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ALLO SCHIOCCARE DELLE MIE DITA
UNA LETTURA DI THE WORKING LIFE L'ULTIMO LAVORO VIDEO DEI SUPERFLEX

di Vincenzo Estremo

Durante l'estate appena trascorsa mi è capitato di imbattermi per ben due volte in una terapia di ipnosi; due sedute estemporanee in due musei in giro per l'Europa. La prima a Riga all'interno di Fields, mostra allestita all'Arsenāls Exhibition Hall del Latvian National Museum of Art e la seconda a Vienna, all'opening di New Ways of Doing Nothing alla Kunsthalle. L'ipnosi in questione è quella di The Working Life – video di 9' e 50” dei Superflex – in cui si viene guidati dalla voce profonda dell'ipnoterapeuta danese Tommy Rosenkilde a cercare sollievo dalle condizioni lavorative contemporanee.

Superflex, The Working Life, 2013

Superflex, The Working Life, 2013. Courtesy l’artista.

Il video non riproduce per immagini le dinamiche di una reale seduta di Talking Cure, ma si focalizza sul punto di vista dello spettatore. Non vi sono pazienti, ma solo un terapeuta il cui corpo viene inquadrato da una singola angolazione mediante camera fissa e senza movimenti di macchina. La struttura del video è scarna, l'unica azione è quella lenta dello zoom che segue il ritmo dell'ipnosi. Appare evidente sin dall'inizio che lo spettatore è il soggetto a cui si rivolge l'azione terapeutica, chi guarda diventa parte di una performance che non ha atto, ma di cui si sente partecipe. Lo spettatore entra in fase, come direbbe Roger Odin, con il video perché ne è chiamato in causa direttamente, inoltre il punto di vista di chi osserva finisce per collimare con quello filmico del video stesso. The Working Life non mostra, come avviene di solito nei video o nei film, delle immagini della realtà, ma chiede a chi guarda di costruire mentalmente – così come in un vero processo di ipnosi – una realtà fatta di immagini. Il terapeuta suggerisce allo spettatore delle immagini attraverso la cui creazione mentale è possibile realizzare pienamente il lavoro e le intenzioni dei Superflex. Lo spettatore viene guidato, passo dopo passo, verso un luogo diverso da quello in cui si trova fisicamente, entra a far parte di una realtà immaginaria frutto della negazione del mondo reale, una dimensione che è un altrove permanente, un'immagine di mondo e non il mondo in quanto tale. Su questa negazione, a mio parere, i Superflex costruiscono il messaggio che vogliono veicolare con The Working Life, infatti, il paradosso sta proprio nel fatto che la seduta terapeutica non mira ad offrire una soluzione agli effetti che la crisi occupazionale ha generato, ma sembra quasi coadiuvare il modo per una soluzione alternativa, che vedremo essere una soluzione radicale.

Superflex, The Working Life, 2013

Superflex, The Working Life, 2013. Courtesy l’artista.

La precarietà della nostra situazione economica e psicosociale è il risultato del concetto di crisi inteso non come evento eccezionale, ma altresì come paradigma o stato permanente. Le ripercussioni sul mercato del lavoro della crisi economica sono ben note, non c'è garanzia occupazionale per nessuno e persino le persone con un alto grado di istruzione superiore hanno difficoltà a trovare o a mantenere un impiego. Questa contrazione ha portato ad una deregolamentazione del mercato del lavoro e ad un sostanziale taglio degli stipendi, un'incertezza lavorativa che si ripercuote, di conseguenza, sulla salute mentale di tutti i lavoratori. Le incertezze, i timori, le instabilità, spingono il lavoratore a riconsiderare il funzionamento della società in cui vive, costringono chi lavora ad accettare, senza negoziato, un ricatto: chi non vuole rinunciare alla possibilità di vivere e guadagnarsi da vivere dovrà, per forza di cose, cedere parte dei suoi privilegi lavorativi. La crisi del mercato del lavoro può essere superata, stando al dettato neoliberista, solo con la deregolamentazione e la flessibilità. Da questo ricatto si generano i paradossi che fanno piombare il lavoratore in una confusione personale a cui i Superflex provano a rispondere con il Tool1 della psicoterapia. Ecco quindi che The Working Life offre a noi spettatori – supposti lavoratori – la soluzione alle nostre crisi personali. Il video non è una terapia palliativa, ma un invito concreto a negare lo stato attuale delle cose. La negazione che ci viene chiesta proviene dall'altrove, dall'immagine mentale del mondo in cui siamo sprofondati grazie all'ipnosi e si deve concretizzare con la negazione del ricatto impostoci dall'attuale sistema lavorativo mediante l'abbandono stesso dell'idea di lavoro come attività produttiva.

Superflex, The Working Life, 2013

Superflex, The Working Life, 2013. Courtesy l’artista.

The Working Life ci mostra in che modo bloccare il mondo del lavoro; possiamo farlo in ogni momento e in ogni luogo: nei bagni, negli uffici in cui ogni giorno svolgiamo le nostre attività lavorative e persino nelle sale di un museo. L'ipnosi ci aiuta a trovare dentro di noi le forze per colpire il sistema che se da un lato ci dà da mangiare, dall'altro ci scaraventa in una tremenda crisi personale. Le affermazioni iperboliche di The Working Life suggeriscono che l'unica via d'uscita sta nell'immaginare un'alternativa completamente diversa, nell'attuare l'arresto completo del sistema produttivo in cui siamo immersi. La mancanza di una produttività collettiva diventa uno strumento di lotta – simile ma non paragonabile allo sciopero – che ha come obbiettivo principale la negazione della mentalità dell'efficienza su cui si fonda l'ideologia neoliberista. Maurizio Lazzarato ha rimarcato, nel suo saggio Il governo dell’uomo indebitato, in che modo oggi il lavoratore funzioni come: “un’impresa individuale” perché “continuamente impegnato a negoziare tra il suo io e il suo super-io ‘economico’” in questa condizione ogni lavoratore è “responsabile del suo destino”. Per Lazzarato l'idea di produttività si fonda su un modello di competitività che tiene in considerazione, prima ancora del confronto con gli altri, la concorrenza con se stessi. Se quindi l'ordine, la volontà/obbligo di produttività partono dall'io e non più da un'entità esterna, come nell'economia di tipo fordista, è sull'io che deve agire lo strumento (Tool) dei Superflex. The Working Life offre una forma di lotta radicale, la più rara di questi tempi, quella che ci insegna a stare in pace con il nostro fare niente.

1. I Toolssono gli strumenti che i Superflex hanno approntato per affrontare la società contemporanea e i sui problemi di natura socio-economica, i Tools sono raccolti in una pubblicazione scaricabile dal sito web: http://superflex.net/tools/superflex_tools_book.

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