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Primo capitolo di Frigoriferi Milanesi - FM Centro per l’arte contemporanea

Conversazione con Marco Scotini, direttore artistico, a cura di Valentina Briguglio

VB: Come nasce FM Centro per l’arte contemporanea? E qual è la sua particolarità?

MS: FM nasce in un momento molto positivo per Milano, con una proliferazione di istituzioni interessanti dove la componente privata compensa in qualche modo il limite di quella pubblica. Questo è stato sottolineato anche in occasione dell’opening della prima mostra, quando ci siamo tutti interrogati dove fossero e cosa facessero spazi come il PAC. FM nasce in un periodo in cui Milano finalmente sta riattivando delle energie assolutamente interessanti per l’arte contemporanea e, allo stesso tempo, il Centro intende presentarsi con una formula particolare anche rispetto alle istituzioni già presenti sul territorio. Sono stato chiamato un anno fa a riconsiderare questa struttura che secondo me ha grandi potenzialità e ho pensato che quello che avevo trovato fosse come un arco con tutti i conci ma a cui mancava la chiave di volta. Si tratta di uno spazio dove sono già presenti i servizi per l'arte, i caveau per la conservazione delle opere e per il restauro, uffici straordinari di art advisory, però mancava il polo espositivo, oggi vero e proprio fulcro di molti assetti di produzione culturale. Quindi abbiamo pensato a FM in un’eccezione allargata: quale luogo di produzione e di rappresentazione culturale. Abbiamo voluto unire uno spazio espositivo non profit a delle gallerie commerciali e a questo punto mi pare che se qualcuno viene in Via Piranesi riesce a vedere quattro mostre nelle gallerie e una grande mostra nello spazio centrale. Mi sembra un’ottima sintesi. Rispetto alle forme di rappresentanza come Prada, Trussardi o Pirelli, nel nostro caso c’è il tentativo di costituire qualche cosa che si auto alimenti da sola. Sicuramente, rispetto agli altri poli, la differenza sta nel non volerci legare ad un’immagine esclusiva ma nell’aprirci all’idea di collezione in senso allargato. Penso che ci sia una grande ricchezza nelle collezioni private italiane che non ha mai visto la luce per mancanza di strutture pubbliche adeguate che potessero accoglierla o presentarla. Il collezionista italiano è un collezionista intelligente, un collezionista che fa ricerca e va in avanscoperta ma che, nello stesso tempo, non ha alcuna possibilità di veder riconosciuta o valorizzata la propria iniziativa. Nei nostri intenti c’è questa volontà di aprirci alle diverse ricerche degli altri. FM è dunque un luogo con una serie di funzioni assemblate: la formazione legata a NABA, le residenze, gli archivi storici d’artista. Poiché dovevamo pensare ad una sorta di mostra manifesto per rappresentare questa pluralità di spazi, L’Inarchiviabile ne è sicuramente l’emblema. Visti i feedback e i riscontri avuti, direi che abbiamo colto la formula.

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

Manuale della figura umana

L'inarchiviabile. Italia anni '70, installation view, Frigoriferi milanesi, Milano, aprile-giugno 2016.

VB: I Frigoriferi Milanesi è luogo di cura e conservazione di cose preziose. Quanto ha influito questo nella scelta della programmazione del centro per l’arte contemporanea?

MS: Sì hai perfettamente ragione, nascono come deposito e come luogo di conservazione, nonostante le trasformazioni che si sono succedute negli anni. Non a caso quando ho pensato al format possibile per la mostra ho cercato di sviluppare un’idea che da anni coltivo sull’archivio: non tanto l’archivio come un luogo di conservazione in senso retrospettivo ma come luogo generativo. Sembra un elemento da poco ma è invece assolutamente decisivo, in grado di ribaltare di 360 gradi le funzioni che già c’erano. Credo che rileggere la figura del deposito (dove sono conservate collezioni di arte internazionale, raccolte storiche e archivi della seconda metà del ‘900) attraverso un’ottica contemporanea possa riaprire a una rimessa in gioco di tutta una serie di funzioni che già si trovavano ai Frigoriferi Milanesi ma che dovevano trovare un punto di convergenza e di rilancio.

Manuale della figura umana

Anselmo Giovanni, Entrare nell’opera, 1971, tela emulsionata, cm.125 x 180, Collezione Consolandi.

