{"id":1000,"date":"2021-03-05T12:31:14","date_gmt":"2021-03-05T11:31:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arteecritica.it\/?p=1000"},"modified":"2024-11-15T16:35:24","modified_gmt":"2024-11-15T15:35:24","slug":"obiettivo-burri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arteecritica.it\/en\/obiettivo-burri\/","title":{"rendered":"Obiettivo Burri"},"content":{"rendered":"<p><strong>CON IL TITOLO <a href=\"https:\/\/fondazioneburri.org\/mostre\/obiettivi-su-burri-fotografie-e-fotoritratti-di-alberto-burri-dal-1954-al-1993\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>OBIETTIVI SU BURRI \u2013 FOTOGRAFIE E FOTORITRATTI DI ALBERTO BURRI DAL 1954 AL 1993<\/em><\/a> LA FONDAZIONE PALAZZO ALBIZZINI COLLEZIONE BURRI \u2013 EX SECCATOI DEL TABACCO HA IDEATO E REALIZZATO, CON LA CURA DI BRUNO COR\u00c0, UN EVENTO CHE METTE IN MOSTRA UN NUTRITO NUMERO DI SCATTI DEDICATI AD ALBERTO BURRI REALIZZATI DA OLTRE TRENTACINQUE FOTOGRAFI. TRA GLI ALTRI, AURELIO AMENDOLA, GABRIELE BASILICO, GIORGIO COLOMBO, PLINIO DE MARTIIS, GIANFRANCO GORGONI, MIMMO JODICE, UGO MULAS, JOSEPHINE POWELL, SANFORD H.ROTH, WILLIAM SANDBERG. ACCOMPAGNA L\u2019EVENTO UN CATALOGO CHE RIUNISCE I CONTRIBUTI DEL CURATORE, DI ALDO IORI E DI RITA OLIVIERI, OLTRE A UN\u2019INTERVISTA AD AURELIO AMENDOLA A CURA DI CHIARA SARTEANESI.<br \/>\n<\/strong><strong>SEMPRE PER BURRI, A CORONAMENTO DI UNA STAGIONE DI GRANDI CELEBRAZIONI INTERNAZIONALI, BRUNO COR\u00c0, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE BURRI, CURA UN\u2019IMPORTANTE RETROSPETTIVA ALLA FONDAZIONE CINI DI VENEZIA TRA MAGGIO E LUGLIO, DURANTE LA BIENNALE, INTITOLATA <a href=\"https:\/\/www.cini.it\/eventi\/mostra-burri-la-pittura-irriducibile-presenza\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>BURRI. LA PITTURA, IRRIDUCIBILE PRESENZA<\/em><\/a>. SI TRATTA DI UN PROGETTO CHE RIPERCORRE CRONOLOGICAMENTE LE PI\u00d9 SIGNIFICATIVE TAPPE DEL PERCORSO <em>DEL MAESTRO DELLA \u2018MATERIA\u2019<\/em> ATTRAVERSO MOLTE DELLE SUE OPERE PI\u00d9 SIGNIFICATIVE, DAI RARISSIMI <em>CATRAMI<\/em> (1948) AGLI ULTIMI E MONUMENTALI <em>CELLOTEX<\/em> (1994). BURRI TORNA IN QUESTO MODO A VENEZIA DOPO LA GRANDE PERSONALE CHE NEL 1983 VIDE PROTAGONISTE 18 OPERE DEL CICLO <em>SESTANTE<\/em>\u00a0 NEGLI EX CANTIERI NAVALI ALLA GIUDECCA, SEGNANDO UNA TAPPA FONDAMENTALE NELLA SUA CARRIERA.<br \/>\n<\/strong><strong>NEL FRATTEMPO, AL MUSEO BILOTTI DI ROMA INAUGURA UN ALTRO PROGETTO ESPOSITIVO DAL TITOLO <a href=\"https:\/\/www.museocarlobilotti.it\/it\/mostra-evento\/la-ferita-della-bellezza-alberto-burri-e-il-grande-cretto-di-gibellina\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>LA FERITA DELLA BELLEZZA. ALBERTO BURRI E IL GRANDE CRETTO DI GIBELLINA<\/em><\/a>, A CURA DI MASSIMO RECALCATI, PATROCINATA DALLA FONDAZIONE PALAZZO ALBIZZINI COLLEZIONE BURRI, DALLA REGIONE LAZIO, DALLA REGIONE SICILIANA, DAL COMUNE DI GIBELLINA E DALLA FONDAZIONE ORESTIADI. L\u2019ESPOSIZIONE INCLUDE LE FOTOGRAFIE DEL <em>GRANDE CRETTO<\/em> REALIZZATE DA AURELIO AMENDOLA, IL FOTOGRAFO CHE HA SEGUITO CON MAGGIORE ASSIDUIT\u00c0 IL LAVORO E