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COLLEZIONARE NELL’EPOCA DELLA CONDIVISIONE GLOBALE. DSLCOLLECTION

di Manuela Lietti

Il termine “collezionare” deriva dal latino “colligere”che letteralmente significa “assemblare”, ma le cui implicazioni semantiche vanno ben oltre questa accezione. Colligere non indica solamente l’atto di assemblare qualcosa o radunare qualcuno sulla base di una selezione, implicazioni che sarebbero di per sé sufficienti per indurre a riflettere sul significato di collezionare in quanto atto di acquisizione e condivisione in cui la sfera sociale spesso si confonde con quella personale. Se coniugato alla prima persona del tempo presente, il verbo colligere significa dedurre, pensare e persino ricordare. Su questa base, colligere è un esercizio che, se analizzato dalla prospettiva del suo significato più recondito, implica l’interazione del cogito, la sfera razionale con quella dell’actio, la sua implementazione pratica. Colligere non può desumere da fattori come conoscenza e devozione costante, ma in primis dall’esistenza di un piano programmatico che articoli una visione sviluppatasi in un lasso spazio/temporale specifico, che unisca persone e oggetti, stimoli le relazioni latenti o conclamate esistenti tra loro. In termini di collezionismo artistico, il processo non è molto diverso o meno sfaccettato. Una collezione d’arte dovrebbe essere la manifestazione visiva di una disposizione interiore, un magnete in grado di attivare una serie di suggestioni, rimandi visivi, sociali, personali, su scala micro e macro. Per questo la costruzione di una collezione è un atto di dedizione e impegno, è l’espressione di un insaziabile desiderio di coltivazione della propria percezione visiva e cognizione mentale.

In un’epoca proiettata verso la spasmodica ricerca del nuovo, in cui ciò che oggi è “in” è destinato a essere “out” il giorno successivo, e la transitorietà è il leitmotif delle nostre vite, è legittimo domandarsi se la definizione di collezionismo sopra citata non sia solamente valida dal punto di vista semantico, ma anche praticabile. A tale proposito, si potrebbe controbattere sottolineando che collezionare non dovrebbe essere considerato un mero risultato, ma un processo, un costante stato di adattamento in cui domande e dubbi risultano essere funzionali per tracciare nuove traiettorie da esplorare senza necessariamente tradire il proprio DNA.
Dslcollection, fondata un decennio fa dai collezionisti francesi Dominique e Sylvain Levy, è uno dei migliori esempi di come una collezione d’arte possa funzionare sia come prisma del proprio tempo, sia come strumento per leggere il futuro. Dominique e Sylvain Levy si sono avvicinati al collezionismo circa trent’anni fa, passando attraverso l’arte classica e il design. Ron Arad, Marc Newson, Ronan e Erwan Bouroullec, così come i maggiori designers italiani del nostro tempo sono alcuni dei maestri le cui creazioni iconiche e rivoluzionarie hanno trovato casa a Parigi presso i signori Levy. La svolta di dslcollection tuttavia risale a dieci anni fa, quando la coppia decide di prendere una direzione totalmente diversa e piuttosto ardita: collezionare solamente arte contemporanea cinese. Una scelta bizzarra, portata avanti con piglio e decisione perché fatta in anni in cui l’arte cinese era tenuta in considerazione esclusivamente per il suo esoticismo e resa ancor più peculiare dal fatto che, sin da subito, Dominique e Sylvain avvertono il bisogno di mettere a disposizione del pubblico la loro collezione attraverso le tecnologie virtuali più sofisticate. Quando all’epoca quasi nessun collezionista privato aveva un sito web dedicato alla propria collezione, dslcollection crea un museo virtuale visitabile in base a temi, correnti, o ricercando opere e nomi specifici.

Manuale della figura umana

Gao Weigang, NO WAY!, 2013, 50 stairs, stainless steel, titanium. Courtesy dslcollection.