Manuale della figura umana

Ketty La Rocca - Appendice per una supplica, tela emulsionata, Collezione La Gaia.

VB: Ci puoi anticipare la programmazione futura?
 
MS: Abbiamo pensato fin dall’inizio a un programma possibile. L’idea è quella di presentare una grande mostra all’anno sulla falsariga de L’Inarchiviabile e due esposizioni che mostreranno delle collezioni private in maniera inedita dal punto di vista curatoriale. Saranno scelti di quest’ultime solo alcuni pezzi importanti privilegiando delle narrative forti e presentando al pubblico quello che normalmente è chiuso nelle casse o inaccessibile ai più. Ritorno su questo aspetto perché il collezionismo passa normalmente per i prestiti alle mostre e spesso in forma anonima, per la ragione che una visione idealistica sottrae dall’arte ogni suo altro possibile attributo. Invece, come nella mostra L’Inarchiviabile, vorremmo che il collezionista diventasse un soggetto tale da suggerirti che cosa presentare o no. Ad esempio i due lavori di Marisa Merz erano andati più o meno dispersi e sono stati proposti dopo anni e anni in occasione de L’Inarchiviabile. Il  pubblico così ha avuto la possibilità di vedere opere che non venivano più esposte dal 1978. Ti appaiono adesso come nuove perché non le rivedi dalla mostra storica presso Salvatore Ala, per esempio. Quindi ci saranno due mostre che funzioneranno in parallelo tra loro, in due spazi diversi, e poi ci sarà un’altra grande mostra annuale. Ti posso dire che, per l’autunno prossimo, le collezioni da presentare saranno una italiana e una straniera; mentre al posto de L’Inarchiviabile ci sarà una mostra sull’arte africana. Inoltre è già stata avviata una programmazione di talk, concerti, laboratori. Abbiamo cominciato con la presentazione del libro di Tommaso Trini edito da Johan&Levi, scelto anche per l’inerenza stretta con la mostra in corso, proseguiremo con un incontro con Vasif Kortun, direttore del SALT di Istanbul e membro dell’ advisory board di FM, in cui discuteremo delle istituzioni di arte nel tempo del declino del pubblico. Ci sarà poi un omaggio a Giorgio Maffei, collezionista e grande autore di ricerche sul libro d’artista degli anni concettuali e delle avanguardie storiche, e un seminario su Nanni Balestrini. In autunno abbiamo in programma anche un convegno di due giorni sulla storia dell’exhibition display che produrremo insieme a NABA e con interlocutori internazionali.
Quindi ci sarà tutta una programmazione a margine delle mostre in corso che si interrogherà sulla stessa funzione del centro e, allo stesso tempo, si aprirà alle proposte delle gallerie presenti: ad esempio ospiteremo una conferenza con Marko Tadic, artista in mostra ora nella galleria di Laura Bulian. Il nostro interesse è quello di richiamare l’attenzione non soltanto sulla produzione espositiva ma su tutte le attività che il centro promuove e imporci in maniera forte rilanciando attività che in questo momento mancano a Milano. Il fatto che alla presentazione di Trini ci fossero oltre 200 persone nell’auditorium la dice lunga su quanto manchi un dibattito che accompagni in generale le esposizioni. Ecco tutto ciò per noi è la formula originale che ha inspirato anche altri poli europei. A questo proposito cito l’Art Depot che sta sorgendo a Rotterdam all’interno del Museum Boijmans van Beuningen, o lo Schaulager di Basilea o realtà come la Löwenbräu-Areal di Zurigo. Per noi la collezione non è solo un deposito di materiali ma è un costrutto antropologico e culturale. Se oggi molti artisti fanno opere d’arte attraverso questa, attraverso il format della collezione, noi ci interroghiamo su questo fenomeno in un’accezione benjaminiana.

Manuale della figura umana

Maurizio Nannucci, SCRIVERE SULL'ACQUA, 1973.

Manuale della figura umana

Michele Zaza, Dissoluzione e Mimesi, 1974, fotografie, cm. 20x35 cad, Collezione Erminia Di Biase.

VB: Hai parlato delle gallerie private presenti nello spazio di Frigoriferi Milanesi. Hanno un ruolo nella scelta della programmazione?