I PROCESSI CREATIVI DI BURRI. SAR\u00c0 ESPOSTO INOLTRE UN VIDEO DI PETRA NOORDKAMP, PRODOTTO DAL GUGGENHEIM MUSEUM DI NEW YORK E PRESENTATO NEL 2015 IN OCCASIONE DELLA GRANDE RETROSPETTIVA NEWYORKESE <a href=\"https:\/\/www.guggenheim.org\/exhibition\/alberto-burri-the-trauma-of-painting\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>THE TRAUMA OF PAINTING<\/em><\/a>. L\u2019ESPOSIZIONE SAR\u00c0 POI RIALLESTITA AL MAG DI RIVA DEL GARDA IN COLLABORAZIONE CON IL MART DI TRENTO E ROVERETO.<br \/>\n<\/strong><strong>LE FOTOGRAFIE DI AMENDOLA, RISULTATO DELLA CAMPAGNA FOTOGRAFICA REALIZZATA NEL 2018 SUCCESSIVA AL RESTAURO DEL MONUMENTALE INTERVENTO AMBIENTALE, SONO STATE COMMISSIONATE E RACCOLTE DALL\u2019EDITORE MAGONZA IN UN VOLUME DAL TITOLO<\/strong> <strong><em>ALBERTO BURRI, IL GRANDE CRETTO DI GIBELLINA<\/em>, CHE OSPITA UN TESTO DI MASSIMO RECALCATI.<\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<p>A partire dal 2015, anno del Centenario della nascita di Alberto Burri, ha preso vita negli spazi della Fondazione Burri l\u2019iniziativa <em>12 Marzo<\/em>, per ricordare il giorno della sua nascita. Quest\u2019anno la scelta di Bruno Cor\u00e0, Presidente della Fondazione nonch\u00e9 curatore della mostra <em>Obiettivi su Burri<\/em>, \u00e8 caduta su un\u2019idea che sicuramente aggiunge qualcosa in pi\u00f9 alla gi\u00e0 consueta immagine che si ha dell\u2019opera dell\u2019artista umbro. Il progetto espositivo ha raccolto infatti un nutrito numero di fotografie e di ritratti fotografici che vanno dai primi scatti del \u201954 agli ultimi del \u201993. Per la prima volta si compie una ricognizione esauriente sui maggiori e pi\u00f9 assidui professionisti della fotografia che lo hanno ritratto in differenti momenti e circostanze della sua vita.<br \/>\nUn lungo racconto per immagini che inizia nel frangente temporale dei primi anni Cinquanta, quando la pittura di Burri \u2013 come ricorda Cor\u00e0 in catalogo \u2013 varcato l\u2019oceano inizia a far parlare di s\u00e9, soprattutto per gli aspetti ritenuti eversivi delle materie che essa presenta, e finisce a un paio di anni di distanza dalla sua morte, avvenuta in Francia nel 1995, a un mese dal suo ottantesimo anniversario, dove l\u2019artista \u00ad\u2013 sempre con le parole di Cor\u00e0 \u00ad\u2013 non nasconde n\u00e9 i malanni n\u00e9 la coscienza che il tempo a lui concesso volge al termine.<br \/>\nLa storia che raccontano queste immagini \u00e8 lontana dalla ribalta ufficiale, da quella mondanit\u00e0 alla quale sempre costringe il mondo dell\u2019arte, soprattutto per chi lo frequenta con intensit\u00e0 e successo. Burri, noto per la sua riservatezza, sembra non concedersi mai al fotografo, semmai lo tollera, lo accetta come una condizione d\u2019obbligo, come per un ricordo di famiglia.<br \/>\nScorrono sotto lo sguardo i ritratti con gli amici, con Afro, Scialoja e Calder, con de Kooning, con Marino Marini e Cesare Brandi, con Gabriella Drudi e Judy Montagu, con Nicholson, con l\u2019amico di sempre Nemo Sarteanesi.