I visitatori possono confrontarsi senza filtri con artisti come Zeng Fanzhi, Yang Jiechang, Zhang Huan, Qiu Shihua, per citare alcuni nomi tuttora parte integrante della Wunderkammer concepita dalla coppia. Sin dalla sua fondazione, dslcollection racchiude un mimetismo e capacità di ibridazione che le permette di evolversi al passo con i tempi, ma ben oltre mode transitorie, dando vita di volta in volta a una serie di nuovi inizi, attraverso lavori che contengono sia le tracce dei loro predecessori sia la consapevolezza della loro futura dispersione. Dispersione, una parola tanto evocativa quanto basilare per dslcollection, in questo caso non si riferisce al mero atto di sostituzione di un’opera con un’altra, processo che come in molte altre collezioni è presente anche qui in quanto metodologia seguita per rigenerare la collezione e infonderle nuova linfa. Dispersione non è un atto di disaffezione o disinnamoramento; è la volontà di spingere la collezione oltre limiti spaziotemporali, verso una dimensione più  pubblica, sottolineando quanto le opere collezionate e la dialettica da loro messa in atto sia di gran lunga più importante e interessante della figura del collezionista stesso. Questo approccio nomadico al collezionismo ha reso dslcollection un discorso aperto piuttosto che un accumulo di oggetti fossilizzato in un tempo e spazio specifico e nel contempo asettico. Se si concorda sul fatto che viviamo in una dimensione liquida, dslcollection è l’esempio perfetto dello stato di costante divenire con cui dobbiamo fare i conti se vogliamo essere cittadini del nostro tempo a tutti gli effetti.

Manuale della figura umana

Dominique and Sylvain Levy.

Manuela Lietti: Quando avete cominciato a collezionare arte contemporanea cinese e che cosa vi ha spinto verso questa scelta?
Dominique e Sylvain Levy: Abbiamo cominciato a collezionare arte contemporanea cinese nel luglio del 2005, dopo il nostro primo viaggio in Cina. In quell’occasione abbiamo conosciuto Lorenz Helbling, il fondatore di ShanghART che ci ha iniziati a questa nuova esperienza. Una volta tornati a Parigi, ci siamo messi subito al lavoro sulla nostra collezione. Crediamo fortemente che l’arte sia lo specchio dei nostri tempi e della società, per questo l’arte cinese riflette la società cinese al meglio. La Cina sta vivendo cambiamenti epocali da cui è scaturita energia sia distruttiva sia costruttiva. Tale slancio ha dato vita a fenomeni anche violenti, ma ha anche stimolato la creatività. Concentrandoci su un solo soggetto, pensiamo di esaltarne maggiormente la forza. La nostra collezione riflette tutte le diverse scene locali che si sono sviluppate in Cina nel corso degli ultimi decenni. Abbiamo artisti che vengono da Pechino, Shanghai, Canton, Hangzhou – i maggiori centri nevralgici – ma anche da realtà piccole e persino artisti cinesi espatriati. Naturalmente, il fatto che la Cina abbia alle sue spalle 5000 anni di storia la rende ai nostri occhi ancora più interessante. Nel contempo, quando si tratta di nuove tecnologie, la Cina è decisamente nel XXI secolo.

ML: Quali criteri seguite nel navigare il mondo dell’arte contemporanea cinese? Proprio per la sua specificità può essere fuorviante. Lavorate con curatori, consulenti, un team di galleristi o semplicemente vi affidate al vostro gusto, alla vostra conoscenza e all’intuizione?
Levy: Il primo criterio che seguiamo concerne il lavoro in sé. Quando acquistiamo un nuovo pezzo ci facciamo sempre questa domanda: “È un lavoro visivamente e concettualmente forte?” Per noi un lavoro forte è molto più importante di un nome famoso. Il nostro secondo criterio riguarda l’artista, il suo background personale ed ethos lavorativo. Il terzo criterio riguarda l’interazione che può nascere tra un nuovo lavoro e quelli già presenti nella collezione. La nostra collezione si limita, volutamente, a 350 pezzi. Per questo dobbiamo tenere in considerazione se un nuovo pezzo si integra con i lavori parte della collezione e se porta qualcosa di nuovo alla collezione in toto. Dslcollection è sempre stata concepita come un progetto, per questo scegliamo artisti il cui lavoro riflette la nostra idea di progettualità. Naturalmente, di tanto in tanto, la collezione ha bisogno di essere rigenerata, anche sulla base del fatto che riteniamo che l’arte cinese sia molto radicale e vogliamo fortemente che questo aspetto sia espresso dalla nostra collezione. Lavoriamo spesso con la curatrice Martina Koeppel-Yang, soprattutto in occasione di progetti specifici, come per esempio la personale di Zheng Guogu che abbiamo realizzato durante la scorsa Biennale di Venezia. Ci piace scambiare idee, ascoltare le opinioni di persone diverse, parlare con gli artisti, i cui suggerimenti sono sempre stati vitali. Sentiamo la necessità di essere coinvolti il più possibile in una scena artistica che è in costruzione. Non di minore importanza, il fatto che siamo una coppia ci ha insegnato l’arte del compromesso, ci ha insegnato a vedere tutto da una prospettiva sia femminile sia maschile.

