Logo Arte e critica Rivista on line

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player









spacer
articoli

L’ARTE TOTALE DI KATARZYNA KOZYRA

di Manuela Lietti

ALCUNE RIFLESSIONI SULL’ARTE DI KATARZYNA KOZYRA IN OCCASIONE DELLA SUA RECENTE PRIMA PERSONALE IN CINA PRESSO THREE SHADOWS PHOTOGRAPHY ART CENTER (PECHINO) E LA PRESENTAZIONE DI MEN’S BATHHOUSE, IL SUO LAVORO PIÙ ICONICO PRESSO MCAM, MING CONTEMPORARY ART MUSEUM A SHANGHAI.

Kozyra

Katarzyna Kozyra, Summertale, film from the series In Art Dreams Come True, single channel video (colour), loop, 16:9 PAL, audio, 19’56’’, 2008. Courtesy Katarzyna Kozyra Foundation, Warsaw.

Katarzyna Kozyra (nata nel 1963 a Varsavia, dove vive e lavora) spicca tra le artiste contemporanee più rappresentative ed innovative degli ultimi decenni per essere una delle personalità più eclettiche, caratterizzata da una straordinaria ed unica natura mimetica, in costante evoluzione. Questo tratto le ha permesso di muoversi senza indugio tra i generi più vari: dalla scultura all’installazione, dalla performance alla fotografia, fino al video, tutti media che sono espressione di un modus operandi atto a investigare in maniera incensurata e senza precedenti tutte le pieghe dell’animo umano e che rappresenta anche l’estensione di un modus vivendi votato alla costante ricerca.

Kozyra

Katarzyna Kozyra, Il Castrato, film from the series In Art Dreams Come True, single channel video (colour), loop, 4:3 PAL, audio, 16’, 2006. Courtesy Katarzyna Kozyra Foundation, Warsaw.

I lavori di Katarzyna Kozyra sono ibridi in cui arte e vita si mescolano, aderiscono, si nutrono l’una dell’altra in un’incessante corsa al costruire (se possibile) e decostruire il ritratto di una donna capace di reinventare costantemente se stessa ma da sempre estranea all’autoreferenzialità fine a se stessa. La poetica dell’artista abbraccia la sfera microscopica quanto quella macroscopica, è personale e nel contempo universale, attenta alle questioni di genere essendo tuttavia trans-gender, oltre ogni genere, è espressione di un sentire che rifugge definizioni e costrizioni. Il lavoro di Kozyra si nutre di dicotomie visive che si esplicitano nell’amalgama di generi diversi cui l’artista è avvezza, ma anche di mondi semanticamente opposti: il maschile e il femminile; la sfera alta, colta e quella ludica, mondana; il mondo della cultura underground e di quella mainstream; la dimensione naif e quella dell’irrequietezza; l’ironico e il drammatico, tutti elementi che stimolano la fantasia dello spettatore, ma in primis riflettono sul significato ontologico dell’arte stessa ma anche su quella sfera che la lega alla dimensione etica, sociale, culturale e religiosa. Nessuna tematica è troppo pruriginosa per Katarzyna Kozyra: non a caso la schiettezza dei suoi lavori – che non è affatto sinonimo di mancanza di sofisticatezza – e la natura non avvezza al compromesso la rendono attrice, spettatrice e musa di se stessa, ma mai solamente per se stessa.

Kozyra

Katarzyna Kozyra, Diva. Reincarnation, performance from the series In Art Dreams Come True, single channel video (colour), loop 4:3 PAL, 9’59’’, 2005, performed in London. Courtesy Katarzyna Kozyra Foundation, Warsaw.