<br \/>\nUn racconto lungo quanto una vita, che svela una parte sconosciuta della personalit\u00e0 dello schivo pittore umbro, o comunque una parte della quale si sapeva poco, pochissimo, a causa di quel suo carattere asciutto e risoluto. Corrono altre immagini, lo mostrano alle prese con le sue passioni: la caccia, le armi, il football, i viaggi. Ma le foto pi\u00f9 intense sono quelle in cui \u00e8 impegnato attorno all\u2019opera, mentre brucia, lacera, piega, taglia, salda. Sono le immagini pi\u00f9 vigorose, pi\u00f9 suggestive, dove il grande artista mostra tutta la sua certezza, diventa come un sapiente artigiano che ostenta le sue capacit\u00e0. Sono operazioni artigianali, \u00e8 vero, ma che appartengono a un tempo in cui il fare rappresentava l\u2019attivit\u00e0 pi\u00f9 importante, quando il lavoro nobilitava l\u2019uomo e lo salvava dalla dannazione, quando l\u2019opera costituiva un dispositivo formale a funzione estetica.<br \/>\nBurri ne era consapevole e dunque, forse per questo o forse per la sua indole, amava ripetere \u00ab\u00e8 l\u2019opera a parlare per me\u00bb.\u00a0 Si era sempre rifiutato di parlare dei suoi lavori, di commentarli, convinto che l\u2019opera parlasse da sola, convinto com\u2019era \u2013 ancora una volta con le parole del curatore \u2013 di essere eccedente rispetto alla propria opera, unica cosa che secondo lui veramente valesse la pena di essere immortalata. In fondo, anche le fotografie parlano da sole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong><span style=\"font-size: 18pt;\">*brevi stralci dal testo di Massimo Recalcati \u201cLe lacrime e l\u2019opera\u201d, pubblicato nel volume <em>Alberto Burri, il Grande Cretto di Gibellina<\/em>, Magonza, 2018.<\/span> <\/p>\n<p><\/strong><\/span><strong>La memoria della ferita<br \/>\n<\/strong>Nel gennaio del 1968 un terremoto brutale cancella per sempre la citt\u00e0 di Gibellina nella Valle del Belice. Architetti e artisti di tutto il mondo offrono i loro contributi (opere e progetti) alla ricostruzione di Gibellina Nuova, pensata lungo l\u2019asse stradale che si stava sviluppando, distante dalla citt\u00e0 distrutta. L\u2019invito verr\u00e0 rivolto anche ad Alberto Burri che si reca sul luogo della tragedia, ma non trattiene le sue riserve: preferisce lavorare sulle macerie a cielo aperto della vecchia citt\u00e0 piuttosto che donare un suo contributo per la ricostruzione di quella nuova. Di l\u00ec l\u2019idea del <em>Grande Cretto di Gibellina<\/em>: una enorme gettata di cemento bianco che, incorporando le macerie del terremoto, avrebbe dovuto ricoprire la planimetria della citt\u00e0 distrutta dal sisma.<br \/>\nScegliendo di non distanziarsi dall\u2019orrore, di non retrocedere di fronte al luogo del dolore e della morte, Burri mostra la lezione pi\u00f9 propria dell\u2019arte: la sua dignit\u00e0 \u00e8 tale solo se non evita l\u2019incontro con il reale del trauma [&#8230;]<\/p>\n<p><strong>I Cretti<br \/>\n<\/strong>Il <em>Grande Cretto di Gibellina<\/em> di Alberto Burri&#8230; In quest\u2019opera il rapporto tra la pratica dell\u2019arte e l\u2019eccesso ingovernabile della vita e della morte risulta centrale. Burri