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MATTEO NASINI. VEDERE ABISSI IN LUOGHI COMUNI

di Francesco Angelucci

ALCUNE RIFLESSIONI SULL'INDAGINE SONORA DI MATTEO NASINI A PARTIRE DA SPARKLING MATTER, PROGETTO CON CUI HA VINTO IL TALENT PRIZE 2016. PRESENTATO A MILANO E OSPITATO POI DALLA GALLERIA NAZIONALE DI ROMA, HA INAUGURATO LA SEDE NEWYORKESE DI MARSÈLLERIA ED È ATTUALMENTE ESPOSTO A PALAZZO FORTUNY IN OCCASIONE DELLA BIENNALE DI VENEZIA.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, 2017, veduta dell'installazione, Marsèlleria, New York, 2017. Courtesy Marsèlleria, Milano / New York e l'artista. Foto Matteo Nasini.

Studiata da una prospettiva esclusivamente musicale l'indagine sonora di Matteo Nasini insiste nel rintracciare alternative alla composizione classicamente intesa. E lo fa con la scelta più immediata, tagliando fuori il compositore. I processi musicali avviati da Nasini semplicemente escludono una razionalità nella scelta o nell'esclusione di un suono, di un timbro. Le sue arpe eoliche ne sono un esempio.
Le corde montate su una cassa armonica e lasciate all'aperto, incontrando il vento, cominciano a vibrare e poi a suonare. Lo spessore delle corde impone una più o meno decisa resistenza al vento che dal canto suo più è intenso e più fa risuonare tutte le corde dell'arpa che raggiungeranno la soglia dell'udibilità, per il loro variegato spessore,  in tempi differenti.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, Sleep concert, 2017, La Galleria Nazionale, Roma. Courtesy l'artista. Foto Matteo Nasini.

L'effetto è un insieme di suoni scelti dal vento,  una composizione che non prevede il compositore. Discorso simile per Sparkling Matter. Il progetto in un solo anno è stato presentato alla Marsèlleria di Milano, poi esposto nella Galleria Clima della stessa città, ha vinto il Talent Prize 2016, è stato ospitato nella Galleria Nazionale di Roma, ha inaugurato la sede newyorkese di Marsèlleria e durante la Biennale di Venezia è a palazzo Fortuny. Se per le arpe eoliche è il vento a scalzare il compositore in Sparkling Matter la sostituzione è più ambigua ma altrettanto radicale e porta la firma dell'inconscio umano.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, EEG software. Courtesy EMOTIV Pure•EEG™ e l'artista.

Nasini con un elettroencefalografo mappa l'attività celebrale di un dormiente. Diciannove magneti corrispondono ad altrettante aree del cervello analizzate così nella loro attività elettrochimica. I movimenti celebrali passano attraverso un software che declina gli impulsi in suoni. La combinazione delle diciannove aree, stratificandosi o annullandosi a vicenda, genera una composizione nella quale l'uomo se pur soggetto generante rimane spettatore costretto.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, 2017 veduta dell'installazione, La Galleria Nazionale, Roma. Foto Matteo Nasini.

È infatti l'universo irrazionale dell'inconscio del dormiente a creare l'organizzazione dei suoni. Il punto di partenza e arrivo di Sparkling Matter è l'essere umano ma preso in quello che ha meno di illuministico. Nasini ha trasformato l'intuizione in una performance nella quale il passaggio degli impulsi del dormiente in suono vengono gestiti dall'artista mentre il pubblico è invitato ad addormentarsi al suono dell'inconscio del dormiente condividendo con lui le sue fasi di sonno. Gli impulsi sono stati poi tradotti in sculture di ceramica grazie a un processo di stampa 3D.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Dream Portrait, 2017. Courtesy Operativa-Arte, Roma e l'artista. Foto Ruggero Carlesso.

Forme coniche e frastagliate si presentano come la materializzazione del sonno, bianche e lucide appaiono a tutti gli effetti come l'irrazionale reiterato. Rispetto ad altri artisti legati al suono come Roberto Pugliese e Michele Spanghero in Nasini è più esplicita la dimensione narrativa intesa come successione e stratificazione di suoni in un tempo determinato. L'alternanza fra le varie fasi del sonno ha come effetto una composizione instabile costruita su silenzi e dissonanze sintetiche che rispecchiano gli andamenti del cervello.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Dream Portrait, 2016. Courtesy Clima Gallery, Milano e l'artista. Foto Marco Davolio.

Sarebbe però ingenuo credere nella perfetta riuscita nell'intento di scalzare l'umano, il compositore, dalla composizione musicale. Se da un lato esclude il processo razionale del comporre, Nasini procrastina l'intervento dell'uomo, o meglio lo premette. Le arpe eoliche che per così dire suonano da sole in realtà suonano esattamente come l'artista le ha accordate e si lascia al vento la possibilità di intervenire su di un materiale già dato.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, 2017, veduta dell'installazione, Marsèlleria, New York, 2017. Courtesy Marsèlleria, Milano / New York e l'artista. Foto Francesco Lecci.

Per Sparkling Matter è invece l'intervento umano, in atto nella creazione del software, che permette agli impulsi di avere esattamente quel suono. In questa ricerca l'artista si avvicina ai compositori d'avanguardia, in particolare a Arnold Schönberg, Pierre Boulez e John Cage. L'idea di proporre un'alternativa al classico sistema di composizione tonale, che sia nella creazione di un altro sistema – la rigida dodecafonia – o che sia nell'abbandono del suono all'alea, che li accomuna, trova una strana sintesi nel lavoro di Nasini nel quale casualità e controllo si esprimono in un equilibrio particolare.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, 2016, veduta dell'installazione, Marsèlleria, Milano. Courtesy Marsèlleria, Milano / New York e l'artista. Foto Sara Scanderebech.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, Sleep concert, 2016, Marsèlleria, Milano. Courtesy Marsèlleria, Milano / New York e l'artista. Foto Matteo Nasini.

Dove infatti l'artista riesce a proporre una reale e concreta alternativa al sistema compositivo classico è nella liquidazione della razionalità nel processo di scelta del materiale musicale dato. Se infatti il ruolo del compositore è sempre stato prendere delle scelte in riferimento a un modello, e quindi scelte razionali, Nasini lascia questa scelta all'irrazionale che sia vento o essere umano.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, 2016, veduta dell'installazione, Clima Gallery, Milano. Courtesy Clima Gallery, Milano. Foto Marco Davolio.

Matteo Nasini

Matteo Nasini, Sparkling Matter, 2016, veduta dell'installazione, MACRO, Roma, 2016. Courtesy Talent Prize e l'artista. Foto Eliana Casale.

Lo scrittore Karl Kraus scriveva “musica che lambisce le rive del pensiero”, il compositore Anton Webern rimproverava all'aforisma la negazione della musica di essere pensiero, riflessione razionale. E non sempre però è un male. Del resto Sparkling Matter realizza nel mappare lo stato di incoscienza quello che dovrebbe essere lo scopo di ogni espressione artistica: imparare a vedere abissi in luoghi comuni.

 

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