Logo Arte e critica Rivista on line

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player









spacer
articoli

ecologEAST. Pratiche politiche della natura

di Ginevra De Pascalis

Seguendo il flusso di ricerca avviato con le mostre dello scorso anno – Vegetation as a Political Agent e Grow It Yourself–, di cui la precedente Earthrise rappresenta l’appuntamento precursore rivolto alla scena italiana, con ecologEAST. Arte e Natura al di là del Muro, sempre a cura di Marco Scotini, il PAV continua l’indagine sulla rete di relazioni e rapporti che si intrecciano tra pratiche artistiche e politiche della natura, spostando questa volta il baricentro, come si evince dal titolo, ad Est e, in particolare, sulla situazione culturale di quei paesi dell’Europa post-comunista, che oggi è ancora ferma negli studi contemporanei.

Roman Signer

Rudolf Sikora, Out of the City, 1970. Courtesy Marinko Sudac Collection, Zagabria (sotto a sinistra).

“Forse potremmo dire che il terreno comune a società e natura – spiega il curatore – è il vero centro delle ricerche (espositive, teoriche, operative) che stiamo conducendo in questi anni al PAV”.
Peter Bartoš, Imre Bukta, Stano Filko, Ana Lupas, Teresa Murak, Gruppo OHO, Pécsi Muhely, Zorka Ságlová, Rudolf Sikora, Petr Štembera, Gruppo TOK e Jirí Valoch sono gli artisti invitati per l’occasione a un confronto con i modi della rappresentazione estetica del paesaggio, all’interno del quale la natura diventa (s)oggetto privilegiato dello sguardo, attraverso una geografia di pratiche artistiche che si confrontano con l’idea di inquinamento, cambiamenti climatici, denunciando i disastrosi effetti di sbagliate politiche ambientali – quelle del realsocialismo e delle drammatiche utopie di dominio della natura – e ponendo sul tavolo della discussione tesi di innovazione tecnologica per un rinnovato dibattito ecologico.

Roman Signer

Zorka Ságlová, Hay Straw, 1969. Courtesy Václav Špála Gallery, Praga (foto a destra).

Roman Signer

Zorka Ságlová, Laying Napkins near Sudomer, 1970. Courtesy Václav Špála Gallery, Praga.

Analizzando il decennio che va dagli anni sessanta ai settanta, ecologEAST riflette sulle vecchie categorie di Est/Ovest e su come, in fondo, pur mantenendo le specificità dei differenti contesti, vi si trovino forti analogie. Lo stesso André Gorz, filosofo fondatore delle teorie di ecologia politica, individua un comune problema nell’aver concepito in entrambi i casi la “crescita” come la terapia di tutti i mali.
All’inizio degli anni settanta, i paesi gravitanti intorno all’URSS, in differenti contesti regionali, danno avvio ad una forma di resistenza, di protesta, di rivolta nei confronti dell’ombra socialista. Pratiche effimere, in larga parte, performative e concettuali, azioni di denuncia che si realizzano nell’ambiente naturale, spesso ai margini delle città.

Roman Signer

Imre Bukta, In Search Of A Comfy Position On An Elevator, 1976. Courtesy l’artista e Godot Gallery, Budapest.

Roman Signer

Ana Lupas, Installazione umida, 1970. Courtesy dell’artista e p420, Bologna.

In mostra troviamo video, cartoline, mappe grafiche e cosmologie visive, documentazioni fotografiche di recuperi delle tradizioni locali e associazioni comunitarie, manifestazioni pubbliche urbane. Una serie di differenti approcci alla natura, tutti portati avanti da posizioni non-antropocentriche, dove il concetto di natura si trova sempre più a coincidere con quello più ampio di ambiente.
“Se parliamo della capacità dell’arte di resistere alle pressioni esterne, occorre porsi la seguente domanda: l’arte possiede un qualche tipo di potere autonomo, oppure contribuisce solo a decorare i poteri esterni, che si tratti di poteri di oppressione oppure di liberazione?” afferma Boris Groys in Art Power (Postmedia Books, 2012), riflettendo sul rapporto tra arte e resistenza. La missione che rintracciamo, infatti, dietro queste azioni è proprio quella di criticare (in)direttamente le questioni politiche dell’epoca, sfruttando il concetto di crisi ambientale per arrivare a coinvolgere le masse che avrebbero dovuto assorbire il messaggio ideologico che evocavano e rivendicare una qualche soluzione politica.

Roman Signer

Peter Bartoš, Senza titolo (Piccioni Moravi / Piccioni Slovacchi), tardi anni '60. Courtesy dell’artista e AMT _ project, Bratislava/Milano.

Roman Signer

Gruppo TOK, Salone di Zagabria, 1972. Courtesy Marinko Sudac Collection, Zagabria.

Mi pare allora significativo concludere, dopo aver accennato soltanto le linee di un discorso che non può, ancora oggi, definirsi concluso, con le parole di Félix Guattari che, in Le tre ecologie (1989), stigmatizzano l’urgenza degli stessi argomenti affrontati dagli artisti in mostra: “Allora in maniera lancinante il problema si ripropone: come modificare le mentalità, come reinventare delle pratiche sociali che ridiano all’umanità il senso della sua responsabilità non solo verso la sua propria sopravvivenza ma anche riguardo al futuro di tutta la vita su questo pianeta, di quella delle specie animali e vegetali, come di quella delle specie incorporee, se mi è lecito dire così, quali la musica, le arti, il rapporto col tempo, il sentimento di fusione all’interno del cosmo. Sino ad oggi, i rapporti politici nazionali e le relazioni internazionali sono stati polarizzati da lotte di interesse, di rapporti di casta, di classe, di razza. La sfida ecologica chiama ad un rovesciamento di questo sistema di valore: un’ecosofia che sostituisca i vecchi antagonismi che conducono il pianeta umano dritto dritto verso la sua scomparsa. […] L’umanità sarà capace in tale contesto di prendere in mano il suo proprio destino?”.

TOP


Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player