prova a restituire in uno stesso movimento d\u2019insieme sia la forza impetuosa e matrigna della vita (il terremoto) che l\u2019esperienza del lutto e della morte che ad essa si accompagna [&#8230;]<\/p>\n<p><strong>Il trauma<br \/>\n<\/strong>Un primo intento estetico del <em>Cretto<\/em> \u00e8 quello di restituire il tremore della terra, le sue crepe, l\u2019effetto della spaccatura, della frattura, della ferita aperta. Il primo significato del <em>Grande Cretto di Gibellina<\/em> \u00e8 la ripetizione traumatica del sisma. Burri non indietreggia di fronte all\u2019orrore della morte, non volge lo sguardo da un\u2019altra parte, non ricerca facili consolazioni. Il primo significato del <em>Grande Cretto <\/em>consiste nel mostrare tutto l\u2019orrore della distruzione, della terra che si spacca, delle mura che cadono, delle vite travolte dalla morte, della devastazione [&#8230;]<\/p>\n<p><strong>La testimonianza dell\u2019arte<br \/>\n<\/strong>Nel <em>Grande Cretto di Gibellina<\/em> la vita non si sostituisce semplicemente \u2013 maniacalmente \u2013 alla morte; non \u00e8 la bellezza che prende il posto della ferita occultandola. Il <em>Cretto<\/em> \u00e8 piuttosto la ferita della morte che diviene poesia; \u00e8 una trasfigurazione, una sorta di resurrezione non dei morti ma della vita stessa dalla morte perch\u00e9 la morte non \u00e8 stata l\u2019ultima parola sulla vita. La cicatrice che commemora il dramma facendo di questa commemorazione parte integrante del corpo, d\u00e0 luogo a un nuovo evento, quello dell\u2019opera. In questa trasfigurazione ritroviamo il processo artistico nel suo fondamento ultimo [&#8230;]<\/p>\n<p><strong>Il resto del lavoro del lutto<br \/>\n<\/strong>Il <em>Grande Cretto<\/em> illumina il punto dove il lavoro dell\u2019arte si intreccia profondamente con quello del lutto. Burri vuole evitare la commemorazione retorica e l\u2019archiviazione maniacale dell\u2019orrore di ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto. Al tempo stesso, per\u00f2, non intende nemmeno limitarsi a ripresentificare il dramma in una ripetizione senza fine. Egli elabora da un punto di vista artistico un vero e proprio lavoro del lutto.<br \/>\nCosa fare dell\u2019orrore della morte, della devastazione, della perdita irreversibile della vita? Il suo primo passo consiste nell\u2019incastonare il suo <em>Cretto<\/em> nel paesaggio della vecchia Gibellina. La macchia bianca di cemento nella sua nuda presenza viene inclusa nel territorio che la ospita come le macerie \u2013 i resti del terremoto \u2013 sono a loro volte incluse nell\u2019opera. Nessun attrito ecologico, nessuna violenza al paesaggio, nessun abuso sulla natura. La testimonianza dell\u2019arte porta sempre con s\u00e9 un dono salvifico. Essa impedisce alla vita di morire del tutto lavorando sul resto della violenza della morte, trasfigurando questo resto in un\u2019opera di vita nuova [&#8230;]<\/p>\n<p><strong>Un velo di pietra<br \/>\n<\/strong>[&#8230;] La potenza lirica del <em>Cretto di Gibellina<\/em> risiede in questo: non c\u2019\u00e8 resurrezione possibile dalla morte, ma l\u2019evento dell\u2019opera d\u2019arte pu\u00f2 elevare questa impossibilit\u00e0 alla dignit\u00e0 della vita che non vuole morire, della vita che nel suo candore estraniante insiste comunque a vivere.