Manuale della figura umana

Jai Aili, Our century, 2007-15. Courtesy dslcollection.

ML: La vostra collezione è molto varia, è una vera Wunderkammer in cui convivono diverse metodologie, tematiche e approcci.
Levy: Un buon 45% della collezione è costituito da pittura, il 30% da installazioni e la restante percentuale da video e fotografia. Collezioniamo sia artisti noti sia giovani, perché avvertiamo il bisogno di sostenere le giovani generazioni di creativi. Commissioniamo anche dei lavori: finora ne abbiamo commissionati 50 e l’intero iter creativo di ogni pezzo è stato filmato. L’ultima aggiunta è un lavoro di Jia Aili che abbiamo commissionato nel 2007 ma che è stato ultimato circa un anno fa. Quando abbiamo commissionato questo pezzo, Jia Aili non era ancora così noto come lo è oggi. Il pezzo in questione è di dimensioni importanti, 6x15 metri. Abbiamo anche lavori del giovane artista Hu Weiyi, per esempio, oltre a pezzi di artisti come Zeng Fanzhi. Di Zeng Fanzhi abbiamo collezionato il riratto della figlia. Avremmo potuto acquistare un lavoro di una delle serie più note, come le sue famose maschere, ma abbiamo deciso di acquistare questo pezzo perché rappresenta un punto di svolta nella carriera dell’artista e per il suo stile. Esistono solamente 30 lavori realizzati con questo stile e in termini generali è un lavoro di grande impatto essendo 4x4 metri. 

ML: Dslcollection è tra i pionieri che hanno scelto internet come piattaforma per promuovere la propria collezione. Perché questa scelta visionaria?
Levy: Dslcollection è stata testimone di due eventi fondamentali: l’ascesa della Cina (che sta cambiando il mondo) e l’ascesa del mondo digitale (che sta cambiando l’essere umano). Non possiamo ignorare questi aspetti. Avendo scelto un approccio museale, ci siamo sentiti in dovere di mostrare i lavori collezionati al pubblico. È un dato di fatto che tuttora molti musei siano delle gemme nascoste. Non sono molto frequentati e sono spesso impossibilitati a mostrare i loro capolavori. Ecco perché abbiamo deciso di usare la tecnologia e di aprire un sito, dslcollection.org. Anche se nulla può sostituire il contatto diretto con un’opera d’arte, Dslcollection usa spesso molti strumenti online per avvicinare una porzione di pubblico più ampia. Le tecnologie virtuali lo permettono. Nostra figlia Karen è sempre più partecipe nella collezione e si occupa di molte piattaforme online come Twitter, Facebook, e il cinese WeChat. Queste nuove tecnologie stanno creando nuove modalità di fruizione dell’opera d’arte, più interattive e basate sulla partecipazione e stanno cambiando il tradizionale rapporto tra l’arte e il suo pubblico. Il web è un elemento fondamentale in questo perché permette di vivere un’esperienza che coinvolga “TUTTI, OVUNQUE, ALLO STESSO TEMPO”! Una scelta indirizzata verso le tecnologie è ancor più cruciale in Cina dove 300 milioni di persone sono connesse ed esistono 100 milioni di blog.

Manuale della figura umana

Zeng Fanzhi, WE NO. 8, 2002. Courtesy dslcollection.

ML: Nonostante il costante interesse nei riguardi delle nuove tecnologie, la dedizione e il tempo che dedicate alla collezione sono quasi rétro in un’epoca che evolve a ritmi repentini.
LevyCi piace pensare a Dslcollection come a un bonsai che ha bisogno di tempo ed energie per crescere ma una volta assunta la propria conformazione può resistere alla prova del tempo e alle intemperie. 
ML: In generale, quale pensate sia il ruolo che un collezionista debba ricoprire nel mondo dell’arte contemporanea?
Levy: I collezionisti non dovrebbero essere posti al centro della scena, l’arte dovrebbe essere il fulcro di una collezione e gli artisti dovrebbero avere il massimo risalto. Il nostro ruolo, il nostro potere consiste nel fare in modo che questo accada. Come dice Hans Ulrich Obrist la nostra è un’“invisibilità  fondamentale”.

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