MS: No, non è necessario. La nostra intenzione è quella di rendere un sistema autonomo nelle sue componenti perché in qualche modo ci piace ricostruire un organismo dove incontri una frammentazione o una pluralità di proposte. Quindi direi che è un rapporto totalmente autonomo quello con le gallerie commerciali presenti, in cui ci possono essere momenti di incontro di natura dialogica, però questo vale anche per il laboratorio di restauro o per la struttura del Palazzo del Ghiaccio per pensare a mostre oppure presentazioni di gallerie provenienti dai mercati emergenti, coinvolgendo territori in che non sono neppure presenti nello stesso Miart o nella cultura artistica milanese. Un  aspetto che ci interessa è appunto questa dimensione dell’arte su scala globale per cui molte delle mostre e ricerche che faremo saranno rivolte a quest’apertura sul mondo e proprio per questo ci è sembrato importante partire dall’Italia. Questo obiettivo è già leggibile nell’advisory board composto da Charles Esche (Direttore del Van Abbemuseum, Eindhoven), Hou Hanru (Direttore Artistico, MAXXI, Roma), Vasif Kortun (Director of Research and Program, SALT, Istanbul), Grazia Quaroni (Senior Curator / Head of Collections, Fondation Cartier pour l’art contemporain, Paris), Enea Righi (collezionista, Bologna).
Cercheremo di analizzare la macchina espositiva come tale, la funzione delle esposizioni oggi e l’intero sistema dell’arte. Questo è l’obiettivo e la novità che vorremmo portare dentro il territorio di Milano.

Manuale della figura umana

F. Vaccari, Photomatic d'Italia, 1973-74, photostrips collage on card, cm.50,7x70,2 framed2, Courtesy P420, Bologna.

Manuale della figura umana

Paolo Icaro, Tre Palmi Quadri, 1972, ferro, cm.148x80x2, Collezioni Gino Viliani, Courtesy P420, Bologna.

VB: Ci racconti il deposito visitabile per i collezionisti e il Temporary Space per le gallerie di arte contemporanea?

MS: Il deposito visitabile sarà qualcosa a venire e che per ora non c’è. L’idea è quella di rendere aperto e visibile ciò che normalmente è chiuso in un deposito. Ma già le mostre che dedichiamo ai collezionisti sono una sorta di deposito aperto. Si tratta di sviluppare quello che avviene già nella collezione permanente di un museo, in cui alterni di volta in volta i soggetti in mostra però il deposito ti rimane, ma in questo caso verrebbe reso fruibile al pubblico. Il Temporary Space è concepito per mostre che stimolino la condivisione di progetti di gallerie e il dialogo tra gli artisti. Non ci sono separazioni ambientali e le opere degli artisti non riconoscono gli steccati di pertinenza: questo ci sembra un aspetto nuovo. In questo grande spazio per il momento vogliamo ospitare gallerie non strettamente legate al territorio milanese e in un futuro l’idea è quella di aprirci alle gallerie internazionali.

Manuale della figura umana

Ugo La Pietra, Il desiderio dell’oggetto, da “Progettare INPIU'”, 1973-75, Courtesy Archivio Ugo La Pietra (6).

VB: Negli obiettivi di FM rientra una collezione permanente?

MS: Più volte ci è venuta anche questa idea, che al momento non esiste come progetto. Però perché no, potrebbe essere un aspetto interessante. Abbiamo appena aperto e ora c’è una grande volontà di esplorare territori incogniti, meno familiari. La mostra L’Inarchiviabile, di fatto, restituisce tutto un rimosso dalla scena ufficiale italiana e questo è un aspetto che ci sta a cuore. Non ha senso, dal nostro punto di vista, confermare tutto ciò che un intero sistema già afferma senza alternative e vie di fuga.  Quindi la nostra volontà è quella di supportare ricerche in proprio o altrui che siano coraggiose e che vadano in avanscoperta di qualcosa che non sia già estabilished.

VB: Tra 10 anni cosa sarà FM?

MS: Non è facile rispondere. Mi feci la stessa domanda quando venne aperta la nuova fase di NABA. Allora contava 200 studenti, ora ci sono circa 3000 iscritti, e sono passati circa dieci anni dal suo spostamento sui Navigli. Mi auguro che, con FM, possa accadere la stessa cosa e spero, dunque, di ritrovarci qui, in questo luogo, tra dieci anni con le stesse considerazioni che sto facendo ora su NABA.


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