<\/p>\n<p><b><span style=\"font-size: 12.0pt;\"><span style=\"font-size: 14pt;\">IL LUNGO ITER DEI LAVORI DI REALIZZAZIONE E RESTAURO DEL <i>GRANDE CRETTO<\/i> DI GIBELLINA<\/span><br \/>\n<\/span><\/b>A cinquant\u2019anni dal tragico evento tellurico che rase al suolo Gibellina nel 1968, e che forn\u00ec le condizioni per la realizzazione del <em>Grande Cretto<\/em> di Alberto Burri all\u2019interno del pi\u00f9 ampio progetto ricostruttivo ideato da Ludovico Corrao, e a trent\u2019anni dall\u2019interruzione della sua realizzazione (avviata nel 1985) dopo aver compiuto 66.000 metri quadrati a fronte degli 86.000 previsti; a dieci anni dalla presentazione del progetto di restauro voluto dall\u2019assessore regionale ai beni culturali Lino Leanza, con il patrocinio del Presidente dell\u2019Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Miccich\u00e8 ed elaborato dal Museo Riso (con la direzione artistica di Renato Quaglia, la direzione di Sergio Alessandro e il coordinamento generale di Antonella Amorelli); a tre anni dal centenario della nascita di Burri, occasione nella quale la Regione Siciliana, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri hanno deciso il completamento dell\u2019opera, finalmente nel 2018 la scultura monumentale \u00e8 stata restituita in tutta la sua imponenza.<br \/>\nIl completamento e il restauro sono stati resi possibili, come ha ricordato in una recente occasione Sergio Alessandro (Dirigente Generale dei Beni culturali della Regione Siciliana), anche grazie ai fondi strutturali\u00a0 concessi dalla Comunit\u00e0 Europea e all\u2019impegno del Comune di Gibellina, con il coordinamento del Dipartimento dei Beni culturali della Regione che ne ha seguito anche il complesso restauro finanziato dal Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali e del Turismo.<\/p>\n<p>\n<em>Arte e Critica, n. 93, primavera 2019, pp. 104-109.<\/em><\/p>\n<p class=\"inglese\"><b><span style=\"font-size: 12.0pt;\">\u00a0<\/span><\/b><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CON IL TITOLO OBIETTIVI SU BURRI \u2013 FOTOGRAFIE E FOTORITRATTI DI ALBERTO BURRI DAL 1954 AL 1993 LA FONDAZIONE PALAZZO ALBIZZINI COLLEZIONE BURRI \u2013 EX SECCATOI DEL TABACCO HA IDEATO E REALIZZATO, CON LA CURA DI BRUNO COR\u00c0, UN EVENTO CHE METTE IN MOSTRA UN NUTRITO NUMERO DI SCATTI DEDICATI AD ALBERTO BURRI REALIZZATI DA [&hellip;]<\/p>","protected":false},"author":3,"featured_media":4785,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"kt_blocks_editor_width":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[29],"tags":[661,626,639,662,675,629,628,642,645,646,660,641,644,651,627,630,665,633,671,652,631,653,655,636,666,649,670,669,664,650,634,648,672,658,625,654,632,673,640,1035,637,674,647,667,656,659,635,663,638],"autore":[33],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v15.9 - 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