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IL FESTIVAL DI BARENTS

di Lorella Scacco

Lo spettacolo di apertura del Festival di Barents, ideato e prodotto da Pikene på Broen, un gruppo di curatori e produttori norvegesi che opera dal 1996 a Kirkenes, mette in primo piano il rapporto tra l’uomo e la macchina.

La verifica incerta

La verifica incerta

Il ballerino Philippe Priasso danza insieme a una macchina scavatrice in movimento, seguendo il canto del mezzosoprano Brigitte Heuser. È spettacolare vedere come l’uomo cerchi di sintonizzarsi con il veicolo industriale, cercando di sfruttare le sue peculiarità tecniche, come ad esempio la possibilità di volteggiare grazie al suo braccio meccanico.
Francois Zvardon ha fotografato operai che lavorano presso le fabbriche siderurgiche nel territorio di Barents. Uomini sporchi, con cuffie e caschi in testa che diventano “Iron Heroes”, fotografati dall’artista ceco in un itinerario di fabbriche che va dalla città norvegese Kirkenes a quella russa Nikel.

Thais o Perfido incanto

Thais o Perfido incanto

Dai numerosi eventi del festival si percepisce la volontà di dare un volto all’area industriale così diffusa in questo territorio, tanto che anche il supporto dell’allestimento delle foto di Zvardon è stato un veicolo dell’industria siderurgica trasferito in mezzo ad una delle strade di Kirkenes. Juha Valkeapaa si è invece soffermato sulla funzionalità delle macchine che danno la morte e sulla vita delle persone che hanno ricevuto la pena di morte. La sua performance descrive i vari modi di esecuzione di morte, dalla ghigliottina alla sedia elettrica e alla fucilazione, e si sofferma sia sulla vita delle persone prima di essere condannate all’uccisione che su quella degli esecutori, in un racconto che va dal popolo Incas al recente attentatore Anders Breivik. Prima di iniziare la performance, l’artista finnico ha chiesto a ogni partecipante quale pasto avrebbe voluto come sua “ultima cena”, mettendolo nella scomoda posizione del giustiziato.

Mario Schifano, Vietnam

È stato allestito un “videoshop” con i lavori dell’italiano Stefano Cagol, della finlandese Marja Helander, del cinese Li Xiaofei, delle russe Natalia Egorova e Olga Jitlina e del norvegese Ørjan Amundsen. I monitor su cui erano proiettati i video sono stati inseriti in vari freezer facendo allusione all’Artico come il grande refrigeratore dell’universo. Da qui nasce il titolo del Festival: “Artic take away”. Il festival è stato movimentato dalle azioni del gruppo di performer svizzeri Da Motus!, che sono iniziate in aeroporto per arrivare nelle vie cittadine, e si contraddistinguono nel “giocare” con le circostanze del momento.

Francesco Di Cocco, Il ventre della città

Francesco Di Cocco, Il ventre della città

Dalla videoarte alla performance, dalla mostra fotografica al concerto, dalla conferenza all’happening, il festival di Barents, tenutosi dal 4 all’8 febbraio, si è rivelato ricco di eventi artistici. Lo sconfinamento dei generi espressivi è sempre stato il tratto distintivo del team Pikene på Broen, cosi come la ricerca della transnazionalità. Essendo infatti Kirkenes la città più a nord-est della Norvegia, qui la vita di tutti i giorni è fatta di scambi continui con le nazioni vicine, dalla Finlandia alla Russia.
La distanza di Kirkenes dal confine con l’Unione Sovietica è di soli 27 km. ed è stata indagata dal fotografo Rune Johansen in un viaggio da Kirkenes a Zapoljarny. L’artista norvegese è famoso per le sue immagini che ritraggono il Nord della Norvegia, dagli interni delle case ai paesaggi, dalle persone agli edifici. Nella serie di scatti presentata a Kirkenes l’artista cerca di catturare l’essenza della gente che vive sullo stretto di Barents, e in particolare le similitudini architettoniche dei popoli confinanti.
L’idea della transnazionalità torna infine nel lavoro di Eva Bakkeslett, artista e coltivatrice, che ha ricercato le origini del rømmekolle, una sorta di formaggio molle ottenuto dal latte fermentato che ebbe origine e diffusione in Norvegia, Finlandia e nell’area sami fino agli anni Sessanta. L’artista norvegese ha raccontato come sia riuscita a trovare nuovamente il batterio per produrre tale alimento nel continente americano seguendo le tracce degli emigrati norvegesi.

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