Sin dal suo esordio, il lavoro di Kozyra spiazza il mondo dell’arte contemporanea in Polonia e a livello internazionale. Il suo lavoro più celebre (per alcuni celeberrimo) Pyramid of Animals sin dal 1993 è valso all’artista svariati epiteti, ma ha anche iniziato una riflessione su larga scala sul diritto di dare la vita e toglierla, tematica successivamente cristallizzata nel lavoro Olympia, il punto di raccordo della dimensione macroscopica di una riflessione sulla malattia e purtroppo anche microscopica della malattia vissuta in prima persona dell’artista. Olympia sfida il senso di relatività, fuggevolezza, caducità insiti nel soggetto ritratto ma anche legati al mezzo fotografico stesso. È un anti-manifesto dello stereotipo di una bellezza femminile cui è imposto di essere sempre e comunque idilliaca per essere reputata tale. Ribaltare l’estetica e le aspettative relative al corpo femminile è anche la poetica centrale di Bathhouse, la prima video installazione creata dall’artista nonché il suo primo pezzo realizzato con una telecamera nascosta. La genesi del lavoro è riconducibile a una visita a Budapest in occasione di una mostra in cui era incluso il lavoro Pyramid of Animals. Il video, girato presso il bagno turco dell’hotel Gellért a Budapest, è costituito da un’installazione a sei canali (uno schermo di grandi dimensioni e 5 schermi Hantarex più piccoli) che traduce l’atmosfera all’interno di un bagno turco femminile attraverso i corpi che lo popolano, ritratti in momenti di rilassatezza e spontaneità. Alle immagini di corpi femminili reali ma con rughe, pelle cadente e adipe si contrappongono le visioni di corpi ideali, seppure altrettanto formosi, ritratti nei lavori Susanna e i Vecchioni di Rembrandt e il Bagno Turco di Ingres. Tale contrapposizione non fa che creare un deragliamento visivo che sottolinea quanto lo sguardo dello spettatore sia intriso a priori di cliché e stereotipi una volta messo di fronte alla dimensione pubblica e privata, reale ed ideale del corpo femminile. La controparte di Bathhouse è Men’s Bathhouse, concepito per la Biennale di Venezia del 1999. In questo lavoro, il corpo femminile – il corpo stesso dell’artista – invade il sacro territorio di un bagno turco maschile e attraverso l’uso di una telecamera nascosta Kozyra crea una sua “zona autonoma temporanea”, eludendo il potere dello sguardo maschile agendo da “vero” uomo, ma nel contempo e paradossalmente assoggettandosi alla gerarchia che domina un bagno turco maschile – testimoniandola e vivendola in prima persona.

Kozyra

Katarzyna Kozyra, Men’s Bathhouse, five-channel video installation, 1999.Courtesy Katarzyna Kozyra Foundation, Warsaw.

La serie In Art Dreams Come True cerca di mettere a fuoco l’enigma della personalità dell’artista dissolvendola nelle sue possibili estensioni. In questa serie Kozyra si mette alla prova, al servizio di se stessa con dedizione costante e audacia cimentandosi in una serie di ruoli che vanno dalla diva operistica ingabbiata, alla cheerleader a tratti più ridicola che sensuale. Riesce a essere efebica tanto quanto ammaliante, personificando l’elemento familiare che porta equilibrio tanto quanto il temibile Altro per eccellenza. In Art Dreams Come True riflette su quanto e come l’identità sia malleabile, su quanto la volontà del singolo possa trasformare potenziali proiezioni di se stessi in una fabbricazione reale. L’intento, seppure privo di moralismi, consiste nello spostare l’attenzione su tematiche più ampie che vanno dalla mancanza di comunicazione tra i due sessi, alla tolleranza nei riguardi dell’Altro che vive in noi e attorno a noi. In questa continua interazione tra fatto e finzione, il progetto artistico/ personale di Kozyra culmina in Casting, un lavoro processuale piuttosto che un’opera chiusa, in cui la vera Kozyra si mette alla ricerca di una Kozyra fittizia che la possa impersonare in un ipotetico film mai realizzato. Casting è un meta-lavoro, deliberatamente non risolto, probabilmente irrisolvibile perché concepito per esaltare le innumerevoli sfacettature dell’animo umano e come un altro traguardo temporaneo verso la conoscenza di sé.

Kozyra

Katarzyna Kozyra, Faces, video still from the video installation Faces, lambda on 3 mm, plexiglas dibond, 30x30 cm, 2006-16. Courtesy Katarzyna Kozyra Foundation, Warsaw.

Ma il lavoro di Kozyra si volge ben oltre l’aspetto auto-referenziale. Basti pensare a Faces, che riflette la fascinazione dell’artista per la danza e che focalizza l’attenzione sui volti di ballerini di generi diversi e non sui loro corpi come spesso accade, oppure il titanico progetto Looking for Jesus, opera per la prima volta di stampo documentaristico attualmente in fase di lavorazione. In Looking for Jesus la Sindrome di Gerusalemme, una patologia che spinge gli individui a credersi l’incarnazione di personaggi biblici, in particolare Gesù, è il pretesto per una riflessione su come fede e scetticismo possano coesistere, ma soprattutto su come la diversità – qualsiasi essa sia – spesso crei e impatti modelli comportamentali, modi di vivere e di credere non condivisi dalla maggior parte delle persone, ma comunque da rispettare in quanto sinonimo di desiderio di trascendere i propri limiti.
L’opera di Katarzyna Kozyra è coesa, eppure variegata; ogni lavoro ha in sé la propria ragione d’essere in quanto parte di una vera e propria Gesamtkunstwerk di cui l’artista è sia regista sia attrice. Kozyra è capace di sorprendere se stessa e lo spettatore con le sue metamorfosi, una sorta di “trucco” praticato per tenersi alla larga da definizioni ossificate e in un costante stato di divenire.
La Katarzyna Kozyra Foundation, diretta da Anna Walewska e con sede a Varsavia è un’altra delle estensioni dell’artista. L’istituzione si occupa di promuovere la creatività al femminile nonché dell’opera passata, presente e futura dell’artista. 

 

TOP




Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player