personaggi da ascoltarsi come testimoni, chiavi di volta di un’alternativa in ingegneria, scienza, pseudoscienza, musica, filosofia, agricoltura, biologia, architettura, poesia. Sulle pareti nove ritratti dei testimoni tracciati in doppio linguaggio. Nove gesti segni (inchiostro e carta giapponese), non descrizione ma dichiarazione di assunzione di responsabilità, e, in contrapposizione, altrettanti disegni di elefanti scaricati da Internet, le tipiche silhouette pronte per essere poi riempite di colore dai bambini. La forma-stereotipo è lontana dalla forma-gesto che è ascolto e interpretazione.
I colori dell’arcobaleno che caratterizzano la valvola per i terremoti, il progetto pseudoscientifico di Pier Luigi Ighina (uno dei testimoni) – una sorta di “valvola di sfiato” per i campi elettrostatici –  sono squadernati sulla parete della galleria che comunica sull’esterno, una sorta di via di fuga dopo un percorso di apprendimento e condivisione del pensiero alternativo a quello che ha costruito i nostri strumenti di conoscenza e rappresentazione del mondo.

Michelangelo Consani, The One Straw Revolution

The One Straw Revolution, 2012. Courtesy Prometeo Gallery di Ida Pisani, Milano/Lucca.

Quel mondo per immagini, così come i media le hanno comunicate alla nostra coscienza e hanno plasmato la nostra memoria e percezione della storia, scorre in quelle scelte da Consani per il progetto Past forward, la piattaforma online ideata da Francesca Zappia. Negli spazi di Glassbox, a Parigi, Michelangelo Consani e Jean-Philippe Convert sono stati invitati al lancio della piattaforma e a presentare un’opera collegata al progetto online. Se sul sito le immagini – dal lancio dello Sputnik al virus dell’influenza – scorrono veloci fino ad arrivare al bianco, per la presentazione del progetto Consani, riprendendo un lavoro presentato nel 2010 presso la Fondazione Pistoletto, assembla le immagini in forma di stella tridimensionale, posizionandola – quasi abbandonandola –  in un angolo dello spazio a certificare come la storia debba diventare reale e tangibile, rivista e liberata da prospettive, in grado di restituirci la capacità critica di lettura del presente mettendoci in grado di consegnare le nostre azioni al futuro.

TOP


Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player